Clima e fame nel mondo, Barilla: "Imprese alimentari siano più sostenibili"

In un rapporto presentato a margine dell'Assemblea generale dell'Onu a New York, i consigli per combattere la fame nel mondo e il riscaldamento globale. Attraverso il cibo

Combattere il riscaldamento globale e la fame nel mondo partendo da una rivoluzione che coinvolga uno dei settori ritenuti alla base di questi fenomeni, quello agroalimentare. E' questo l'obiettivo delle buone pratiche che la Fondazione Barilla ha delineato nel suo report "Fixing the Business of Food: The Food Industry and the SDG Challenge", presentato a New York in occasione dell'Assemblea generale dell'Onu. 

Il report parte da un assunto: il settore agroalimentare è tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici e del mantenimento di sacche di povertà in tutto il globo. I sistemi alimentari contribuiscono contemporaneamente alla diffusione di fame, malnutrizione e obesità: se l'Onu, con i suoi Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg è l'acronimo in inglese), si è posta l'arduo compito di debellare la fame nel mondo, siamo ancora a metà strada:  questo obiettivo è stato raggiunto in media solo per il 53,6%, e 56 Paesi sui 162 monitorati dallo studio si fermano a un punteggio inferiore al 50%.

Non va meglio sul fronte climatico: i sistemi alimentari, si legge nel report, sono responsabili di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra; nel 90% dei casi, della scarsità di acqua registrata in particolari situazioni; della maggior parte delle perdite di biodiversità, del sovrasfruttamento della pesca, del sovraccarico di nutrienti che compaiono nell'acqua, del suo inquinamento e di quello dell'aria. Allo stesso tempo, i sistemi alimentari sono anche altamente vulnerabili per via dei cambiamenti climatici e del degrado del territorio.

Per tutte queste ragioni, la Fondazione Barilla invita non solo i leader mondiale, ma anche il mondo agroalimentare nel suo complesso a cambiare pratiche e paradigmi. "I leader del settore alimentare hanno già compiuto passi avanti per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, adottando il concetto di sviluppo sostenibile come parte integrante del loro core business - dice Guido Barilla, presidente della Fondazione - Tuttavia, abbiamo ancora bisogno di azioni concrete. Fondazione Barilla, coi suoi partner d'eccellenza, ha riconosciuto la necessità di intraprendere azioni immediate, sistemi di monitoraggio e misurazione, e politiche educative volte a promuovere la trasformazione verso la sostenibilità. Solo lavorando insieme possiamo raggiungere gli obiettivi" fissati dall'Onu per il 2030.

A questo proposito il documento presentato a New York propone una serie di azioni: promuovere e sviluppare, attraverso le strategie e i prodotti aziendali, diete sane e sostenibili; utilizzare, nella produzione di cibo, pratiche operative e processi aziendali sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale; sviluppare filiere alimentari sostenibili; comportarsi sempre in maniera responsabile, secondo i criteri della 'good corporate citizenship'.

"I manager del settore alimentare - dice Jeffrey Sachs della Columbia University - devono agire per adeguare la produzione, le attività di reportistica e monitoraggio delle proprie aziende ai parametri degli Sdg, lungo l'intera filiera. Un altro impegno che le aziende dovrebbero assumersi è quello di impegnarsi a sensibilizzare l'opinione pubblica su stili di vita sani e sostenibili", ha spiegato Jeffrey Sachs, Direttore UN Sustainable Development Solutions Network e Professore, Columbia University

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