Serioli: 'Conferenza di Parigi, con quali criteri l'industria metterà in pratica gli indirizzi?'

Giuliano Serioli, coordinatore di Rete Ambiente Parma parla della situazione di Felino: "La giunta di Felino Parla di un osservatorio da mettere in piedi ma senza tempistiche né dettagli su chi ne farà parte. E la storia si trascina da 3 anni. Nonostante la lungaggine, la maggioranza è insofferente verso le opposizioni"

Giuliano Serioli, coordinatore di Rete Ambiente Parma riflette sulla conferenza sul clima di Parigi che ha fissato la soglia massima di aumento della temperatura a 1.5° da non superare: 'Con quali criteri l'industria metterà in pratica questi indirizzi?'

LA NOTA DI GIULIANO SERIOLI - La conferenza sul clima di Parigi ha fissato la soglia massima di aumento della temperatura a 1,5°, da non superare in alcun modo. Da notare che il 26 novembre 2015 la CO2 ha raggiunto il valore di 400,69 ppm e secondo i climatologi è già quello il valore corrispondente all'aumento di temperatura da non superare. Chissà come intendono fare per non farlo crescere più nemmeno di una virgola. La decisione dovrebbe spingere l'industria a velocizzare la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, con una quota crescente di energie rinnovabili ed un progressivo abbandono dei combustibili fossili.

La domanda che ci si pone è con quali criteri l'industria metterà in pratica l'indirizzo. Facile, quelli del tornaconto economico e del profitto. Quindi dal vento e dal sole, ma solo con incentivi e pochi riguardi per l'ambiente. Per pale eoliche sulle cime, nessun limite al taglio dei boschi per strade di servizio. Il fotovoltaico, poi, quasi tutto a terra. In Italia è costruito così per oltre il 70%, alla faccia del consumo di suolo. Ma il peggio è ricavare energia da biomasse.

La Ue pontifica su riuso, riciclo e riutilizzo dei rifiuti, tra cui rientrano anche biomasse, ma nel contempo ne prevede la combustione: inceneritori e cogeneratori. La combustione di biomasse, unitamente a quella del biogas da coltivi dedicati, è ora il settore industriale più incentivato anche dal nostro governo. Si è sviluppata una vera e propria lobby europea della combustione: dagli inceneritori di rifiuti, ai pirogassificatori, ai cogeneratori a cippato di legna, ai cogeneratori a oli vegetali e a grasso animale.

Tutto è diventato biomassa combustibile, dalle coltivazioni dedicate ai boschi delle nostre montagne, addirittura i residui grassi ed ossei delle lavorazioni alimentari fin'ora impiegati nella produzione di alimenti per animali da compagnia e in quella dei cosmetici. Questa lobby sta sperimentando sulla nostra pelle tecnologie solo in parte conosciute. Non ha assolutamente in mente le ricadute ambientali delle emissioni, gli basta che queste siano in linea con normative solo cartacee, addirittura diverse da nazione a nazione e notoriamente più accondiscendenti in Italia.

Un esempio di tutto ciò sono le centrali a cippato del Trentino Alto Adige, che vantano la loro efficienza nel produrre elettricità e insieme calore per il teleriscaldamento dei paesi. Ora si sono accorti che i valori del benzopirene (molecola altamente cancerogena) disperso in aria ambiente sono superiori al livello massimo consentito. E quegli amministratori non sanno più che fare.

Che dire, poi, di un inceneritore, voluto a tutti i costi da Provincia e Pd, che per funzionare a regime vuole importare rifiuti da fuori provincia perché la raccolta differenziata è già al 70% e lo affama. Che per diventare ancora più remunerativo economicamente per Iren, già si prefigura di fargli bruciare 190.000 t. di rifiuti provenienti da chissà dove.

Alla faccia delle 130.000 t. massime previste e delle ulteriori polveri sottili per gli sforamenti già troppo numerosi dai massimi consentiti (50 microgrammi/Nm3). Fuori città invece la novità consiste in un persistente odore di patatine fritte nel territorio del comune di Felino. No, non si tratta di una sagra prolungata, purtroppo. E' il frutto della combustione di scarti animali. Quell'odore non è innocuo, è causato dall'emissione di acroleina, sostanza tossica e cangerogena di cui la gente si è ben resa conto, per cui ha raccolto centinaia di firme portate all'amministrazione.

Ma la giunta di Felino mostra di non preoccuparsi della cosa. Parla di un osservatorio da mettere in piedi ma senza tempistiche né dettagli su chi ne farà parte. E la storia si trascina da 3 anni. Nonostante la lungaggine, la maggioranza è insofferente verso le opposizioni, che sollevano il problema. Non dialoga con loro, toglie loro la parola perché toccano un tasto dolente su cui ci sono gravi responsabilità.

Una delle conseguenze degli sforamenti ripetuti dai massimi consentiti di PM10 è la recente notizia su tutti i giornali del picco di aumento delle morti nel 2015 rispetto all'anno precedente (+11,3%). Riguarda l'intero Paese, ma crediamo sia molto maggiore nella Pianura Padana, per la cappa di piombo che la sovrasta. Nei paesi del nostro Appennino la gente già ne parlava la scorsa estate. Ci si era accorti della crescita di morti per tumore e malattie polmonari in diversi borghi. Il benzopirene nell'aria per il ritorno massiccio al riscaldamento a legna? Le centrali a cippato di legna, come in Alto Adige, ma qui addirittura senza alcun filtro? L'unico elemento serio di contrasto a tutti questi veleni è proprio il manto boschivo del nostro Appennino.

Ma la sua capacità di captare CO2 e trasformarla in ossigeno è sempre più insidiata dai tagli generalizzati finalizzati alla vendita di legna in pianura. Ora c'è una novità in più. La piena del Baganza del 2014 ha stimolato le amministrazioni ad occuparsi degli alvei. Fanno tagliare le piante in alveo e le piante morte sulle sponde ripariali e le pagano con la stessa legna di risulta. Il problema è che quelle ditte tagliano tutto e soprattutto sulle sponde stesse, dove la funzione di assestamento delle radici è fondamentale proprio durante le piene. Sono comparse cataste di legna sia in val Parma che in val Baganza. Da una pulizia doverosa degli alvei si è passati al taglio indiscriminato della superficie boscata che trattiene le sponde. La stessa situazione verificatasi nel Bolognese, lungo le sponde del torrente Savena, 50 mila piante abbattute. Evviva la biodiversità.

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