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Lunedì, 29 Novembre 2021
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Legambiente: "Il mall? Il giudice ha confermato che non andava autorizzato"

"Spiace che l’Amministrazione uscente, in questi anni, abbia inseguito premi che, alla luce delle scelte effettive, appaiono più vicine al greenwashing che ad una reale visione di sostenibilità"

L'esito dell'udienza preliminare sui permessi da costruire delcentro commerciale di Baganzola, con il rinvio a giudizio di uno dei 3 indagati "conferma che le segnalazioni di Legambiente e WWF in merito al mancato rispetto delle norme a tutela del rischio aeroportuale erano fondate". Con un comunicato, Legambiente Parma ha spiegato la sua posizione in merito all'indagine sul mall, nella quale è stato rinviato a giudizio Tiziano Di Bernardo, dirigente del Comune di Parma. Per Michele Alinovi, assessore ai lavori pubblici, non luogo a procedere. Il giudice Adriano Zullo ha così deciso. 

"Legambiente e WWF sono costituiti parte civile e continueranno a seguire il processo. Al di là delle questioni giudiziarie, emergono però delle evidenti responsabilità politiche e amministrative della giunta Pizzarotti - si legge nel comunicato stampa diffuso da Legambiente Parma - che rischiano di lasciare in eredità alla prossima amministrazione comunale gli ennesimi scheletri di cemento e, ciò che è peggio, un pesantissimo contenzioso. Il nuovo Piano di Rischio Aeroportuale, adottato nel giugno scorso dal Consiglio comunale dopo un iter travagliatissimo durato ben 3 anni, certifica che il progetto del Mall "Parma Urban District" così come era e come è stato autorizzato non può e non poteva essere fatto per ragioni di sicurezza e di tutela dell'incolumità delle persone da possibili incidenti aerei. Rispetto al progetto iniziale, il nuovo Piano, che è immediatamente attuativo, prevede una riduzione delle volumetrie e del carico antropico (ovvero delle persone che possono essere presenti) di oltre un terzo, prescrive una completa revisione della distribuzione dei volumi con "moduli edilizi singoli dotati di accesso e parcheggio dedicato", impone tipologie merceologiche che non comportino elevato affollamento e limita la contemporaneità delle attività presenti negli edifici.

Un completo stravolgimento che di fatto invalida i permessi da costruire rilasciati e rappresenta la pietra tombale del Parma Urban District, come comprovato anche dal mancato accordo transattivo con i promotori immobiliari, nonostante i prolungati tentativi da parte del Comune Per le associazioni, che il mega centro commerciale non venga più realizzato è una buona notizia. Non lo è invece per niente il modo in cui ci si è arrivati. Il Comune non avrebbe infatti mai dovuto rilasciare i permessi di costruire senza prima aggiornare il Piano di Rischio Aeroportuale come già richiesto dall'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC) nel 2011. L'amministrazione aveva nelle mani tutti gli strumenti per fermare ben prima dell'apertura del cantiere un progetto totalmente fuori scala, che avrebbe ucciso ciò che resta del piccolo commercio e incrementato ulteriormente traffico ed inquinamento. Ha invece preferito tirare dritto anche quando Legambiente e la stessa Enac suggerivano di ritirare i permessi a costruire in autotutela, facendo così avanzare i lavori e l'entità di una eventuale richiesta risarcitoria.

C'è voluto l'intervento della Magistratura per fermare i lavori di un'opera che lì, in quelle forme e volumetrie, si sapeva che non poteva stare perché incongrua rispetto alle vigenti norme di tutela del rischio aeroportuale La città deve quindi sapere che queste scelte hanno esposto il Comune di Parma al rischio di una causa di risarcimento danni di grandi proporzioni e che gli scheletri di cemento di quello che doveva essere uno dei più grandi centri commerciali d'Italia rimarranno, con tutta probabilità, ad ergersi per decenni a fianco dell'autostrada a duraturo ricordo dei costi economici ed ambientali di scelte fortemente sbagliate. Spiace che l’Amministrazione uscente, in questi anni, abbia inseguito premi che, alla luce delle scelte effettive, appaiono più vicine al greenwashing che ad una reale visione di sostenibilità. Inoltre, riducendo al minimo il confronto nel merito dei temi con le associazioni ambientaliste locali, si perde l'opportunità di raggiungere una visione comune sullo sviluppo della città, con la conseguenza che la vicenda del mall rimarrà una macchia nera indelebile. Legambiente e WWF ringraziano infinitamente i tanti volontari dell'associazione che hanno dedicato tempo e competenze, in un lavoro di squadra trasversale, per una vera azione di tutela ambientale e della salute e sicurezza dei cittadini contro il crescente inquinamento e stravolgimento del territorio".

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