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Meuccio Berselli, direttore del Consorzio di Bonifica Parmense

Meuccio Berselli, direttore del Consorzio di Bonifica Parmense

Siccità, l'allarme di Berselli: "Agricoltura a rischio, danni potenziali per 60 milioni di euro"

Intervista al direttore del Consorzio della Bonifica Parmense: "Tra l'ottobre del 2016 e l'aprile del 2017 è caduto il 90% in meno di acqua rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti"

Il nostro territorio continua a soffrire la siccità. Il fenomeno, per il quale gli Enti e le istituzioni si sono mobilitati nelle scorse settimane, non si estinguerà ma probabilmente la situazione diventerà ancora più problematica. La mancanza di precipitazioni e le temperature previste per questi giorni non fanno sperare in nulla di positivo. Da oggi, 5 luglio, l'influenza dell'anticiclone Caronte inizia a farsi sentire. Gli agricoltori potrebbero avere problemi concreti a breve: il danno per il comparto sarebbe enorme, si parla di 60 milioni di euro. Parmatoday ha intervistato Meuccio Berselli, direttore del Consorzio di Bonifica Parmense che ha fatto un quadro della situazione e 

Qual'è la situazione attuale rispetto alla siccità e quali sono gli interventi già in corso? 

"Da ottobre 2016 ad aprile 2017 sul suolo di Parma e Piacenza sono caduti 400 millimetri di pioggia in meno rispetto agli altri anni, è caduto il 90% in meno di acqua rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. In conseguenza di ciò non sono state rimpinguate le falde, gli alvei naturali sono senz'acqua e si è generato un problema di siccità. La temperatura media è stata sempre di oltre 3 gradi più calda rispetto agli anni precedenti. Il Governo infatti ha decretato lo stato di emergenza. Il comparto dell'agricoltura, se non portasse a maturazione i propri beni con l'irrigazione, avrebbe un danno che noi abbiamo calcolato in 60 milioni di euro. I punti di prelievo dei Consorzi di Bonifica, che erogano oltre 30 milioni di metri cubi d'acqua per l'irrigazione sono a Ramiola per il Taro, a Guardagione per l'Enza e preleviamo acqua dal Po a Foce Ongina, per irrigare 7-8 mila ettari di terreno. Con il rilascio dell'acqua dai grandi laghi il Po ha un livello che ci tiene in ansia ma non troppo: invece c'è pochissima acqua nel territorio interno, nei punti di prelievo. Abbiamo poi dei pozzi che alimentano i prelievi. Se non c'è acqua nei punti di prelievo rischiamo di non aver più acqua nei punti di irrigazione. Occorrono degli invasi per provvedere a mitigare il deficti idrico che abbiamo in provincia di Parma".

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Visto anche lo scenario futuro, immediato e per i prossimi anni per quanto riguarda precipitazioni e temperature, quali misure che dovrebbero essere attuate?

"Noi dobbiamo spingere su una tecnologia irrigua sempre più efficente, con un minor spreco di acqua. Irrigare quando c'è bisogno, dare la giusta quantità d'acqua. Dobbiamo puntare su tipologie di coltura meno idroesigenti per migliorare l'efficenza irrigua. L'altra compensazione è quella, da subito, di fare degli investimenti per trattenere l'acqua quando piove e per averla quando non piove. Non mi limito solo al comparto al Consorzio di Bonifica. In qualsiasi urbanizzazione l'acqua dei tetti va nel depuratore e nelle acque bianche: sarebbe corretto trattenere l'acqua in una vasca e usarla per irrigare il giardino o per lo sciaquone del palazzo stesso. 

Cosa comporta, in concreto, la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo? 

"Inanzitutto comporta l'arrivo di 8,6 milioni di euro che saranno utilizzati per i danni causati da questa situazione: in provincia di Parma ci sono diversi acquedotti irrigui che sono rimasti senz'acqua perchè nell'invaso l'acqua non c'è. In questi acquedotti l'acqua viene portata con delle autobotti: un'operazione che ha un costo elevato. I soldi servono in parte per pagare queste spese e anche per realizzare velocemente dei pozzi per uso idropotabile"

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Le situazioni più a rischio, per il territorio parmense, riguardano le frazioni della nostra montagna

"Le autobotti vengono utilizzate per l'acquedotto rurale di Cozzano: a Langhirano tutti e tre gli acquedotti rurali, che servono 300 persone, sono senz'acqua. Poi ce ne sono altri, come Terenzo e Compiano: gli acquedotti rurali, che servono le frazioni, sono senz'acqua. La creazione di questi acquedotti è stato voluta dai Consorzi di Bonifica che si sono dedicati a portare un sollievo a territori emarginati come quelli dell'alta montagna"

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