piena del po: "e pensare che appena un mese fa c'era siccità!!".

Non si può vivere due condizioni così opposte: d'estate la mancanza d'acqua (ricercata come oro) e d'inverno temere continuamente di trovarci sommersi.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

E ci risiamo. Abbiamo vissuto un'estate siccitosa, talmente secca che quotidianamente si ripeteva la stessa litania: "Non c'è acqua. Non piove. Bisogna centellinare l'acqua per irrigare i campi". Mesi di caldo arido, con il grande fiume assetato come un disperso nel deserto, alla ricerca di qualche sporadico acquazzone estivo, in grado di rimpinguarsi appena. E' passato appena poco più di un mese, eppure tutto questo sembra già così lontano. Sembrano passati secoli ed epoche, ma siamo già di nuovo in emergenza. Sono già ritornati i colori, ma non quelli dell'arcobaleno bensì il giallo, l'arancione e il rosso. Le allerte emanate dalla protezione civile. Si ritorna a volgere lo sguardo al cielo ogni volta che piove. Si ritorna ad osservare il PO e si ricominciano a seguire sul web i grafici idrometrici e le allerte meteo, con la speranza che l'acqua scorra a valle senza crear danni e senza uscire prepotentemente dal proprio percorso. Ritorna la preoccupazione che si possano verificare disastri come quello avvenuto a Colorno nel dicembre del 2017. Negli ultimi mesi gli enti preposti (Aipo, AdbPO e Bonifica) hanno provato a correre ai ripari con lavori a nostro avviso non del tutto sufficienti a difenderci, come il rialzo di un argine o l'istallazione di paratie. Tutto nel tentativo di fermare l'acqua. Acqua che in realtà si può soltanto deviare, o lasciar libera di scorrere come natura vorrebbe. Il rischio alluvioni è da sempre causato in prims, dalla mancanza del rispetto per la natura, con la privazione di aree di vegetazione sostituite da continue colate di cemento. I fiumi non scorrono più liberi come un tempo e si cerca di "arrestarne" la corsa con enormi manufatti come le casse di espansione. Manufatti visti come soluzione, che ad oggi sono ancora utopia come la cassa di espansione sul Baganza (Ritenuta non sufficiente per difendere Colorno) e la solo ipotetica ad oggi, diga di Vetto, che andrebbe costruita su un terreno franabile e troppo lontana da Colorno. A prescindere da queste opere ad oggi visibili solo su progetti di carta, i nostri territori continuano a necessitare di una reale tutela. Tutela che si otterrebbe solo deviando l'acqua dal suo percorso, partendo dai monti. Un metodo naturale e ovvio che proponiamo da sempre. Trattasi della realizzazione di canali scolmatori confluenti in laghetti irrigui, su tutta l'asta fluviale a partire dai monti (in accordo con altri territori), al fine di ridurre le portate in alveo. Un metodo naturale che consentirebbe anche di conservare acqua per i periodi di siccità ed eventualmente di utilizzare tali laghi anche per l'itticoltura. In passato l'acqua esondava in aree non antropizzate abbassando il livello in alveo e riducendo di molto il rischio alluvione. Mentre il popolo "del fiume" attende il passaggio dell'ennesima piena, si inizi davvero a valutare quanto sopra, realizzando uno studio di fattibilità. Non possiamo vivere due condizioni così opposte: d'estate la mancanza d'acqua (ricercata come oro) e d'inverno temere continuamente di trovarci sommersi. Vivere con l'ansia di dover rimanere per giorni fuori casa, appoggiati magari in un palazzetto dello sport e dormire su una brandina; dover spostare tutti i mobili ai piani più alti in fretta e furia... Questa non è vita... Il gruppo civico Amo - Colorno
Torna su
ParmaToday è in caricamento