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Paolo Scarpa: "La mia storia politica finisce qui"

Il candidato del centro sinistra, sconfitto da Pizzarotti, ammette: "Parma è Pizzarotti, non Paolo Scarpa. Non mi dimetterò da consigliere comunale ma l'idea di 5 anni di opposizione non mi affascina"

Il candidato del centro sinistra Paolo Scarpa è il grande sconfitto del ballottaggio del 25 giugno. Come lo era stato Bernazzoli nel 2012. L'avversario era lo stesso: Federico Pizzarotti lo ha battuto, ha stravinto ancora una volta. Oggi Scarpa fa alcune riflessioni e ammette: "La mia storia politica finisce qui, non mi dimetterò da consigliere comunale ma l'idea di 5 anni di opposizione non mi affascina". 

E’ una mia sconfitta personale. Non cerco giustificazioni di sorta, non mi barrico dietro rivendicazioni politiche che non avrebbero senso. Ho perso io, la città ha deciso che Federico Pizzarotti è ancora il suo sindaco e lo ha detto plebiscitariamente con una percentuale che parla da sola. Ne prendo atto. In democrazia i cittadini hanno sempre ragione. Lo insegnavamo ai ragazzi del BorgoLab, non potrei smentirmi adesso. E ieri sera ho fatto i miei complimenti a colui che si conferma, di nuovo, anche il mio sindaco. Ho certamente commesso degli errori in questa campagna, che non sono stato capace di portare sul mio campo, che è il ragionamento, la visione di lungo respiro, trascinato in una lotta non “per” un progetto di città, ma alla fine soprattutto “contro” un sindaco uscente che si è confermato amatissimo dai suoi concittadini. Errore mio, di cui mi assumo piena responsabilità. Pizzarotti è abilissimo comunicatore, si è difeso con le unghie e con scaltrezza, usando provocazioni che mi hanno costretto a un ruolo da fighter che non mi appartiene. Lo scontro in piazza Garibaldi di giovedì sera è l’antitesi del modello di confronto politico che io amo. Si è concluso in uno scambio di accuse che ricorda i peggiori talk show televisivi che io detesto. Non è politica, quello è intrattenimento da stadio, da ludi gladiatori. E anche di questo mi assumo la responsabilità per averlo promosso. 

Ma non ho perso per questo, ho perso perché Parma si indentifica in Pizzarotti. Parma “è” Pizzarotti, non è Paolo Scarpa. E’ identificazione etica, culturale, addirittura antropologica, non solo politica. Forse questo lo potevo sapere prima. Eppure non mi pento di essermi candidato. Resto convinto che questa città avrebbe bisogno di guardare alto. Ma io non sono stato credibile. A nulla è servita la mia figura di indipendente, né il risultato straordinario della mia lista Parma Protagonista che è oggi la terza forza politica di Parma. Nell’immaginario politico cittadino sono rimasto inchiodato alla figura di “candidato Pd” e il tiro al piccione contro il Pd ha contribuito a concentrare i voti del centrodestra su Pizzarotti. Una piccola chiosa sul Pd: il Pd nazionale e regionale in questi ultimi anni ha di fatto adottato e cullato Pizzarotti come un “enfant prodige” da inglobare nel progetto renziano. Risulta evidente dai numerosi pubblici encomi da parte dei vari Merola (Sindaco di Bologna), Nardella (Sindaco di Firenze), dello stesso Renzi e dopo che i presidenti dell’Anci (l’associazione dei comuni italiani), Del Rio e Fassino, avevano portato Pizzarotti ai vertici nazionali della loro associazione. Oggi Pizzarotti vince Parma dopo gli espliciti sostegni di Salvini e della Meloni, in un paese che sta virando improvvisamente a destra. Ottimo risultato. 
Chiudo con un grazie a tutti quelli che mi sono stati vicini. Alla mia famiglia, che ha condiviso con passione questa avventura. Ai miei amici della primissima ora, e cito simbolicamente solo Giampaolo Dallara, Lorenzo Lavagetto, Martino Traversa e Roberto Ghiretti. Al mio staff, meraviglioso. Agli amici, ai volontari che si sono uniti in una storia che abbiamo creduto possibile, a coloro che si sono candidati e ci hanno messo la faccia. E, last but not least, ai venticinquemila parmigiani che, nonostante tutto, mi hanno votato. Grazie! Si chiude qui la mia storia politica. Non mi dimetterò da consigliere comunale, ma confesso che l’idea di cinque anni di opposizione non mi affascina. E oggi il mio amore per Parma esce fortemente ridimensionato. Dovete capirmi, ci ho messo l’anima in questa vicenda, ho buttato davvero il cuore oltre l’ostacolo, ma il cuore è rimasto là e faccio fatica ora ad andarlo a recuperare". 

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