Collegio Europeo a rischio, Azzali avverte: "Se chiudiamo i debiti vanno pagati"

Durante la commissione Affari istituzionali, il cda della Fondazione presenta il piano industriale e avverte: "Se chiudiamo c'è una liquidazione che ammonta a 300mila euro a testa per ogni socio, Comune compreso". Ma il Comune sembra non poter permettersi l'aiuto

Per il Collegio Europeo tira una brutta aria. Ieri durante la commissione Affari istituzionali i vertici dell’Istituto hanno presentato il loro piano industriale, la loro strategia per poter ripianare i debiti in tre anni. Ma per farlo serve l’aiuto dei soci, un aiuto che il Comune pare non potersi permettere.

“Chiediamo uno sforzo per poter permettere al collegio di operare come ha fatto in questi anni”. Questo è l’appello di Cesare Azzali, presidente della Fondazione che ieri ha iniziato il suo comizio provando a giocare la carta del prestigio e dell’immagine che il collegio offre non solo al territorio di Parma. “Siamo riusciti a dimezzare i costi – aggiunge Azzali -. Nonostante questo abbiamo comunque un’offerta formativa molto alta che ci viene riconosciuta non solo in Italia ma anche all’estero”. Azzali poi prova a giocare la carta di “possibile aumento di capitale” e in ultimo tenta il jolly del cambio di sede all’interno del Collegio delle Orsoline "così si ridurrebbero i costi per un risparmio di 100 mila euro”.

Tutto questo però sembrerebbe non bastare per convincere Sindaco, Giunta e opposizione che davanti al buco di bilancio della Fondazione e davanti alla richiesta di 250 mila euro potrebbero decidere per la ritirata, così come stanno pensando di fare Provincia e Regione. “La Provincia – spiega Azzali – ha deliberato la sua volontà di passare da socio fondatore a socio sostenitore. Dalla Regione non abbiamo ancora risposte”.

Davanti ai volti dubbiosi dei consiglieri il presidente Azzali prova in ultimo la strada dell’avvertimento: “Davanti a noi ci sono due possibilità. O troviamo le condizioni per proseguire, oppure dobbiamo considerare chiusa l’esperienza del collegio”. Ma attenzione però perché “i debiti ci sono e vanno pagati”. I vertici del cda ricordano che in ballo c’è una liquidazione che ammonta a 300mila euro a testa per ogni socio, Comune compreso.

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DUBBI - Nicola Dall’Olio (Pd) è il primo che sottolinea lo sforzo finanziario richiesto al Comune ancora per tutto il 2013: “Complessivamente si richiedono 900mila euro di contributi. Forse questo piano arriva tardi. Sappiamo tutto lo stato in cui vive il Comune di Parma. Queste richieste arrivano nel momento sbagliato”. Paolo Buzzi (Pdl) si dichiara “sconfortato dal fatto che la Regione decida di disimpegnarsi. Decretare la morte di un’istituzione così importante è difficile anche se lo sforzo richiesto non è indifferente”. Elvio Ubaldi (Cp) prova a fare un po’ di conti elementari: “Chi rimane a sostenere il Collegio se tre soci su sei escono? Così sarebbe impossibile andare avanti”.

Ettore Manno (Comunisti italiani): “La perdita del Collegio sarebbe una ferita difficilissima da recuperare”. Anche Giuseppe Pellacini (Udc) ha espresso sostegno a tenere in vita il Collegio, e invita a sedersi ad un tavolo per magari trovare una sede di proprietà del Comune, mentre Maria Teresa Guarnieri (Ap) tira fuori il problema di dover fare rete con la città, dimostrando che il Collegio possa essere veramente importante per il territorio. Davanti a questo, "gli sforzi appaiono più sopportabili". Nella teoria, tutti d’accordo sull’importanza del Collegio, nella pratica nessuno pare essere convinto a sborsare neanche un euro. Adesso si aspetta la sentenza del Consiglio comunale.

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