Public Money, voto rinviato. Sì a regole movida. 'Caso' Raphael Rossi

Il Consiglio comunale approva le nuove normative riguardanti i gestori dei locali notturni. Bagarre tra Pizzarotti e Guarnieri su Scuola Europea. Mistero su presunti benefici richiesti dal nuovo dirigente di Iren Emilia

Doveva essere il Consiglio comunale di Public Money e invece Public Money non c’è stato. La seduta pomeridiana aveva il compito di approvare la nascita della Commissione d’Inchiesta pensata proprio per indagare sui fattacci che hanno visto coinvolti ex esponenti dell’Amministrazione, nomi di lusso come Villani, Vignali, Buzzi e Costa. I 12 componenti, Giuseppe Bizzi e Massimo Iotti per il Pd, Stefano Fornari, Alfonso Feci, Patrizia Ageno e Marco Vagnozzi per il M5S, Maria Teresa Guarnieri per Altra Politica, Ettore Manno dei Comunisti italiani, Elvio Ubaldi di Civiltà parmigiana, Paolo Buzzi del Pdl, Roberto Ghiretti di Parma Unita, Giuseppe Pellacini dell’Udc dovranno però aspettare. “Sono state sollevate alcune questioni tecnico legali sulla delibera – spiega il presidente Vagnozzi durante la seduta – in più sono assenti i capigruppo Pellacini e Ghiretti per cui il voto viene rinviato alla prossima seduta”. Niente Public Money e magicamente la protagonista della seduta diventa la Scuola Europea.

SCUOLA EUROPEA - I polveroni sollevati da Altra politica e Pd in merito al cantiere della Scuola Europea sono stati oggetto di discussione e alla fine è difficile capire chi è che ha ragione. “L’atto di agosto conteneva elementi di illegittimità – ribadisce l’assessore all’Urbanistica Alinovi -. Nessun dirigente si è sentito di avallare tale atto e la Giunta non ha i titoli per approvare l’accordo”. L’assessore fa leva anche sui tempi stretti che “non hanno consentito di sottoporre l’accordo agli organi comunali”. Sui contenuti dell’accordo, Alinovi conferma quanto detto dalla minoranza ma non ci sta a passare da spendaccione: “I 700 mila euro mettono a riparo il Comune da contenzioni ben più onerosi e con un possibile blocco del cantiere di almeno due anno. Abbiamo salvaguardato la prosecuzione dei lavori”.

Per Maria Teresa Guarnieri però questa spiegazione non basta e torna a chiedere spiegazioni in merito alla “presunta” lettera con cui il sindaco Pizzarotti si impegna a pagare i 700 mila euro per conto del Comune: “Se fosse vero è una cosa molto grave perché questi soldi non sono stati inseriti nel bilancio”. Ironico Pizzarotti: “La lettera verrà resa disponibile. Ovvio che per finire il cantiere servono i fondi del Comune. E chi dovrebbe metterceli? Nella lettera diciamo che torneremo in Consiglio per trovare la parte dei fondi che servirà a chiudere questa opera che voglio ricordare ha avuto un costo di 27 milioni di euro. In un'epoca come questa è una decisione discutibile ma non è una scelta fatta da questa amministrazione".

IL CASO RAPHAEL ROSSI, NUOVO PRESIDENTE IREN EMILIA – Ad aggiungere mistero su mistero ci pensa anche Nicola Dall’Olio. Il Consigliere del Partito Democratico parla dei presunti benefit richiesti dal nuovo presidente Raphaell Rossi. “Ha preteso e ottenuto di avere pagati biglietti aerei di andata e ritorno settimanalmente per Reggio Calabria, per svolgere incarichi in altra società”. L'assessore Folli si dichiara estraneo e promette di verificare.

BAGNACANI E IL CONFLITTO D’INTERESSI – Questione irrisolta anche per il neo presidente di Iren Bagnacani. La minoranza parla di “conflitto – sottolinea la Guarnieri - visto il suo ruolo di dirigente in altre società concorrenti a Iren”. La consigliera di Altra politica rileva anche come “alla luce del regolamento comunale non possono essere fatte nomine di persone in conflitto d’interesse. Il sindaco sapeva? Se così atto illegittimo. Bagnacani dovrebbe dimettersi?”. Domandare è lecito e l’assessore all’ambiente Gabriele Folli cortesemente risponde: “Per Lorenzo Bagnacani si tratta di un incarico limitato nel tempo visto che a giugno si ridiscuteranno tutti i ruoli. Era necessario portare all’interno di Iren una persona con alte competenze manageriali”. Folli poi ricorda che “sia Iren che Consob non hanno rilevato profili di incompatibilità” ovvero noi abbiamo ragione e voi torto: “L’Incarico di vice presidente esclude qualsiasi coinvolgimento diretto in azioni operativa e poi Bagnacani si è già dimesso da Green Vision”.

REGOLAMENTO MOVIDA – Quella che doveva essere una formalità invece, ovvero l’approvazione del regolamento della nuova movida, si è trasformata in una semi bagarre politica pre voto. Tutta l’opposizione si è dichiarata favorevole al testo che “è il frutto – spiega l’assessore al Commercio Cristiano Casa - di una collaborazione con la minoranza, con i gestori dei locali, con le varie associazioni e con la cittadinanza stessa”. Tutti favorevoli quindi tranne il Partito democratico. Pur avendo partecipato alla creazione del regolamento il Pd preferisce astenersi al voto in quanto “abbiamo ancora dei dubbi – spiega Massimo Iotti - soprattutto in merito al controllo e alla effettiva messa in atto di tale regolamento”. Il mezzo passo indietro non piace ai cinque stelle. Per loro questo dietro front ha il profumo di campagna elettorale: “Non capisco come mai – afferma il capogruppo del movimento grillino Marco Bosi – il Partito democratico dice di non voler votare un testo che anche loro hanno contribuito a creare”.

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Tra le polemiche non ci si è dimenticati però di nominare il nuovo revisore dei conti, Sergio torroni, come sostituto del dimissionario Luigi Pernis e il nuovo cda delle Biblioteche: Giancarlo Gonizzi, Monica Marchesini, Enzo Savarelli Alberto.

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