Crisi dell'edilizia a Parma

Intervento di Lisa Gattini, segretaria generale della Fillea di Parma

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

L'allarme dell' Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Parma  Aiello pubblicato sui giornali locali sabato non sorprende chi come la FILLEA CGIL, sindacato  di categoria delle costruzioni, ha ben chiaro e da tempo il quadro della crisi che investe l'edilizia locale .  Ci sorprende invece il taglio dato alla analisi dall'Assessore che sembra attribuire ad aziende  che “staccano la spina “    la impossibilità di portare a conclusione opere destinate alla fruizione pubblica come  parcheggi,  rotatorie, scuole ed asili.  Osservazione che fa il paio con la dichiarazione al Corriere della Sera del Sindaco Vignali che afferma che i debiti sono stati accesi per finanziare opere ritenute utili dagli industriali.  Che le imprese del settore e  le organizzazioni sindacali di categoria abbiano sempre auspicato a livello nazionale e locale una ripresa delle opere pubbliche ed infrastrutturali risponde al vero , ma è evidente che la premessa a qualsiasi approvazione di lavori pubblici è la copertura finanziaria , che è responsabilità  della stazione appaltante che apre la procedura di gara ed affida i lavori, così come la utilità di un 'opera la decide il Comune  e non gli  interessi privati. 

Mentre nei settori industriali legati alla metalmeccanica e all'agroalimentare si assiste ad una ripresa legata alle esportazioni e conseguente decremento delle sospensioni di attività lavorativa o chiusure aziendali, nel settore edile , che è esclusivamente legato al mercato interno non si ha ancora inversione di tendenza.  Piuttosto una cristallizzazione. Il primo semestre 2011 ha visto una diminuzione di ore  di cassa integrazione ordinaria ed una tenuta del numero di lavoratori registrati in Cassa Edile . Ma resta il fatto che  alcune aziende storiche della provincia quale la Zolesi, la Imest, la   Cospe  sono il liquidazione . Altre imprese  si apprestano a misure drastiche per poter onorare il debito con i dipendenti e fornitori, vendendo i mezzi di cantiere oppure iniziando procedure di chiusura.  .

La crisi dell'edilizia locale ha riflessi sui settori affini al mercato delle costruzioni , il cosiddetto indotto; le aziende locali di laterizi, di produzione di inerti e di materiale accessorio quali serramenti , vetri e telai. Il cantiere  si ferma e produce i suoi effetti: disoccupazione , oneri sociali, fallimenti, scomparsa di aziende sane sul territorio, disagi sociali ai lavoratori ed alle loro famiglie .

A due anni dall'inizio di questa crisi disastrosa molti lavoratori hanno utilizzato quasi tutti gli ammortizzatori disponibili, ordinari ed in deroga.  Molte imprese non sono in grado economicamente di anticipare ai lavoratori la cassa integrazione.  I tempi di erogazione media  INPS dei primi importi vanno dai 6 ai 7 mesi  e per tutto questo lasso di tempo i lavoratori sono esposti a difficoltà per impossibilità di pagare affitti, acqua, luce e gas.  Nei nostri uffici più di un lavoratore ci ha esposto questa situazione di disagio , ad alcuni di loro è stata tolta l'acqua per morosità . Al di la dell'aspetto economico è chiaro che la vicenda ha risvolti di ordine sociale , di perdita di identità , di difficoltà a riconoscersi nella soglia definita di povertà per famiglie e lavoratori che fino a qualche tempo fa avevano la sicurezza di un reddito. E ricomincia anche il lento scivolare nel lavoro nero, per campare . Vanificando un percorso sindacale che in questi anni ha puntato sul far crescere la consapevolezza nei lavoratori edili del valore della regolarità e della solidarietà fiscale.

Non è casuale che siano aumentati esponenzialmente i lavori a chiamata in edilizia , dato allarmante e che come Fillea contrasteremo in tutte le sedi. Ritorniamo agli anni '50 , ad una destrutturazione totale del settore.  Questa crisi , questa mancanza di liquidità, crea le premesse per il riciclo di capitali sporchi in aziende decotte che vendono il loro nome , la loro affidabilità , nel tentativo di rimanere a galla per poi farsi sfilare le aziende definitivamente . Non sappiamo se ed in che misura questo sia avvenuto a Parma ma è un fenomeno presente a livello del territorio nazionale.

L'edilizia trae linfa dalle  grandi opere pubbliche e infrastrutturali e non è un caso che le aziende che operano sul cantiere della Pontremolese , pur nelle difficoltà , godano di miglior salute. Tra l'inutile Ponte di Messina e l'azzeramento dei cantieri  ci sono molte opere necessarie:  le reti viarie , gli edifici scolastici, gli ospedali , le università e l'edilizia convenzionata . Ed accanto ad una edilizia pubblica che traccia le linee  di una città sempre in evoluzione si sviluppa l'edilizia privata . La città cresce conformandosi ad una visione  di quello che dovrà essere la Parma futura.  Ma una cosa è chiara tutto questo non può essere disgiunto dalla valutazione complessiva della sostenibilità  sociale del progetto a partire dalla capacità di copertura economica.

Nel 2010 Fillea CGIL aveva posto il problema del patto di stabilità intervenendo nel dibattito che coinvolse la Sezione Costruttori Edili dell'UPI e le associazioni artigiane.  Patto di stabilità che strozza  le imprese. Le imprese che lavorano in ambito pubblico concorrono alle gare con una struttura organizzativa tale da garantire la qualità dell'opera , possiedono mezzi e personale qualificato e  a loro volta affidano in subappalto i lavori  . Spesso anticipano le spese di cantierizzazione e questo le espone finanziariamente se  la stazione appaltante non è in grado di pagare puntualmente lo stato avanzamento lavori . Quindi la politica del Comune di Parma ha di fatto aggravato le difficoltà finanziarie di numerose imprese.

E come un domino questa situazione si ripropone al livello dei subappalti, che strutturalmente meno articolati,  non hanno la capacità finanziaria di reggere ad un fermo lavori.  Gli interventi a sostegno delle imprese per superare il patto di stabilità da parte di Provincia e Comune di Parma, pur importanti,  non sono bastati  ad invertire una tendenza già in atto a tutto il 2009.

Il sistema di certificazione della regolarità contributiva , il DURC, non permette alle imprese insolventi rispetto agli istituti assicurativi e cassa edile di lavorare e pertanto  non riescono ad acquisire nuovi lavori .  Escono temporaneamente dal mercato, sospendono o riducono il personale, rateizzano il debito nel tentativo di rientrare nel giro  e ottenere un appalto.   Colpa del DURC? Evidentemente no, il DURC è la garanzia di un lavoro qualificato e socialmente sostenibile .  A conferma di ciò  sia le Organizzazioni datoriali che quelle sindacali promuovono ogni azione per la sua diffusione ed utilizzo. Il problema è  l'affidamento di appalti senza copertura : perchè al primo problema le imprese saltano, le stazioni appaltanti si fanno scudo col patto di stabilità ed i lavoratori fanno letteralmente la fame.

Le prospettive non sono rosee se lo stesso Comune di Parma annuncia che non ci saranno nuove cantierizzazioni essendo la priorità il completamento di quelle avviate .  Ribaltare il problema sulle spalle della amministrazione precedente non esime dalla riflessione che un buon amministratore verifica lo stato dei conti prima di intraprendere opere ed in caso di problemi si confronta fattivamente con i diretti interessati del settore , associazioni e organizzazioni sindacali,  per trovare soluzioni condivise che mettano al riparo  i lavoratori e le aziende da sorprese amare.

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