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Dario Costi: "Vignali? E' il nostro avversario migliore, farà fatica ad allargare il suo consenso"

Intervista al candidato sindaco: "Noi siamo la vera alternativa civica trasversale, dieci anni di amministrazione Pizzarotti hanno portato la città al degrado in cui si trova ora. Puntiamo su una nuova classe dirigente di persone competenti, lavoriamo ad un progetto di tranvia di superficie per collegare stazione, aeroporto e la fermata dell'Alta Velocità"

"Dieci anni di amministrazione Pizzarotti hanno portato la città al degrado in cui si trova ora. Vignali? E' il nostro miglior avversario: farà fatica ad espandere il consenso oltre la sua cerchia. Ci proponiamo come alternativa civica trasversale al rimpasto della giunta attuale con Guerra e il ricordo di una città in crisi".

Dario Costi, docente dell’Università di Parma e Direttore del Laboratorio di Ricerca Smart City 4.0 Sustainable Lab, è stato il primo candidato a scendere in campo. In queste settimane ha macinato chilometri per incontrare cittadini e commercianti. Su Costi, appoggiato da Civiltà Parmigiana e da Azione di Carlo Calenda, potrebbero convergere i voti degli scontenti del centrodestra, dopo la candidatura di Vignali, e di quello dell'area di centro, restii a dare la loro preferenza a Michele Guerra. 

In quali punti il suo programma differisce da quelli dei candidati delle coalizioni di centrodestra e di centrosinistra?  

"Inanzitutto, queste due coalizioni sono una di destra e una di sinistra. Hanno fatto grande fatica a trovare degli accordi: a sinistra hanno trattato posizioni mentre a destra hanno cambiato diverse volte candidati, trovando soluzioni sempre poco convincenti. La nostra operazione è molto trasversale ed è partita da subito, guarda all'interesse pubblico e parte dalla storia del civismo a Parma, con Civiltà Parmigiana, ed ha poi trovato riscontro in Carlo Calenda e in Azione.

Le nostre parole d'ordine sono competenza, passione, impegno Sono molto orgoglioso di come è nata questa iniziativa che mi vede come esperto e studioso di città europee che si mette a disposizione e aggrega posizioni di tutte le realtà della città e che stanno crescendo ogni giorno. Il nostro programma è un programma vero, realizzato con 40 esperti. Ora lo stiamo discutendo con la popolazione e le forze della città: la prossima settimana ci sarà una fare di argomentazione e di sviluppo. Nell'ultimo mese e mezzo di campagna elettorale lo declineremo quartiere per quartiere e casa per casa. Il centrodestra non dà segnali di programma ma non è loro abitudine fare programmi articolati. La sinistra ha delineato uno scenario molto fumoso con una  descrizione molto generica senza dare un taglio strategico. Non mi sembra un programma ma un accordo tra le sigle elettorali che compongono una coalizione un pò forzata".   
Com'è maturata la scelta di candidarsi a sindaco di Parma? 

"Sono direttore di un laboratorio di ricerca internazionale sulla Smart City; studio le città d'Europa. Ho studiato la città per dieci anni realizzando dei progetti urbani, sempre nell'ottica della città di Parma come città d'Europa. Mentre svolgevo questo ruolo mi è arrivata una richiesta multipla ad essere impegnato per la città. L'idea è che a Parma si potesse intervenire su queste materie, recuperando fondi Europei, oltre a quelli che arrivano di default. A 50 anni, anche se la mia vicenda professionale sta andando da altre parti, ho dato la mia disponibilità per offrire un'opportunità alla città e per provare a cambiare le cose". 

Qual'è la sua posizione sul progetto del nuovo stadio? 

"E' una questione delicata. Alla base c'è la mancanza di partecipazione  e di coinvolgimento della popolazione nelle scelte della città, un peccato molto grave di questa amministrazione. Dal 2007 svolgo attività di partecipazione e giro l'Italia, collaborando con vari Enti pubblici: so benissimo che è fondamentale avviare un percorso di ascolto. Questa Amministrazione non l'ha voluto fare ed ha imposto delle scelte. Tutto questo ha determinato un contesto di grande conflittualità. Da quello che ho visto il progetto dello stadio ha un volume troppo grande, che cala dall'alto in un quartiere residenziale vicino al centro storico e non è stato pensato in una logica urbana di rigenerazione. Ne do un giudizio negativo. Stiamo valutando degli scenari per la rigenerazione o per la ricollocazione dello stadio e lo presenteremo nelle prossime settimane in una mostra pubblica"

Parma ha bisogno dell'allungamento della pista dell'aeroporto? 

"Anche per l'aeroporto, un infrastruttura strategica e deve vivere nella relazione con la fermata dell'Alta Velocità, stiamo lavorando su uno scenario che verifichi le condizioni per un suo rilancio. Stiamo sviluppando il progetto di una tranvia di superfice che colleghi l'Alta Velocitò, l'aeroporto e la stazione ferroviaria, passando dallo scalo di via Reggio, che potrebbe rappresentare un grande volano di attrattività e di connessione. Se riuscissimo a fare questo intervento potremmo creare le condizioni per le quali si arriva da Milano in mezz'ora, si vive a Parma e si lavora a Milano. Da tutto il mondo la gente potrebbe arrivare a Parma in tempi molto rapidi e con delle connessioni ottimali. A Reggio Emilia l'anno prossimo partirà un progetto di metropolitana di superficie che collegherà il centro storico con la periferia, un progetto da 220 milioni di euro. Noi con la metà dei soldi potremmo realizzare il progetto che ho proposto. In questa ottica l'opzione dell'aeroporto per i passeggeri diventerebbe una realtà. Bisogna superare la logica del sì e no pregiudiziale".  

Come vede Michele Guerra come sindaco e cosa pensa di questi dieci anni di amministrazione Pizzarotti, quali punti cambierebbe? 

"Sono molto critico su questi dieci anni di amministrazione Pizzarotti che ha visto degradare la città fino alle condizioni attuali inaccettabili di sporcizia, mancanza di decoro e insicurezza. Davanti alla nostra sede (in piazzale Boito) c'è un giardino in cui non c'è rimasta neppure una pianta. E' il simbolo del fatto che la città non è stata più guardata: un altro simbolo di questo atteggiamento, così liquidatorio e poco appassionato, sono i vari container messi in città, dal bagno da cantiere in Pilotta ai container della differenziata, che aggiungono degrado a spazi abbandonati. La candidatura di Guerra è frutto di un accordo contronatura tra la sinistra del Pd e Bonaccini che dà continuità a questa Amministrazione. Se fosse eletto a sindaco per me sarebbe un rimpasto della giunta Pizzarotti con l'ingresso della sinistra Pd. Questo comporta la ricerca di un candidato che sia utile a questa coalizione e che sia quindi disponibile a gestire tutti questi rapporti di forza. Michele Guerra può essere una figura disponibile a farsi dare indicazioni da fuori città. Del resto questa sintonia con Bonaccini non ha portato mai a delle risorse speciali: ricordo che a Carpi hanno appena finanziato un ospedale da 100 milioni di euro mentre noi a Parma facciamo una colletta per il nuovo Polo oncologico". 

Cosa pensa invece della candidatura di Vignali, che ha creato malumori anche nel centrodestra? 

"Non voglio entrare nel merito della persona, che sta cercando una sua riabilitazione ma penso che il giudizio politico da dare alla sua Amministrazione sia molto negativo: era instabile e in difficoltà. Ricordo che i problemi giudiziari (che non ha del tutto risolto perchè ha patteggiato) sono successivi ai problemi amministrativi che ha avuto all'interno della sua giunta. Già prime delle inchieste c'erano grossi problemi a governare la città. Oggi mi sembra un ritorno al passato molto preoccupante e da quello che abbiamo capito molti nel centrodestra non sono soddisfatti. E' il miglior candidato per noi: faticherà molto ad espandere il consenso oltre la sua cerchia ristretta di persone. E' obiettivamente il ricordo di una città in crisi". 

Quali sono i primi provvedimenti che prenderebbe: da sindaco cosa vorrebbe cambiare subito? 

"La prima cosa da fare è scegliere una classe dirigente completamente nuova con persone che abbiano competenza, passione, qualità e comportamenti etici. Siamo gli unici che lo possono fare. Le coalizioni di sinistra e di destra hanno già i partiti che hanno determinato le posizioni e non riusciranno mai a produrre amministratori capaci e competenti. Penso che noi dobbiamo avere una distanza di metodo. La seconda è sicuramente la sicurezza: abbiamo una situazione di degrado che è sotto gli occhi di tutti: le baby gang, le risse a bottigliate e le spaccate con i tombini. Bisogna riuscire ad evitare che i minimarket etnici possano creare, con il loro insediamento, delle condizioni di degrado e di violenza, vendendo a 50 centesimi la birra fredda. Non lo possiamo fare fermando i commercianti, che hanno regolari licenze ma facendo un regolamento per il centro storico che limiti gli abusi di queste presenze. Serve poi un rafforzamento del coordinamento e della presenza nella città, chiamando ad una disponibilità tutte le forze dell'ordine. Pizzarotti non è mai andato alla conferenza dei servizi sulla sicurezza, sostenendo che erano competenze del Questore. Io credo invece che il sindaco abbia un ruolo fondamentale. Una seconda priorità la questione della riorganizzazione della macchina comunale, che vuol dire riuscire a fare le cose. Si viene da dieci anni da una situazione di abbandono dell'Ente pubblico: 1.400 dipendenti demansionati, disincentvati, sia moralmente che economicamente. C'è bisogno di un direttore generale che non sconfini sul livello politico ma che abbia un profilo di manager di eccellenza, un Town City Manager che guidi gli effetti dell'azione amministrativa e del programma sulla città, con particolare attenzione al centro storico, dove il commercio è in grandissima crisi". 

Com'è avvenuto l'incontro con Civiltà Parmigiana? 

"Conosco gli amici di Civiltà Parmigiana da molto tempo: sono sempre stati disponibili ad affrontare i grandi e i piccoli problemi. Da alcuni anni si ragionava sulla possibilità di rilanciare un movimento civico trasversale, come abbiamo poi fatto. E' venuto naturale di fronte allo scenaro di una continuità con questa Amministrazione da un lato e di una destra preoccupante dall'altro. Abbiamo voluto proporre un'alternativa ai condizionamenti del ceto politico e dei partiti, che arrivano anche da altre città. Azione, invece, non avrà il simbolo come partito perchè aderisce a questo progetto con un approccio trasversale". 

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