Senato, D'Alessandro: "Se l'alternativa era Schifani dubbi leciti"

Dopo la nomina di Piero Grasso scoppia il caos "dissidenti" 5 stelle. Parla l'ex candidato D'Alessandro: "Al loro posto mi sarei appoggiato al gruppo. Le scelte devono essere unanime". D'accordo anche la Gherardini (ex candidata al Senato): "Non biasimo chi ha fatto scelte diverse"

Non hanno obbedito agli ordini e secondo il leader dei 5 Stelle Beppe Grillo “non si può disattendere un contratto. Chi lo ha firmato, deve mantenere la parola per una questione di coerenza e di rispetto verso gli elettori". Sono passate 48 ore dal voto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Solo 48 ore ed è già polemica con senatori che minacciano di dimettersi e capi che minacciano di cacciare.

Lui, Andrea D’Alessandro, il primo dei non eletti alla Camera per l’Emilia Romagna guarda da casa quello che succede nei palazzi romani. Se fosse stato eletto avrebbe comunque evitato la sede calda di Palazzo Madama ma questo non vieta all’ex candidato grillino di avere una opinione chiara su quanto è accaduto: “Il gruppo dei nostri senatori si è trovato davanti ad una scelta tra due persone e questa è una cosa ben diversa da una decisione a 360 gradi. In corso c’era un ballottaggio e i voti sono andati a quello che consideravano il meno peggio”.

D’accordo quindi sulla scelta di schierarsi a favore del candidato del Pd Piero Grasso ma questo non vuol dire alleanza assoluta: “Camera e Senato hanno dei meccanismi di voto che io considero obsoleti e lenti ma che comunque vanno rispettati – spiega D’Alessandro -. Senza contare che per chi guarda da fuori è difficile capire gli equilibri su cui si reggono queste votazioni. Non dimentichiamo che questo per il Movimento era il primo test, il primo banco di prova. È normale che si verifichino questi piccoli intoppi”.

Se fosse stato eletto, D’Alessandro si troverebbe seduto tra i banchi di Montecitorio con a capo Laura Boldrini, “un presidente che preferisco rispetto a Piero Grasso” ma parlando per ipotesi, se si fosse trovato in Senato “penso che avrei discusso con i miei colleghi per cercare una soluzione condivisa e alla fine mi sarei appoggiato al gruppo – spiega D’Alessandro -. Ed è proprio questo che il gruppo dovrà fare da oggi in avanti. Cercare di camminare insieme, di trovare una strada comune seguita da tutti”.

Intanto però per i senatori “dissidenti” che hanno scelto una strada diversa da quella imposta dal leader, le cose non si mettono bene: “Vorrei precisare - spiega D'Alessandro - che i voti per Grasso sono arrivati anche dal gruppo di Monti. Quindi nel movimento ci sono meno dissidenti di quanto si possa pensare. Comunque capisco benissimo la scelta fatta dai nostri senatori siciliani. Davanti alla prospettiva di ritrovarsi come presidente Renato Schifani penso che chiunque avrebbe avuto dei dubbi sul da farsi”.

Chi invece ha "rischiato" di esserci è Paola Gherardini, candidata al Senato per l'Emilia Romagna. Anche lei segue da casa il lavoro dei senatori cinque stelle e nel gioco "cosa avrebbe fatto se" anche lei non ha dubbi: "Personalmente mi sarei attenuta alla decisione della maggioranza - spiega la Gherardini -, quindi avrei rispettato gli accordi presi, pur consapevole che qualsiasi esito della votazione sarebbe stato negativo per il Movimento 5 Stelle". Non posso per questo biasimare chi ha fatto una scelta diversa, ma anzi sono certa che l'abbia fatta in coscienza e non senza sofferenza. Proprio per questo non credo si debbano dimettere. Credo molto nel lavoro dei nostri concittadini che sono entrati nelle istituzioni e sono sicura che non saranno immuni dal ritrovarsi in nuove situazioni di impasse, per cui dovranno imparare di volta in volta a "ricalcolare la rotta" e tutti noi Movimento 5 Stelle con loro. Solo così il lavoro intrapreso continuerà a produrre e consolidare i grandi cambiamenti che tutti noi auspichiamo".

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