Elezioni comunali a Fontanellato - Paola Brianti: Perché ho scelto "Insieme per cambiare"

La giornalista, delegata della Assemblea Nazionale del Partito Democratico e consigliere regionale del Lazio, spiega i motivi che l'hanno indotta a candidarsi con la lista civica di Fontanellato

Quando decisi di partecipare alla campagna di “Insieme per cambiare”, furono in molti a chiedermi perché mai una giornalista, delegata della Assemblea Nazionale del Partito Democratico,consigliere regionale del Lazio con la carica di presidente della Commissione per gli Affari Internazionali ed Europei nella passata legislatura, potesse appassionarsi ad una lista civica di Fontanellato pronta  a guidare il paese per i prossimi cinque anni, in alternativa alla amministrazione uscente appoggiata dal  PD.

La risposta è semplice. Proprio perché io credo nei valori del mio partito, proprio perché non saprei riconoscermi in una formazione diversa da quella democratica, proprio perché ho visto nascere il Partito Democratico e nei suoi ideali ho identificato la speranza di una Italia migliore e più giusta, ho fatti miei gli obiettivi di “Insieme per cambiare”.

Sono nata a Fontanellato. In Fontanellato ho assistito al coraggioso cammino dei suoi abitanti verso una vita migliore, la lotta alla miseria che umiliava la sua gente, le conquiste strappate  giorno dopo giorno per offrire ai  figli un futuro che riscattasse la dolorosa fatica dei padri. Con Fontanellato, anche l’Italia intera cambiava e la speranza non moriva mai.
In Fontanellato, si sono succeduti molti sindaci e non dimenticherò mai la fierezza che provai quando a Roma,  Pompeo Piazza venne premiato come il sindaco politicamente più longevo di tutta Italia.

Dalle radici della mia terra, nessun evento è mai riuscito a strapparmi. A Fontanellato, sono rimasta fedele sempre, quando come giornalista passai lunghi anni in Cina, quando dal mio giornale venni ripetutamente inviata in Medio Oriente, quando vissi in prima persona i vorticosi mutamenti della politica romana.

Il giorno in cui  a Fontanellato vinse la lista appoggiata dal Partito Democratico,  fui la prima a festeggiare nella sede romana  del mio partito.
Ancora non potevo immaginare quanto dura sarebbe stata la delusione. Allora non avrei potuo credere che una amministrazione che si vantava di essere democratica, avrebbe schiacciato i diritti dei suoi cittadini, avrebbe scambiato il consenso strappato ai suoi elettori, per un via libera al sopruso ed al disprezzo degli umili.

Avevo letto l’elenco delle promesse. Troppo belle e forse troppo ambiziose. Rileggo adesso gli stessi propositi non mantenuti nei cinque anni passati e riproposti ora, con la medesima noncuranza della verità e della serietà verso i propri concittadini. Rivedo un programma fantasmagorico che sembra redatto nel paese del Bengodi e che, anche se fosse mantenuto soltanto in parte, imporrebbe un indebitamento perenne su tutti i fontanellatesi, sui loro figli e sui loro nipoti negli anni a venire.

A Ghiara, da un giorno all’altro, venne chiusa una strada comunale, fu strappato ai suoi abitanti il diritto basilare della libera circolazione. Da un giorno all’altro, i ghiaresi furono impediti di raggiungere il centro del paese. Imprigionati da un muro invalicabile, si videro costretti a servirsi dell’automobile per andare in farmacia, per raggiungere un qualsiasi negozio, perfino per andare a messa. Schiacciati dal peso di una amministrazione arrogante e sorda ad ogni protesta, dovettero alla fine ricorrere al Tribunale Regionale e pagare di tasca propria tutte le spese, per vedere riconosciuti i loro diritti più elementari.

Gli organi di stampa hanno parlato di una strada comunale, di un bene pubblico, venduto e poi ricomprato, come se si trattasse di una bicicletta usata, senza che l’amministrazione uscente avvertisse non dico il dovere, ma neanche il pudore di smentire o di puntualizzare.
Sembrava che una istituzione si fosse trasformata  in un comitato d’affari.  

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Questa non è la linea del Partito Democratico, questa è solo e soltanto arroganza di potere.
La nostra Rocca, il simbolo storico del nostro paese, è affidata a guide turistiche che non sanno neppure perché il Parmigianino abbia dipinto la stanza che il mondo ci invidia né perché da proprietà privata dei Sanvitale sia diventata un bene pubblico. Resterà patrimonio di tutti? Lo speriamo, anche se la vicenda di strade comunali vendute con incredibile disinvoltura, lascia adito a molti sospetti ed a troppe preoccupazioni.
Sì, è ora di cambiare.
Cambiamo insieme, lottiamo insieme per cambiare con Enrico Caporali sindaco. Il Partito Democratico non potrà che trarne giovamento.  

Paola Brianti

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