Arillo (PdCI): "Ha ancora senso festeggiare il Primo Maggio?"

In un momento storico in cui per moltissimi cittadini il Lavoro sembra un miraggio, i diritti acquisiti con anni di lotte sindacali stanno scomparendo, ha ancora senso festeggiare il Primo Maggio? Naturamente è una domanda retorica e la risposta è SI!

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

In un momento storico in cui per moltissimi cittadini il Lavoro sembra un miraggio, i diritti acquisiti con anni di lotte sindacali stanno scomparendo, ha ancora senso festeggiare il Primo Maggio? Naturamente è una domanda retorica e la risposta è SI!

In questa data il festeggiamento non è solo sinonimo di gioia e di festa per i diritti conquistati, ma anche di lotta sociale per ottenere condizioni lavorative migliori; "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte".

Un binomio di festa e lotta, che ha accompagnato in questi secoli la celebrazione del 1 maggio spostando l'equilibrio verso l'una o l'altra a seconda del periodo storico. Oggi più che ieri, come secoli fa, è necessaria la ricorrenza del Primo Maggio, ribadendo ad alta voce la centralità del lavoro quale unica via per raggiungere la dignità dell'uomo nella società e per l'uscita rapida da una crisi che sta stritolando tutti. Una giornata in cui i lavoratori al fianco dei giovani, dei precari, dei disoccupati e di tutte quelle nuove classi lavorative sfruttate come erano gli operai anni fa.

Berlinguer diceva: "Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia".Queste parole devono essere lo slogan del Primo Maggio di quest'anno e dell'agire politico dei prossimi anni.

Infine è doveroso, in questa giornata, ricordare i caduti a Portella della Ginestra; tanti lavoratori riunitisi nel 1947 per le celebrazioni del primo maggio uccisi a colpi di mitra da "elementi reazionari in combutta con i mafiosi locali" (come si legge dal rapporto dei Carabinieri dell'epoca).

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