Ripartiamo dal sociale per combattere l'insicurezza della città

In un recente incontro organizzato da Enrico Arillo, candidato indipendente nelle liste del PdCI al Consiglio Comunale con il segretario regionale SILP-CGIL Daniele Stefanì sono state affrontate le tematiche della sicurezza in città

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

In un recente incontro, intitolato “dalla sicurezza percepita alla sicurezza reale”,  organizzato da Enrico Arillo, candidato indipendente nelle liste del PdCI al Consiglio Comunale di Parma con il segretario regionale SILP-CGIL Daniele Stefanì sono state affrontate, in maniera approfondita, le tematiche della sicurezza in città.

Parma, da come risulta dall’indice di criminalità, non è una città insicura o per lo meno non più di tante altre città. Pertanto le scelte repressive messe in campo dalla passata amministrazione comunale hanno prodotto il solo risultato di aumentare questa sensazione di insicurezza. La militarizzazione della città di certo non ha giovato e non è riuscita ad invertire questo trend; al contrario ha tolto uomini e forze di Pubblica Sicurezza dalle loro mansioni investigative a favore di un ruolo di “badante”, svilente per gli stessi agenti e carabinieri. Oltre ciò è necessario considerare l’enorme quantità di denaro pubblico investito in questa opera "di facciata".

Le stesse delibere repressive, inserite nel contesto della fallimentare “Carta di Parma”, assolutamente inadeguate ed insensate, non hanno fatto altro che portare la cittadinanza ad avere un diffuso senso di  confusione e di insicurezza.

Per questi motivi è di fondamentale importanza, da una parte, intervenire culturalmente per scindere i due concetti di “sicurezza pecepita” e “sicurezza reale” e dall’altra rimuovere tutti gli ostacoli sociali che creano discriminazione ed emarginazione. Ritengo che gli interventi di supporto sociale e di welfare siano prioritari in ambito di sicurezza. Parma, da molti, non è più considerata una città vivibile, questo a causa di una paura infondata del migrante oppure per paura di chi è costretto a vivere per la strada visto che non ha nessun altro luogo dove poter tornare.

Inaccettabile è la decisione di rimuovere panchine e sedute, la soluzione non è quella di togliere ai senza tetto la possibilità di sedersi ed eventualmente di utilizzare le panchine per dormire, non è allontanando l'emarginazione dagli occhi che questa possa scomparire e possa cessare di esistere; la politica della "caccia alle streghe" non è la nemmeno lontanamente il giusto modo di salvaguardare la sicurezza e la vivibilità di una città. Non dobbiamo trascurare che quest'operato ha creato invece un altro problema sociale, ha "eliminato" strutture fondamentali per l'aggregazione e la comunicazione cittadina. Senza panchine diventa difficile poter leggere un giornale all'aperto, chiacchierare con i conoscenti incontrati durante una passeggiata, riposarsi un attimo prima di riprendere una corsa o molto semplicemente "respirare la città" e vivere nei suoi spazi.

Senza la possibilità di aggregazione la città si svuota e lascia spazio alla diffidenza, così si generano luoghi poco sicuri e ostili al cittadino.

Inoltre è assurdo che, nel 2012, i corpi di Pubblica Sicurezza non riescano a colloquiare in modo adeguato tra di loro. Centralini e canali radio di comunicazione differenti ed incompatibili, creano non pochi problemi sia a chi è lungo le strade al servizio dello Stato che al cittadino che si trova in difficoltà.

Ritengo, di conseguenza, che sia necessario partire dalle politiche sociali e culturali per risolvere il “problema sicurezza”: riduzione dei disagi sociali attraverso politiche di welfare dedicate alle fasce deboli con aumento di posti letto nei dormitori e reinserimento sociale;  stop alla militarizzazione della città;  riordino del corpo di Polizia Municipale con l'istituzione del Vigile di quartiere, opportunamente formato dall’amministrazione comunale, in modo tale che si integri nel territorio, ma soprattutto che riesca ad interagire con il tessuto sociale del quartiere; creare  un unico centro di coordinamento di tutte le forze di P.S. (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia di Finanza) realizzando un apposito centralino unico di emergenza con agenti formati ad hoc (come da direttiva europea 91/396/CEE); dar vita ad una stretta collaborazione tra Comune, Questura e Prefettura.

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