Ghiretti: “La dieta la deve fare il Comune, non i cittadini”

Parma Unita: la ricetta per rientrare dal debito e abbassare le tasse

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

“La dieta la deve fare il Comune, non i cittadini. Dobbiamo abbassare Imu e Irpef in tempi molto rapidi. Ma come? A parole siamo tutti d'accordo, ma serve un piano di rientro del debito preciso”. Roberto Ghiretti, candidato sindaco di Parma Unita, illustra la sua cura per il rientro dai debiti del Comune e, contemporaneamente, non vessare i cittadini.

“La causa profonda e strutturale di questa situazione – spiega Ghiretti - sta nella Città Cantiere, nel Comune grande imprenditore. Da questa scelta (che ha sempre avuto il benestare della Provincia) discendono le opere inutili, le società fuori controllo, le operazioni poco chiare, i troppi centri commerciali, l'espansione edilizia esagerata che ha ingolfato il mercato e messo in ginocchio le imprese, che si sono esposte con le banche e oggi non vendono. Dobbiamo al più presto rinsavire dalle illusioni di grandeur, quelle del Comune grande imprenditore, grande costruttore, grande finanziatore di opere e “grande timoniere” dell'economia locale. il pubblico svolga esclusivamente il ruolo di facilitatore, e non certo di concorrente o dominus del mercato”.

Il punto di partenza dell’operazione risanamento è un piano controllato di dismissione delle partecipate.

Nello specifico:

· Stu Stazione: definire il termine delle opere e completare il percorso di fuori uscita del Comune dall'assetto societario sulla base degli accordi in corso di perfezionamento da parte dell’attuale dirigenza di STT (post-Varazzani) con l’impresa assegnataria.

· Altre Stu: ridefinire con la parte privata ruoli e ambiti, lasciando agli stessi “oneri ed onori” per il reperimento delle soluzioni commerciali più idonee e fermo restando la tutela degli interessi pubblici, sociali e patrimoniali.

· Spip: evitare speculazioni e lavorare alla progressiva liquidazione attraverso una stretta collaborazione con industriali, banche, fondazioni. Il Comune dovrà mantenere potere di indirizzo; a questo fine sarebbe auspicabile fare marcia indietro rispetto alla procedura di concordato preventivo, se possibile;

· Cal: mantenere occupazione e funzionalità, con il risanamento del debito sia verso fornitori sia verso banche con la dismissione di parte del patrimonio immobiliare (quello non necessario per lo svolgimento delle attività istituzionali);

· ITCity: essendo società in house, il Decreto salva Italia prevede di dismettere queste società. Possedendo personale di elevato standing e la proprietà della sede, si può procedere a una privatizzazione vantaggiosa con operatori interessati.

· STT: appena risolto il nodo stazione, è necessaria la messa in liquidazione, per riportare nel perimetro del Comune le operazioni che oggi gestisce.

· Parma Infrastrutture: ottenere maggiore liquidità e maggiori risorse proprie incorporando Infomobility e Ade. Per evitare la proliferazione di poltrone e risparmiare su locali e strutture.

· Alfa: è possibile procedere alla cessione ad una società specializzata nella valorizzazione delle aree mercatali; questa operazione consentirà di eliminare il debito di questa società verso le banche.

Bisogna rivedere anche i contratti di esercizio con Iren, Tep e Esattorie.

Contemporaneamente bisogna adottare una rigida spending review di tutte le società e dello stesso Comune:

· Valutazione dei singoli piani di impresa e al previo controllo della loro compatibilità con le risorse dell’intero sistema-Comune, per consentire la formazione di un bilancio consolidato e limitare l'eccessiva autonomia degli amministratori.

· Lotta allo spreco, gestione oculata del quotidiano con un risparmio; normalmente chi adotta tecniche di questo tipo riesce a conseguire risparmi fino al 15 %.

· Verifica e revisione delle procedure contrattuali e dei contenuti dei contratti (appalti, forniture, ecc.), prevedendo anche un meccanismo di rotazione obbligatoria dei fornitori.

· Ridefinire tutti i contratti cosiddetti “global”, suddividendoli in lotti da non oltre 500.000/800.000€, per consentire le associazioni d'impresa tra piccoli artigiani; l’introduzione di un meccanismo di concorrenza di questo genere può portare ad un risparmio fino al 20%, perché, fra l’altro, si evitano le maggiorazioni derivanti dai subappalti.

· Riduzione di tutti i Consigli d'Amministrazione e, soprattutto, parametrazione dei compensi agli obiettivi da raggiungere ed alle competenze espresse.

· Adozione di un sistema di controlli interni incrociati, con ispezioni preliminari puntuali e rigorose. Non è più accettabile di coinvolgere la Magistratura per cercare, trovare e punire chi trasgredisce le regole all'interno dell'Ente, soprattutto nei punti sensibili quali urbanistica, ambiente, entrate e società partecipate. E' tempo che vengano costituiti controlli interni efficaci e trasparenti, così come da tempo sono stati messi a punto dalla migliore pratica operativa del settore pubblico.

“Se tutto questo non sarà sufficiente – conclude Ghiretti – siamo pronti a procedere anche alla dismissione di alcuni gioielli di famiglia (immobili e quote azionarie)”.

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