La Pietra: "Beppe Grillo: distinguere per non confondere"

"La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia che strangola la propria vittima". (Beppe Grillo)

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Quanta superficialità e profonda ignoranza nelle dichiarazioni rilasciate dal comico genovese, che così è riuscito ad oscurare alcune condivisibili idee che porta avanti. Vorrei estendere la mia solidale vicinanza alle vittime vive e defunte di mafia e ai loro familiari, a tutte quelle persone, uomini, donne e bambini che sono strangolate dalla violenza di chi impone il favore al posto dei diritti, come ci ha testimoniato, perdendo la vita per mano di Cosa Nostra, il generale Dalla Chiesa. Lungo il mio pluriennale impegno di antimafia sociale mi è stato sempre insegnato che di mafia bisogna parlarne con i documenti alla mano, conoscendo nei dettagli il fenomeno, utilizzando la prudenza, per evitare di commettere danni e generare allarmismi e confusione. Credo che il comico Beppe Grillo non solo debba necessariamente rivedere la sua conoscenza in materia di mafia, ma chiedere anche perdono alle vittime e ai loro familiari. Non entro nel merito dell’esempio infelice del pizzo, perché il comico genovese dovrebbe sapere come uno dei termini utilizzati per descrivere chi commette tale reato è quello di “cravattaro” o “strozzino”, proprio perché strangola la vittima fino ad ucciderla. Impegnato a trovare gente onesta per le sue candidature, come se le altre parti non lo fossero, offendendo la politica e chi crede nell’impegno a servizio della città, ora offende le vittime di mafia e i loro familiari, ritardando così l’avanzamento della trasparenza in quei luoghi dove ha parlato e nel resto d’Italia; trasparenza necessaria affinché la legalità vinca sull’agguato delle mafie militari e delle mafie politiche che minacciano la democrazia. E’ facile cavalcare il vento del qualunquismo, ma i fatti dimostrano come la deriva del suo pensiero renda faticosa la credibilità di chi offende le alte cariche dello Stato, di chi si esprime in modo razzista nei confronti della cittadinanza.  Dobbiamo vigilare affinché l’urlo scomposto perennemente praticato dal comico genovese non distragga l’opinione pubblica, giustamente stanca di certa politica truccata, dal recuperare il profondo impegno civile e la necessaria partecipazione per salvare la libertà di un popolo che non deve accettare demagogie di parte e transitorie indignazioni che lasciano smarriti. Il popolo italiano deve superare il torpore della cattiva politica praticata negli ultimi anni, durante i quali le mafie hanno avuto modo di penetrare nella vita civile, finanziaria ed istituzionale del Paese.

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