La Pietra (Parma che Cambia) sull'aggressione all'agente in carcere

"Ancora un episodio di violenza nel carcere di Via Burla. Un detenuto aggredisce un agente penitenziario: due pugni in faccia e dieci giorni di prognosi"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Ancora un episodio di violenza nel carcere di Via Burla. Un detenuto aggredisce un agente penitenziario: due pugni in faccia e dieci giorni di prognosi. L’ennesimo lavoratore ferito sul luogo di lavoro, forse per mancanza di norme di sicurezza, sicuramente per penuria di personale a fronte di un affollamento di carcerati sempre più consistente. Le cifre parlano chiaro: 650 detenuti per 450 posti, con circa 115 unità di personale di polizia penitenziaria in meno rispetto al necessario. Parma, come tutta l’Emilia Romagna (meno 650 unità per 2000 detenuti in più) non ce la fa più. La carenza si fa più pesante anche perchè molti reclusi richiedono livelli di sorveglianza estremamente incisivi. Ancora i numeri rendono evidente la situazione: sono presenti circa una sessantina di persone in regime di 41 bis, con una settantina tra quelli di “alta sicurezza” insieme ad un’ottantina di tossicodipendenti. Contando, inoltre, la sezione per paraplegici (unica struttura in Italia) dove sono recluse una decina di persone,e dove le strutture dedicate alla riabilitazione sono rese ancora inutilizzabili. Altra unicità: Parma ha l’unico carcere di sicurezza. Queste criticità devono essere contenute. I tagli ai finanziamenti destinati al carcere creano un’ulteriore difficoltà nella gestione interna, nelle condizioni di pulizia delle celle e gli spazi comuni. E’ facile quindi immaginare come il personale di servizio sia oberato in tutte le proprie mansioni e come gli ospiti subiscano condizioni di disagio. La struttura di via Burla grida all’allarme, il malcontento cresce, non ultime le rivendicazioni dello scorso dicembre, sfociate nell’incendio di lenzuola e lancio di bombolette di gas e cibo al di là delle sbarre, e l’intossicazione di un agente penitenziario. Si rende indispensabile cercare soluzioni concrete e decisive per evitare il collasso, anche con l’apertura e l’agevolazione dei volontari all’interno delle mura carcerarie, per favorire ogni forma di relazione tra il carcere stesso e il territorio. Per il rispetto dei cittadini, per una migliore Riforma della Giustizia oggi, più che la discutibile riforma Severino “svuota carceri”, risulta necessario un chiaro impegno politico portato avanti con Parma che cambia: istituire il Garante del Carcere.  Questo organo di garanzia, in ambito penitenziario, ha funzioni di tutela delle persone limitate della libertà personale. E’ un ottimo strumento di controllo della pubblica amministrazione e di difesa del cittadino contro ogni abuso, perchè riceve segnalazioni sul mancato rispetto della normativa penitenziaria, sui diritti dei detenuti eventualmente violati o parzialmente attuati e si rivolge all’autorità competente per chiedere chiarimenti o spiegazioni, sollecitando gli adempimenti o le azioni necessarie. Il suo operato si differenzia pertanto nettamente, per natura e funzione, da quello degli organi di ispezione amministrativa interna e della stessa magistratura di sorveglianza. Ritengo che il Garante sia un atto concreto e fondamentale per la ristrutturazione delle carceri, per dare un respiro agli operatori penitenziari, il cui affaticamento e la costante condizione di stress va attribuita alla faticosa e difficile gestione della invivibilità degli ambienti penitenziari.

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