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Elezioni, Maestri: "Dal caso Parma tre proposte per il Parlamento"

La candidata del Pd: "Agganciare il bilancio delle società partecipate a quello del Comune, affinché sia impossibile da parte dell'Ente locale scaricare operazioni sfacciate su scatole cinesi fuori controllo"

Public Money. L'inchiesta della Procura della Repubblica, a meno di un mese dalle elezioni politiche, entra nell'agenda della campagna elettorale dei candidati parmigiani a Camera e Senato. "In questi giorni drammatici per Parma -esordisce Patrizia Maestri, candidata alla Camera per il Pd e probabile futura parlamentare- profondamente offensivi della dignità di tutti i parmigiani e gli italiani onesti, desidero condividere con i miei concittadini l’assunzione di tre precisi impegni parlamentari. La condanna di quanto è accaduto nel nostro Comune capoluogo, per quanto severa, da sola non basta a scrollarci di dosso l’immagine di una sorta di Gotham city emiliana, di nuova frontiera del malaffare contro gli interessi collettivi. Il clamoroso sviluppo dell’inchiesta Public Money può evolvere, però, da vergogna cittadina a occasione di riscatto, restituendo a Parma la capacità di anticipare gli scenari nazionali e portare in dote al Paese scelte politiche pulite e moderne.

1- Giro di vite sui bilanci delle partecipate
La corruzione ci costa 60 miliardi all’anno e il “caso Parma” dimostra, una volta di più, il bisogno di bloccare la proliferazione di società pubbliche partecipate, divenute serbatoio per foraggiare affari illeciti e operazioni spregiudicate. A Parma, per capirci, la società dedicata alla realizzazione di alloggi pubblici è stata prosciugata per costringere un quotidiano a smettere di indagare sugli affari dell’allora primo cittadino. Un fenomeno cui si può mettere fine agganciando il bilancio delle società partecipate a quello del Comune, affinché sia impossibile da parte dell’Ente locale scaricare operazioni sfacciate (e i debiti conseguenti) su scatole cinesi fuori controllo. Si tratta di una basica misura di finanza pubblica, già avanzata a suo tempo dal Pd, e che riporterò con vigore all’attenzione del prossimo governo, con tutti gli strumenti che mi saranno concessi.

2- Basta “incandidabili”
La storia recente di Parma insegna che occorre alzare una barriera più forte contro “gli incandidabili”, non solo al Parlamento ma a tutte le cariche pubbliche. La legge anticorruzione voluta dall’ex Ministro Severino non ha affatto risolto il problema: chi è stato condannato a meno di due anni per reati contro la Pubblica Amministrazione può ancora compiere, indisturbato, il suo percorso dentro le Istituzioni. Come avevo già detto durante la campagna per le primarie, ora sospinta ancor di più dal desiderio di riparare il danno che la cattiva politica ha arrecato a Parma, confermo che in vetta alla mia personale agenda parlamentare figura l’impegno affinché scompaiano distinzioni capziose tra chi ruba di più e chi ruba di meno: chi compie un reato contro la cosa pubblica non può più essere chiamato a rappresentarla.

3- Riformare la Legge Fornero per aiutare i lavoratori di aziende chiuse per ordine pubblico. Infine, non dimentichiamo il monito che ogni giorno arriva da giornalisti come Saviano, uomini di Stato e di legge come l’ex procuratore Pietro Grasso, cittadini esemplari come Don Ciotti: dove regna  l’illegalità, dove la politica si inginocchia agli affari, vince la criminalità organizzata. Pochi anni or sono, un ex Prefetto di Parma bollò come “sparate” gli articoli di Saviano circa il rischio di infiltrazioni della malavita nel parmense. Comunque la si pensi, al Nord Cosa Nostra sta facendo
affari, come dimostra l’arresto di un importante assessore della Regione Lombardia, coinvolto in un imbarazzante voto di scambio con la ‘ndrangheta.

La Banca d’Italia ha stimato che i guadagni delle mafie ammontano a circa 200 miliardi di euro all’anno. Ecco, per la storia sindacale che mi ha formata, come cittadina e come lavoratrice, desidero fare mio l’invito della campagna “Io riattivo il lavoro” – promossa, tra gli altri, da Libera, Libera, Arci, Acli e Cgil – per “favorire l’emersione dalla illegalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata”. La porta maestra per giungere a questo obiettivo – oltre ad una legge di iniziativa popolare – è la riforma della Legge Fornero, che ha cancellato l’accesso agli ammortizzatori sociali per lavoratori esposti a problemi di ordine pubblico. Questo perché non è col solo rigore, ma pure con una ritrovata solidarietà nazionale che potremo risollevare questo Paese e questa città e restituirli ad una nuova civiltà.

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