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Orlandini, 'reduce' Pdl: "Mancanza di dialettica interna"

Intervista al candidato del Pdl per l'Emilia Romagna, uno dei tre parmigiani che concorrono per un posto alla Camera. Sui 5 Stelle: "Partono da buoni propositi". Nel Pdl "se qualcuno zoppica bisogna allontanarlo"

È uno dei tre sopravvissuti Simone Orlandini candidato alla Camera per l’Emilia Romagna nella lista del Pdl. Con lui Cinzia Camorali e Laura Schianchi. Sono loro tre infatti hanno l’incarico di rappresentare Parma nella corsa per un posto in Parlamento. Evidentemente un partito travolto da indagini e arresti non poteva fare come se nulla fosse accaduto. “Da Roma la direzione nazionale del partito ha voluto dare un segnale di rinnovamento”.

A parlare è proprio Simone Orlandini, classe 1981, imprenditore e consigliere provinciale di Parma: “Non è tanto una sfiducia nei singoli. Diciamo che le idee camminano sulle gambe delle persone. Se qualcuno zoppica bisogna allontanarlo”. Si parla di Luigi Giuseppe Villani, ex coordinatore provinciale del Pdl a Parma coinvolto nell’inchiesta di Public Money. Le accuse non sono uno scherzo: corruzione e peculato. “Le indagini non si commentano. Quando si farà chiarezza, se ci saranno i presupposti, queste persone potranno ritornare”. Arresti che arrivano proprio a un mese dalle elezioni e che Villani stesso ha commentato con un “è iniziata la campagna elettorale”. “Il problema della giustizia c’è - sottolinea Orlandini che ricorda come anche il Pd ha la sua gatta da pelare dopo lo scandalo Mps -. Noi accettiamo i tempi della giustizia, il vero pericolo è che tutto quello fatto di buono in questi anni passi in secondo piano”.

Secondo Orlandini però questa pulizia interna “serve per dare un segnale importante al cittadino elettore che però non gradisce i cambiamenti troppo drastici”. Il riferimento è all’avversario Pd, un partito che ha fatto della rottamazione lo slogan delle primarie: “L’italiano medio non gradisce il cambiamento repentino. Lo si è visto con le primarie del Pd. Si è parlato tanto di rottamazione ma poi quando c’è stato da votare, l’italiano ha avuto paura e ha scelto la strada sicura di Bersani. Quindi sì ai cambiamenti ma non drastici”. Ecco anche spiegata la presenza di Berlusconi che da quando è tornato ha rialzato un partito che faticava a decollare. “Il cittadino è libero di votare o i partiti delle tasse come quelli di Monti e Bersani oppure il partito che ridurrà le tasse, il Pdl”.

Stando alla campagna elettorale, la riduzione delle tasse passa proprio dall’abolizione dell’Imu, l’imposta sulla casa introdotta dal governo tecnico di Monti con la benedizione di destra, sinistra e centro. “Abbiamo partecipato al governo Monti con lo spread puntato alla tempia. Adesso però i tempi sono cambiati per cui il primo obiettivo sarà quello di eliminare l’Imu sulla prima casa e sui terreni e le pertinenze ad uso agricolo. La nostra agricoltura è il principale pilastro su cui poggia l'intero Made in Italy, per questo motivo il mio impegno sarà massimo per valorizzare e proteggere le nostre produzioni”.

Abolizione Imu, aiuti alle imprese, giovani e lavoro. Tutti impegni che, vittoria permettendo, il Pdl adotterà con l’aiuto della Lega Nord. Una alleanza storica ma che fino a poco tempo fa non era così scontata: “A ogni cena di famiglia ci sono dei piccoli screzi altrimenti non sarebbe una famiglia. È normale che ci siano diverse opinioni altrimenti faremmo tutti parte dello stesso partito. Ciò che conta è il risultato e anche questa volta Pdl e Lega sono pronte a governare insieme”.

Se a livello nazionale la partita è tutta da giocare, a livello locale intanto il Movimento 5stelle continua con il suo governo delle prime volte: “La situazione finanziaria che hanno ereditato non era facile. Loro partono da buoni propositi ma la mancanza di competenze grava sul loro operato. Lo si vede sulla questione Quoziente Parma o con la repressione della movida. Così si va a togliere una ricchezza. Quando si arriva nella stanza dei bottini se non hai esperienza non vai avanti e la competenza si matura strada facendo”.

E allora come ha fatto un partito con esperienza come il Pdl, fiore all’occhiello di Parma a ritrovarsi adesso con soli tre candidati in lista al Parlamento? “Sicuramente c’è stata una mancanza di dialettica interna. Si è discusso poco e male”. Attenzione però perché si sa, mentre Roma discute, Sagunto cade.

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