Parlamentarie Pd, Giorgio Pagliari: "La scuola deve essere una priorità"

L'appello del candidato per le consultazioni del 30 dicembre a favore della scuola pubblica. "Il tempo pieno della scuola primaria, che per molte famiglie, anche a Parma, è diventato un miraggio"

"La scuola italiana è da anni che lancia grida di allarme -esordisce Giorgio Pagliari, candidato alle Primarie parlamentari del Pd- docenti, alunni, genitori e tutti coloro che vivono nell’ambiente scolastico si sentono da troppo tempo abbandonati a loro stessi nella  difesa di questa fondamentale istituzione.Vero o falso  il grido d’allarme? Vero: parlano i dati. E’ incontestabilmente vero che la scuola pubblica è l’apparato statale che più di ogni altro ha pagato la contrazione della spesa pubblica, dal 1980 al 2009 ha perso circa il 6% di finanziamenti.

Questi tagli hanno avuto una ricaduta non solo sul numero di docenti, e sui fondi destinati alle scuole per attuare la propria offerta formativa ( il cosiddetto Fondo di Istituto) , ma purtroppo anche sulla possibilità di scelta delle famiglie del tempo scuola più idoneo alle proprie esigenze familiari e lavorative, mi riferisco in particolare al tempo pieno della scuola primaria, che per molte famiglie, anche a Parma, è diventato un miraggio.

I tagli non finiscono qui! La riforma Gelmini, ad esempio, ha praticamente causato la cancellazione di tutte le sperimentazioni nelle scuole superiori, così determinando a Parma la chiusura del Brocca cioè dell’indirizzo sperimentale maxiscientifico del liceo Scientifico Marconi. Questo indirizzo è stato il fiore all’occhiello per l’intera città: una scuola aperta e ispirata alla modernità, che,  senza tralasciare la tradizione culturale classica, si proponeva di studiare ed approfondire le materie più specificatamente scientifiche. Ebbene è stato chiuso perché l’orario di 32 ore comportava un costo eccessivo !

Un interessante articolo di Cristina Tagletti, pubblicato a fine novembre  sulla stampa nazionale, riporta i dati  di una ricerca internazionale recante la classifica qualitativa del sistema di istruzione di 50 paesi. L’Italia risulta solamente al ventiquattresimo posto, a causa non del livello della scuola stessa, ma di alcuni fattori , quali  il basso investimento economico da parte dello Stato e il mancato riconoscimento non solo professionale, ma anche morale, della figura dell’insegnante nel suo fondamentale ruolo sociale.

E qui veniamo ad un altro tasto dolente. Per troppo tempo, anche recentemente, si è cercato di far passare i docenti della scuola pubblica italiana come il” problema”. Questi ultimi , tra i meno pagati d’Europa, alla pari dei loro colleghi europei, hanno un monte ore frontale (=insegnamento in classe), che, come risulta dalle tabelle europee è in linea con gli altri paesi (in Italia sono 18 h, in Germania 16,5 h),ed  hanno, inoltre, altri compiti istituzionali ( riunioni, esami, scrutini, preparazione e correzione prove, colloqui con le famiglie, ecc), che le tabelle europee non rilevano per l’Italia  solo perché il Ministero della Pubblica Istruzione non ha fornito nessun dato.

Da ultimo, mi sembra doverosa una considerazioni sul “decreto Aprea”. Senza entrare in tecnicismi, credo che imporre alla scuola pubblica italiana una modifica delle sue strutture fondanti come la collegialità, la libertà di insegnamento , il libero accesso a tutti, la pluralità come risorsa e il raggiungimento degli obiettivi non come risultato personale, ma come successo di un’intera comunità, senza un dialogo vero tra le parti in gioco non può che portare ad un ulteriore elemento destabilizzante per la società italiana in un momento di forti tensioni causate dalla crisi economica. Su queste premesse, è evidente – e l’on. Bersani lo ha pù volte  ribadito – che il processo di destrutturazione del sistema scolastico nazionale va fermato.

La scuola deve essere una priorità effettiva. Devono, quindi ,essere trovate le risorse sia  per l’integrale ripristino dell’offerta formativa ( ad esempio : tempo pieno ed insegnamento di sostegno ), sia per il miglioramento e l’affinamento di quest’ultima ( comprese le sperimentazioni come il Brocca ) , sia per l’edilizia scolastica  ( fatiscenza e inadeguatezza delle strutture non sono l’ultima causa della condizione critica dela scuola ), sia , infine e più complessivamente  , per il diritto allo studio.

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In questo contesto, rimane pregiudizialeil tema degli Insegnanti, del loro reclutamento, della stabilizzazione dei precari e della formazione nonché dell’aggiornamento: per me è chiaro il merito deve esere decisivo , ma non è meno chiaro che il sistema deve garantire certezze giuridiche ed economiche".

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