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Michela Canova: "Vorrei far dimenticare alla città l'arroganza dell'amministrazione Pizzarotti"

Intervista alla candidata sindaco: "Le politiche culturali di Michele Guerra? Non possiamo ignorare alcune criticità palesi: le mostre flop del primo periodo di Parma Capitale della cultura, i mancati rapporti con i principali soggetti culturali del territorio"

"Vorrei far dimenticare alla città l'arroganza delle amministrazioni Pizzarotti". Michela Canova, ex sindaco di Colorno e iscritta al Pd è stata la prima ad uscire allo scoperto, allontanandosi dalla coalizione del suo partito con Effetto Parma per proporre la sua candidatura autonoma con Parma Democratica. Una scelta maturata a partire dalla necessità di "staccarmi da una specie di “eterno piagnisteo interno” al Partito Democratico. 

Dopo la scelta del candidato Michele Guerra nel Pd le acque sono parecchio agitate, lei si presenta come un'alternativa, da iscritta Pd, all'assessore della giunta Pizzarotti? In quali punti si distingue dalle politiche portate avanti, in questi anni, da Effetto Parma, ora alleato con il suo partito? 

"Ricordo che il Pd per 10 anni ha svolto, all’interno del Consiglio comunale, una seria attività di opposizione, con uno studio costante dei temi, la presentazione di proposte, la richiesta di dibattito e di coinvolgimento. Indubbiamente con il limite di una non sufficiente comunicazione ai cittadini, ma con grande competenza nelle proposte. E mentre lo dico mi sovviene un aspetto di questa amministrazione che vorrei assolutamente fare dimenticare alla città: l'arroganza – nelle risposte, nell’ignorare le proposte, nel contatto con l’opposizione – nella modalità di presentare i progetti – nell’atteggiamento di sufficienza che sempre si coglie negli interventi pubblici come se “gli altri” fossero sempre inadeguati a parlare e “loro” i migliori. Quindi una mancanza totale di inclusione che io vorrei invece proporre con forza. Ovviamente i temi che mi distinguono da Effetto Parma nella politica passata sono vari, su quella che andranno a fare con la nuova coalizione non sono ancora chiari obiettivi e programmi. La gestione dell’ambiente, dell’utilizzo del suolo, dell’aeroporto, del nuovo Stadio, dei parchi pubblici sono solo alcuni dei temi che mi vedono lontana da questa politica. E un discorso ampio merita la gestione di Parma 2020 e della cultura e tutte le criticità emerse, tema che occupa gran parte del mio programma elettorale".

Come ha vissuto e com'è maturata la scelta di una candidatura autonoma, quali compagne/i di viaggio del partito l'hanno seguita o la seguiranno? Il Pd, primo partito in città, non ha un proprio candidato all'interno della coalizione di cui fa parte. Secondo lei perchè è stata fatta questa scelta? 

"Il mio cammino è stato lungo e certamente non in solitudine. Ringrazio infatti Lorenzo Lavagetto, Caterina Bonetti e tutti coloro che mi hanno permesso di riflettere, discutere e maturare la mia scelta. Ad un certo punto del percorso ho sentito la necessità di staccarmi da una specie di “eterno piagnisteo interno” purtroppo senza futuro, e di uscire allo scoperto assumendo un’alta dose di rischio personale. Poi c’è una parte di società e di persone parmigiane che mi hanno spronato, presentandomi tutti gli aspetti di una realtà e di una città che ha bisogno di cambiamento (rappresentanti della culture, delle imprese, dell’università, della scuola, del volontariato, del pubblico impiego…..)"

Secondo lei si rischia una proliferazione dei candidati a sinistra? Oltre a lei, ci sono, per ora, Dario Costi, Michele Guerra, Andrea Bui, Roberta Roberti e Enrico Ottolini

"I candidati sono indubbiamente molti. Dario Costi mi pare che sia collocato in un’altra area civica che già aveva lavorato per questa città e che pure aveva avuto il Pd all’opposizione. Poi non vorrei fare pensare ad una lotta a sinistra, perchè dovremmo approfondire i concetti di sinistra oggi. Io mi rivolgo, oltre a tutte le realtà che mi sostengono, a tutte le persone deluse e “invisibili” che non andrebbero più a votare perché questo approccio alla politica non li attira. Voglio parlare a tutti con umiltà e capacità di ascolto. Il mio obiettivo è coinvolgere quel 55% e oltre di persone che alle ultime elezioni comunali/europee non hanno votato".

Da Colorno a Parma: quali contenuti porterà in città dopo i dieci anni da sindaco? Penso alla cultura, dalla Reggia alle manifestazioni come 'Tutti matti per Colorno'. Cosa pensa delle politiche sulla cultura a Parma portate avanti dall'assessore Guerra?

"Ho già accennato al tema della cultura che per me è prioritario. E per parlarne parto dalla fine di una discorso. Cosa ha lasciato ai cittadini la politica culturale di Guerra? Cosa si ricordano le persone di questi anni? Ammetto che la pandemia non ha certo aiutato a coinvolgere le persone, ma non possiamo ignorare alcune criticità palesi: le mostre flop del primo periodo di Parma Capitale della cultura, i mancati rapporti con i principali soggetti culturali del territorio, le decine di realtà che hanno presentato progetti accolti e che poi sono state lasciate completamente sole nella gestione, una rendicontazione del denaro speso che ancora non è chiara".

Aeroporto e stadio: cosa pensa di questi progetti? 

"L’aeroporto deve essere un punto di riferimento esclusivamente turistico. Sono contraria all’ utilizzo come cargo (ma forse qualcuno è già pentito di questa idea) e critico le modalità di tutto il percorso progettuale e la carenze nell’iter amministrativo, giuridico e di partecipazione. – il territorio non deve subire un ulteriore carico di inquinamento e disagio.

Sullo stadio, le modalità di percorso adottate mi rendono molto contraria. Nel concreto sono contraria allo stravolgimento di un territorio storico di notevole importanza, collocato in pieno centro storico, con un progetto non adatto ad una città e che così rappresentato dovrebbe stare in altro luogo. Se considero il progetto anche dal punto di vista commerciale sono ancora più contraria, perché è solo un danno per il commercio cittadino. Infine, l’ultima chicca di questi giorni, l’utilizzo delle risorse del Pnrr, andremmo a realizzare su suolo pubblico con denaro pubblico un progetto privato, sfruttato da privati per 90 anni"

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