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«No a kebab e minimarket etnici nei centri storici»

Il consigliere regionale Tommaso Foti (Fdi-An) chiede quale sia l’orientamento della giunta regionale

Negli ultimi anni, nei centri storici delle città capoluogo e dei comuni che registrano una significativa presenza di immigrati, si assiste alla proliferazione di "negozi o esercizi pubblici etnici", molti dei quali per l’attività svolta, è il caso dei kebab, sono “fonte di infinite dispute politico-amministrative, con particolare riferimento alle emissioni prodotte”.

E’ quanto segnala Tommaso Foti (Fdi-An) in un’interrogazione, dove evidenzia che è spesso fonte di discussione anche l'ubicazione di minimarket ‘etnici’ in zone con monumenti significativi della storia e della tradizione locale, non solo per gli orari di apertura e chiusura praticati, ma anche per i rifiuti da imballaggi spesso abbandonati nei pressi di questi esercizi.

A questo proposito, Foti riporta “l’articolo 1, comma 3, dello ‘Schema di decreto legislativo in materia di individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività (Scia), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti’, che recita testualmente: “Per le finalità indicate dall’articolo 52 del Codice dei beni culturali e del paesaggio,…, il comune, d’intesa con la regione, sentito il soprintendente, può adottare deliberazioni volte a individuare zone o aree aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico in cui è vietato o subordinato ad autorizzazione l’esercizio di una o più attività di cui al presente decreto, individuate con riferimento al tipo o alla categoria merceologica, in quanto non compatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”.

Il consigliere chiede quindi alla Giunta se intenda manifestare fin d'ora un orientamento favorevole rispetto all’entrata in vigore di questa facoltà normativa e quindi esprimersi in senso positivo rispetto alla possibilità per i Comuni di individuare queste aree al fine di evitare l’insediamento di “negozi e esercizi pubblici etnici” nei centri storici e antichi delle nostre città.

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