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Pizzarotti risponde a Travaglio: 'Ho teso la mano due volte, la terza è l'ultima'

"Io sogno un Movimento che si guardi in faccia, che ci metta la faccia, ribadendo a se stesso che la critica e il confronto - ai quali, lo dico chiaro, non mi sono mai sottratto - non sono elementi distruttivi ma costruttivi, perché dallo scontro pur aspro di due idee ne può nascere una nuova e migliore"

Federico Pizzarotti risponde all'editoriale di Marco Travaglio. Nel testo della risposta, affidato come sempre a Facebook, mette alcuni paletti e approfitta per fare alcune considerazioni sul rilancio del Movimento, nonostante sia sospeso e il primo nella lista delle epurazioni del Direttorio. 

"Caro Marco Travaglio, ho letto con piacere il tuo editoriale e ne condivido le intenzioni. Mi preme sottolineare che in meno di una settimana ho teso la mano due volte. La prima, rispondendo all’anonimo staff chiedendo di palesarsi, poi delucidazioni su un regolamento che non esiste, infine ribadendo di essere pronto a parlare con il responsabile dei Comuni. La risposta fredda è stata la sospensione. 
La seconda, proponendo un chiarimento assieme a tutti i parlamentari in un’assemblea in streaming, come dovrebbe fare un movimento politico maturo, responsabile e che si dice pronto a governare. La risposta è stata “Non se ne fa nulla”.

Bene, sono disposto a tendere per la terza e ultima volta la mano, in nome di tutti i consiglieri e attivisti che quotidianamente
si fanno il mazzo in giro per l’Italia. Tendo la mano per ristabilire una volta per tutte un principio di equità, un bisogno essenziale di riscrivere assieme regole,
organizzazione e modus operandi, perché è evidente che non possiamo andare avanti con norme ad personam o vivendo alla giornata.
Ma bisogna farlo discutendo tutti insieme, sindaci, consiglieri, parlamentari, come propongo da anni (meetup nazionale) e come dovrebbe fare un movimento maturo, responsabile e che si dice pronto a governare. Sta nascendo una nuova classe dirigente nel Paese, nelle regioni, nelle nostre città, e questa classe dirigente ha tutto il diritto e anche il dovere di esprimere pubblicamente la propria idea sul Movimento che vorrebbe. Non si tratta più soltanto di noi, caro Marco, ragazzi che la sera si chiudevano tra quattro mura sognando di cambiare l’Italia. Adesso si tratta del Paese. Siamo diventati istituzioni e dobbiamo comportarci da istituzioni. Io sogno un Movimento che si guardi in faccia, che ci metta la faccia, ribadendo a se stesso che la critica e il confronto – ai quali, lo dico chiaro, non mi sono mai sottratto - non sono elementi distruttivi ma costruttivi, perché dallo scontro pur aspro di due idee ne può nascere una nuova e migliore. Questo processo dialettico si chiama democrazia. Invece, alle mie osservazioni spesso si risponde: “Vattene, sei del Pd”. 

Ecco, Marco, questa non è serietà, non è responsabilità, non è discussione. Al contrario, è la morte del dialogo. Chi risponde così non sa che anche io, nel mio piccolo, ho contribuito a far crescere il Movimento. Quando per la politica italiana eravamo ancora un soffio debole di vento, io quel giorno di tanti anni fa ero al teatro Smeraldo. Ero presente nel luogo simbolo in cui il Movimento è nato. Chi oggi mi risponde con banalità e facilonerie, in quel momento dov’era? Sia chiaro che a questa martoriata Italia serve l’energia innovativa del Movimento 5 Stelle, ma al Movimento 5 Stelle serve uno scatto di maturità. Noi sindaci lo sappiamo bene, perché meglio di chiunque abbiamo ben presente cosa significhi governare, assumersi una responsabilità di fronte ai propri cittadini, sbagliare, comprendere ciò che è realmente possibile fare e ciò che, ahimè, i limiti del nostro potere non ci permette di fare. Alla luce di ciò non mi si venga a dire, non mi si venga più a dire caro Marco, di non avere teso ancora una volta la mano".
 

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