prantera (forza civica): bullismo, una piaga che non accenna a diminuire

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Già tempo fa scrissi del triste fenomeno del bullismo, affermando che anche nella classe media il fenomeno stava aumentando e questo creò qualche polemica, tuttavia il doverne constatare la crescita (solo un ottuso può affermare che certi episodi si verificano solo in ambienti di degrado sociale) mi porta a rivendicare ciò che scrissi e i metodi “forti” che proposi per la cura di questo male allora. Oggi più che mai è forte in me la volontà di combattere questa piaga in voga tra certi giovani (che io definirei fenomeni da baraccone senza attributi). Ne è un esempio la storia di Michele, lo studente di 17 anni di Torino che si è tolto la vita gettandosi da un ponte. Nel corso della sua breve vita Michele aveva dovuto affrontare molte difficoltà sin dai primi mesi, quando gli venne riscontrata un ipotonia muscolare che gli impediva di camminare correttamente costringendolo a subire derisioni e prese in giro dai suoi compagni. Veri e propri atti di bullismo. La settimana scorsa sentendo parlare in tv la mamma di Michele e guardando gli occhi di quella donna poco più che cinquantenne alla quale restano solo i ricordi del figlio, (vessato addirittura nel giorno del suo funerale) chiunque avrebbe capito che il bullismo deve essere scardinato in tutte le sue forme. Michele era un ragazzo come tanti altri, sognava di fare il pasticcere, probabilmente l'anno prossimo avrebbe preso la patente, forse sognava di trovare la ragazza della sua vita e di completare gli studi e chissà quante volte avrà pensato al suo futuro… Trovo assurdo, ancora oggi, nel 2018, morire di bullismo. Sono anche arrabbiato perché noi tutti dovremmo sempre ascoltare, empatizzare e aiutare i ragazzi in difficoltà. E se dei ragazzi arrivano a questo punto è la società, ovvero tutti noi, ad aver fallito. Tutto questo deve essere fermato, e proprio attraverso l’associazione di cui faccio parte vorrei affrontare temi sociali fin troppo trascurati come questo, magari parlandone nelle scuole con i ragazzi, sensibilizzandoli ad affrontare questo fenomeno, ma anche proponendo ai nostri politici leggi più severe che fungano da deterrente dal compiere atti di bullismo. Oggi è ancora troppo sottovalutata questo tipo violenza e non è più possibile, almeno per me, restare immobile e non cercare di combattere tali barbarie. Concludo ricordando a tutte le “magliette rosse” che anche le vittime di bullismo avrebbero bisogno del loro “nobile” sostegno, non solo i migranti!

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