Spip, il Tribunale si riserva di decidere. "Il Comune non corre rischi"

L'assessore al Bilancio chiarisce la posizione dell'Ente a poche ore dalla pronuncia del tribunale di Parma sulla richiesta di concordato avanzata per evitare il default della società partecipata. "A pagare saranno solo le banche"

Quella di ieri doveva essere una semplice riunione della commissione Controllo partecipate ma nell’aula del Comune di liberi c’erano solo posti in piedi. Tutti presenti, o quasi perché la questione è di quelle veramente importanti. Per Spip, la società partecipata del Comune sepolta dai debiti il tribunale potrebbe decidere per il suo funerale.

AGGIORNAMENTI. Il Tribunale di Parma si è riservato di decidere sul caso del concordato Spip e dell'eventuale fallimento, ma dato da molti per certo, della società partecipata del Comune di Parma sommersa dai debiti e dalle indagini della magistratura.

In attesa della decisione dei giudici di bocciare o meno il concordato, ieri quasi tutti i membri del consiglio comunale si sono riuniti per cercare di fare il punto della situazione. Ci si aspettava un piano b, una strategia da utilizzare nel caso molto probabile che il tribunale bocci il concordato e che si proceda alla richiesta di fallimento come annunciato dal procuratore Gerardo Laguarda. È invece il piano di riserva non c’è. L’assessore al Bilancio Gino Capelli smentisce le voci circolate nei giorni scorsi, spiegando che non ci saranno conseguenze per il Comune in caso di default della partecipata. Nessun rischio neanche di un downgrade del rating dell’Ente. Nessun problema quindi? Non proprio.

“Abbiamo scelto la via del concordato  - spiega Capelli - per evitare il fallimento e continuare a gestire i terreni. Non potevamo fare diversamente. Era l’unica via perseguibile per tutelare gli interessi del Comune. Adesso la decisione spetta ai giudici. Quello che succederà non lo possiamo prevedere”. Si era parlato di un aumento automatico degli interessi sui mutui in essere ma Capelli rassicura anche su questo: “Non esistono clausole che comportino l’aumento degli interessi per il Comune. Per le partecipate non saprei, devo verificare ma non dovrebbero esserci variazioni immediate”. Qualcuno in sala ricorda le lettere di patronage di Pietro Vignali nei confronti di Bnl e Unicredit giudicate deboli già dalla Corte dei Conti ma anche su queste “ci saranno poche conseguenze – spiega Capelli -. Ribadisco che da parte nostra abbiamo fatto tutto il possibile. Il Comune non corre particolari pericoli perché il debito pesa sulle banche”.

Già, le banche. La strategia poco chiara messa in atto dagli istituti di credito coinvolti non piace all’assessore al Bilancio: “In un primo momento hanno chiesto l’intervento di un advisor (la società Prince di Milano) dichiarando che il piano proposto era razionale e sostenibile. Poi si sono tirati indietro dichiarando di voler attendere il pronunciamento del giudice. Mosse che comunque fanno capire come il loro fronte non sia compatto”. Che ci sia poca chiarezza lo si capisce anche dal fatto che “i dieci istituti di credito hanno disertato gli ultimi incontri. Di fatto hanno detto no a un piano che avrebbe garantito un risultato di oltre 100 milioni di euro, un risultato che avrebbe garantito almeno sulla carta di ripianare il debito” dichiara il presidente di Stt Luigi Bussolati che con carte alla mano spiega ai presenti in sala la posizione di ognuna di loro.

L’esposizione di Spip è pari a 94 milioni di euro. Intesa-San Paolo 5 milioni di ipoteche, Banca Monte 2,5 ipotecari e 1,2 chirografario ovvero non assistito da pegni o ipoteca. Bnl 8 milioni solo chirografario, Passatore 1,4 milioni di ipotecario, Carige18 di ipotecario e 1,2 chirografario. Cariparma e Montepaschi 5 milioni, entrambi ipotecari, Unicredit 5 milioni chirografario e 37 di ipotecario. Cosa avranno in mente le banche? “Nessuno di noi lo ha capito - dichiara Capelli -. L’unica cosa chiara è che se Spip dovesse fallire a rimetterci saranno solo loro anche se non dobbiamo dimenticare che il Comune perderebbe capitale sociale e patrimonio pubblico”.

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Sull’ipotesi di fallimento interviene anche il consigliere del Pdl Paolo Buzzi, uno degli indagati per abuso d’ufficio nell’inchiesta su Spip insieme all'immobiliarista Paolo Borettini e Nando Calestani, ex presidente di Spip: “In sei anni di indagini ancora non è stato trovato nulla e ancora non si è capito se ci sono gli estremi per la bancarotta fraudolenta. Si fanno solo processi alle intenzioni. È stato detto di tutto su questa vicenda ma di punti fermi io ne vedo pochi”.

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