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Stop ai negozi etnici? Parma ha una mentalità chiusa

Dopo la lettera del sindaco Vignali al presidente della Regione Errani in cui si chiede di attuare limitazioni alle attività commerciali di tipo non tradizionale, abbiamo chiesto l'opinione dei parmigiani

Non lasciano indifferenti in molti, tra pareri favorevoli e contrari, le proposte avanzate dal sindaco di Parma Pietro Vignali in una lettera inviata al presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Sarebbe opportuno, secondo quanto sottolineato dal Primo Cittadino, attuare limitazioni sia dal punto di vista numerico che merceologico alle attività commerciali di tipo non tradizionale, in particolar modo relativamente al settore alimentare, per contrastare il pericolo di stravolgere l'identità dei quartieri storici. L'intento è quello, da una parte, di scongiurare la ghettizzazione, dall'altra di favorire l'apertura di locali che promuovano le tradizioni parmigiane, in particolar modo relativamente all'enogastronomia.

La proposta  mira a limitare l'accorpamento di esercizi multietnici in poche zone, in funzione di una distribuzione spalmata su tutto il territorio cittadino e potrebbe avvenire, secondo quanto indicato da Vignali, attraverso l'eventuale introduzione di iniziative legislative regionali che garantiscano in questo ambito maggiore autonomia al Comune. Vista positivamente da alcuni la possibilità di favorire e incentivare attività che puntino sulle tipicità dei prodotti locali. Di contro si tratterebbe di una limitazione ingiustificata, in considerazione del fatto che se un'attività commerciale non ottiene un riscontro economico minimo, sarà comunque destinata a chiudere.

"Parma ha una mentalità chiusa – afferma il gestore di un negozio di abbigliamento etnico -. In altre parti del mondo esistono interi quartieri di stranieri, come Little Italy o China Town, ad esempio. La verità è che vogliono mettere le mani avanti perchè temono un aumento della nostra presenza". "Sono troppi tutti questi negozi di stranieri, - afferma un'anziana signora in un'ortofrutta del centro -. I vecchi come me vanno nei posti di sempre. Almeno so quello che mangio!".
"Stravolgere la fisionomia di Parma? - afferma un passante in Via Farini- Perchè non si va a vedere come è diventata la Ghiaia? Ci vogliono altri modi per tenere vivo ciò che è rimasto di tradizionale a Parma. I nostri giovani per primi non sono interessati. Perchè non si parte da loro, insegnandogli a fare bene qualcosa di pratico che ci appartiene? Magari qualcosa cambierebbe".

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