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Martedì, 29 Novembre 2022
Politica

Sul progetto del prosciuttificio di Torrechiara vige il vincolo paesaggistico

Europa Verde ringrazia la Soprintendenza ai Beni Culturali per il diniego e propone: “Il nuovo stabilimento con fondi PNRR sia rigenerazione urbana”

Sono trascorse ormai tre settimane dalla Conferenza dei Servizi che ha rigettato il progetto del prosciuttificio Galloni a Torrechiara. Abbiamo atteso ad intervenire affinché venisse reso pubblico il verbale che attesta tale rigetto e, parimenti, renda noti i pareri contrari espressi dagli enti. Purtroppo, per motivi che ignoriamo, tale pubblicazione a cura del Comune di Langhirano sta tardando e questo dà adito a varie illazioni che, ad avviso di Europa Verde, stanno portando a una discussione pubblica sbagliata. Non è in discussione la libera iniziativa di un’impresa a costruire, quanto il fatto di realizzare il sito produttivo proprio lì, in terreni agricoli che godono di tutela paesaggistica, che vedrebbero infranta la normativa a consumo di suolo zero, e che rischiano di compromettere in modo irreversibile una falda acquifera che serve un ampio territorio verso Pilastro, Corcagnano e Parma.

Innanzitutto, Europa Verde ringrazia la Soprintendenza Belle arti e Paesaggio di Parma e Piacenza per aver rimesso al centro la tutela paesaggistica di cui gode Torrechiara. Sorprende che tale tutela, presente dal 1976, fosse ignorata dall’Amministrazione Comunale di Langhirano, evidentemente non attenta e interessata a valorizzare un bene culturale eccezionale quale è il castello di Torrechiara. Bene ha fatto la Soprintendenza a ricordarlo a tutti, emettendo il proprio parere negativo. Da questa vicenda abbiamo imparato alcune cose: la prima è che la mobilitazione dei cittadini è ancora essenziale per la vita democratica. È stato grazie all’affollatissima assemblea dell’11 agosto che il progetto del prosciuttificio è stato reso noto, sollevando tantissime contrarietà che hanno spinto tutti gli attori coinvolti nel processo autorizzativo a valutare con estrema attenzione tale progetto, respingendolo. Su questo punto è grave la scelta del sindaco e della giunta di Langhirano di non assicurare la partecipazione dei cittadini. La legge regionale chiede espressamente che sui grandi progetti di trasformazione del territorio (e questo lo sarebbe stato) i cittadini siano informati e consultati. In questo caso sono stati ignorati, anzi peggio: tenuti all’oscuro e messi di fronte al fatto compiuto. La seconda rilevanza è che questa volta il lavoro prezioso di informazione è stato svolto principalmente da due consiglieri comunali di opposizione: Federica Di Martino e Paolo Piovani.

Con il loro impegno diretto hanno svolto un’importante azione istituzionale, fungendo da punto di riferimento costante e aggiornato per i cittadini, facendo politica nel senso più alto e nobile del termine: per il bene comune e l’interesse collettivo. È altresì risultata rilevante l’azione delle associazioni ambientaliste, nel loro ruolo di tutela, così come l’attivismo del Comitato di Pilastro. Un terzo aspetto concerne la sostenibilità. Oggi, con l’emergenza climatica conclamata, dev’essere un impegno di tutti, a partire dalle Amministrazioni Pubbliche. Non è più tollerabile consumare suolo vergine per edificare attività produttive. Il suolo è un valore primario per la sua funzione ecosistemica. Se un’impresa vuole dichiararsi sostenibile, i nuovi stabilimenti deve realizzarli con operazioni di rigenerazione urbana, acquisendo capannoni dismessi e ricostruendo. Sappiamo bene che il “freno” è costituito dai valori economici: un area produttiva, anche se dismessa e degradata, mantiene un valore fondiario più elevato di un’area agricola. Inoltre vi sono i costi di demolizione. Ma la scommessa della vera sostenibilità ecologica passa proprio di qui. Ugualmente ci deve essere un impegno dei Comuni – e della politica – di agevolare anche dal punto di vista economico la rigenerazione. La normativa regionale (LR 24/17) dà esplicite indicazioni in tal senso e strumenti di legge per favorirla. Infine va rimarcato il fatto che il proponente, la ditta Fratelli Galloni, vorrebbe beneficiare di fondi PNRR che, a maggior ragione, andrebbero destinati a riqualificare e bonificare il territorio e non a cementificarlo ulteriormente. Un quarto aspetto riguarda il rispetto delle leggi e delle procedure.

Gli insediamenti produttivi sono necessari ma vanno disciplinati, inseriti in aree apposite, nell’ambito di una programmazione urbanistica attenta e sostenibile. Se passasse questo progetto, cosa impedirebbe ad altri prosciuttifici di Langhirano di insediarsi nella stessa zona? Qui il Comune darebbe un vantaggio collettivo (il paesaggio e la vista del castello) a beneficio di un unico privato riducendone il valore per tutti gli altri. Un quinto punto riguarda l’impatto idrogeologico. L’Arpae e la Provincia in conferenza dei servizi hanno sollevato delle pesanti perplessità sull’ipotesi di costruire uno stabilimento sopra una conoide che ospita una importante falda acquifera, di ricarica per gli usi agricoli e civili posti a sud verso Parma. La vicenda mantiene aspetti opachi ed è opportuno che, nel rispetto dei principi di legge di trasparenza e di informazione dei cittadini, il verbale della Conferenza dei servizi sia pubblicato quanto prima da parte del Comune di Langhirano.

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