Traffico di documenti di rifugiati in Germania, Cavandoli: "Cosa fa il Governo per intervenire?"

L’interrogazione parlamentare è perché venga posta la giusta attenzione su questa problematica finora trascurata e per conoscere l’ampiezza del fenomeno

“Secondo un’inchiesta di Der Spiegel, ci sono rifugiati che vendono i propri documenti per permettere l’ingresso illegale in Germania di altri stranieri, in qualche caso forse anche terroristi. Alcuni lo farebbero con documenti rilasciati dall’Italia: chiederò al Governo di verificare questa notizia, se i fatti citati corrispondono a verità e cosa stia facendo il Governo per arginare il problema”, lo dice Laura Cavandoli, parlamentare parmigiana della Lega che sta preparando un’interrogazione parlamentare in merito.

“L’inchiesta del settimanale tedesco – aggiunge l’esponente leghista - rivela che centinaia di immigrati cui la Germania ha riconosciuto lo status di rifugiato politico o di guerra ogni anno vendono i loro documenti per permettere l’ingresso nel Paese di altrettanti clandestini, in alcuni casi anche terroristi, e che le autorità tedesche riescono a fare ben poco per arginare il fenomeno”.

“Un commercio fiorente che si svolge per lo più tramite i social e riguarda sia stranieri che vendono i propri documenti prima di andarsene, ma anche rifugiati che rimangono nel Paese, dichiarando di averli persi, per cederli invece a clandestini che possono varcare le frontiere con documenti autentici”, prosegue l’onorevole parmigiana.

“L’inchiesta rivela che su circa 500 casi scoperti in Germania lo scorso anno, un centinaio riguardavano persone con documenti di rifugiati rilasciati in Italia. Se le autorità tedesche dicono il vero, significa che questa pratica potrebbe essere diffusa anche da noi. Le nostre forze dell’Ordine hanno ogni giorno a che fare con personaggi dalle due, tre, quattro, dieci identità: questo traffico peggiorerebbe ancora le cose.

L’interrogazione parlamentare è perché venga posta la giusta attenzione su questa problematica finora trascurata e per  conoscere l’ampiezza del fenomeno, cosa si intende fare per prevenirlo e arginarlo”, conclude Laura Cavandoli.

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