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Chirurgia mini-invasiva per emicrania e cefalee: il punto sulla rivista “Plastic and Reconstructive Surgery”

Pubblicato sulla rivista internazionale uno studio del prof. Edoardo Raposio, docente di Chirurgia Plastica all’Università di Parma e responsabile della struttura di Chirurgia della cute e degli annessi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria

Su “Plastic and Reconstructive Surgery”, rivista di riferimento internazionale di Chirurgia plastica, è stato pubblicato uno studio su storia, evoluzione e fondamenti della chirurgia mini-invasiva per la cura dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive: una tecnica sempre più utilizzata a livello internazionale con buoni risultati.

Il lavoro (link al testo) è frutto della collaborazione fra Edoardo Raposio, docente di Chirurgia plastica all’Università di Parma e responsabile della Struttura di Chirurgia della Cute ed annessi, mininvasiva, rigenerativa e plastica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, William Austen, Direttore della Chirurgia Plastica dell’Università di Harvard, e i suoi collaboratori.

“Recenti teorie relative alla patogenesi dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive – spiega il prof Raposio - hanno ipotizzato che queste, in molti casi, possano essere correlate a un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale dovuto alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali da parte di strutture vascolari o muscolari circostanti, e che questi trigger points o punti scatenanti possano essere eliminati mediante un intervento chirurgico mini-invasivo”.

Questa tecnica chirurgica, effettuata in anestesia locale con sedazione, indolori, consiste nella liberazione mini-invasiva di alcuni nervi, la cui irritazione causa l’insorgenza degli attacchi. Le principali terminazioni nervose interessate possono essere localizzate, a seconda dei casi, nella zona occipitale alla base del collo, causa della cosiddetta “cervicale”, nella regione frontale in prossimità delle sopracciglia, o nelle regioni temporali in corrispondenza delle tempie. Tale approccio è utilizzato solo quando l’emicrania o la cefalea sono farmaco-resistenti, oppure quando la terapia farmacologica causa effetti collaterali così importanti da renderla poco sopportabile ai pazienti trattati.

“Nell’80% dei pazienti affetti da cefalea muscolo-tensiva o emicrania – conclude Raposio - sono i muscoli o i vasi sanguigni a irritare alcuni piccoli nervi superficiali. La liberazione mini-invasiva di questi nervi determina la completa remissione dei sintomi o una diminuzione significativa del numero, della durata e dell’intensità degli attacchi nella grande maggioranza dei pazienti”.

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