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Endometriosi, a Fidenza un centro d'eccellenza - Crovini: "Vi spiego il 'dolore invisibile"

La testimonianza di una paziente: "E’ come se avessi nel corpo tanti piccoli folletti: alcuni impegnati a squarciarmi il ventre con delle forbici, altri a sbriciolarmi la schiena con uno scalpello"

Una malattia che colpisce una donna su dieci in età fertile. L’endometriosi, patologia spesso sconosciuta, ha conseguenze inimmaginabili sulla vita delle pazienti. “A darmi il buongiorno la mattina sono i dolori, – spiega una trentacinquenne che ne soffre da circa venti anni a Quicosenza – non la sveglia. E’ come se avessi nel corpo tanti piccoli folletti: alcuni impegnati a squarciarmi il ventre con delle forbici, altri a sbriciolarmi la schiena con uno scalpello. Chi ha partorito sostiene che siano uguali alle fitte del travaglio. La differenza è che non durano qualche ora, ma giorni, settimane, mesi. Lavorare diventa un incubo, si spera di arrivare a fine giornata imbottendosi di antidolorifici senza dover chiedere permessi, ferie, malattia. Impossibile poter pianificare una serata o una gita fuori porta perché il dolore ti annienta (fisicamente e psicologicamente) e il tempo libero è l’unica occasione in cui si può star male senza dare troppe giustificazioni. Questa è la normalità. Poi ci sono i ‘periodi caldi’, quelli in cui ti ritrovi ricoverata in ospedale, allettata per interventi chirurgici invasivi o emorragie che ti portano a perdere sangue per lunghe settimane.

Chi non vive quotidianamente i tuoi disagi neanche immagina questo inferno in quanto ‘da fuori’ la malattia non si vede. Esteticamente siamo infatti donne normalissime, in piena forma”. A chiarirlo è un veterano della materia: il Professor Giuseppe Crovini. Da oltre trenta anni si occupa di endometriosi. Ha iniziato nel 1981 ad esercitare la professione e dal 1991 ha diretto il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Vaio a Fidenza, in provincia di Parma, trasformandolo in uno dei centri d’eccellenza più all’avanguardia d’Italia per le donne affette da endometriosi. Da poco più di un mese è in pensione, ma non cessa di dare il suo contributo nel migliorare la qualità di vita delle sue pazienti. Ha assistito all’evoluzione dell’approccio terapeutico alla patologia e formato un’equipe specializzata che continuerà ad affiancare per trattare i casi più complessi. “L’endometriosi è una patologia invalidante – spiega il Professore Crovini – in quanto il dolore è il sintomo fondamentale che ci porta alla diagnosi. La patogenesi è ancora controversa in quanto il reflusso mestruale è sicuramente la causa iniziale.

Un fenomeno che è stato dimostrato essere presente nella maggior parte delle donne di cui solo una modesta percentuale sviluppa endometriosi. Negli ultimi anni si è valutato come possibile causa l’inquinamento ambientale (di cui personalmente sono convinto), i pesticidi, i derivati del catrame, ecc. Oggi i numeri delle donne affette da endometriosi sono aumentati, ma solo perché si conosce di più rispetto a trent’anni fa. Negli anni Ottanta – ricorda il Professore Crovini – l’unica terapia che si conosceva per l’endometriosi era quella chirurgica. Negli anni grazie al Prof. Vercellini, che per più di 20 anni ha sostenuto la terapia farmacologica con progesterone, è possibile integrare le due teorie. Non credo che siano aumentati i casi di endometriosi, ma sicuramente è aumentata la conoscenza dell’endometriosi. Nel nostro reparto sono state trattate circa un migliaio di casi. I più complessi su cui mi sono trovato ad intervenire sono stati i noduli del setto retto-vaginale e intestinali, per capirci l’endometriosi del comparto posteriore. Collaborerò ancora con la mia equipe poiché la direzione dell’ospedale mi ha permesso, tramite un contratto a titolo gratuito, di poter accedere in sala operatoria”.

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