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Parma capofila del sistema Bios di formazione per la rete dell’emergenza

Salvare vite e fare dell’emergenza un tema di cultura

Un’insegnante pratica le manovre di primo soccorso a un giovane studente durante una crisi cardiaca dopo uno sforzo in palestra. Un collega interviene per salvare la
vita all’amico in arresto cardiocircolatorio sul luogo di lavoro. Gesti tempestivi che non accadono a caso. Occorre una cultura del soccorso. Servono specifici corsi di formazione. E’ quanto sta accadendo a Parma, capofila del Network Bios in Italia da due anni.

Anche in questi giorni l’Azienda Ospedaliero-Universitaria – grazie al riconoscimento come International Training Center (ITC) di American Heart Association – ha
richiamato diversi centri ospedalieri per procedere all’aggiornamento del personale che formerà a loro volta altri volontari del soccorso. Al seminario di formazione
erano presenti i centri ospedalieri di Collegno, Pinerolo, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto Fano, Pesaro, oltre a Croce Rossa di Bologna e Fondazione
Toscana Gabriele Monasterio del CNR di Pisa. Il Network attualmente consta di circa 160 formatori, tra medici e infermieri dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e degli altri Ospedali che formano la rete che si occupa di divulgare il sapere e le tecniche che, all’interno degli Ospedali e sul territorio, contribuiscono ad incrementare le possibilità di sopravvivenza di una persona in arresto cardiaco.

Gian Luca Gonzi, responsabile scientifico del centro Bios di Parma, e Antonella D’Errico, responsabile organizzativa dei corsi, di concerto con il Comitato
Scientifico (composto dai coordinatori dei vari corsi Angelica Barone, Icilio Dodi e dai rappresentanti della Centrale Operativa 118 Emilia Ovest, Adriano Furlan e
Teresa Di Bennardo e dal responsabile amministrativo Maria Rita Buzzi), organizzano la formazione dei professionisti all’interno dell’Ospedale e dei volontari delle associazioni, come ad esempio quelle sportive.

“I risultati della formazione sul soccorso li vedo dalla mia posizione di medico che opera nell'anello finale della catena dei soccorsi, registrando una diminuzione delle
disabilità dei pazienti che sopravvivono ad un arresto cardiaco, proprio perché una buona parte di loro riceve un soccorso immediato, adeguato e in continuo
miglioramento”, spiega soddisfatto Gian Luca Gonzi, responsabile scientifico del Bios cardiologo dell'Azienda Ospedaliero Universitaria. Sigle a parte, l’esperienza della formazione per il soccorso in caso di arresto cardiaco al Maggiore è iniziata già nel 2001 e con il riconoscimento formale del centro nel 2016 è iniziata la diffusione capillare dei corsi. “Da settembre si torna a fare formazione a professionisti sanitari e amministrativi dell’Ospedale”, dichiara Antonella D’Errico, all’indomani del workshop che ha richiamato in città almeno 150 tra medici, infermieri e dirigenti dei cinque ospedali satelliti del sistema Bios che vede Parma capofila.

La formazione è stratificata per livelli di competenza: dai corsi base ai corsi avanzati, per la gestione dell’arresto cardiaco dell’adulto del bambino e del neonato, fino ad arrivare ai corsi di simulazione ad alta fedeltà. Il tempo dedicato alla formazione, a seconda del corso varia da un minimo di 4 ore per i corsi base fino ad arrivare alle 16 ore per i corsi avanzati e di simulazione ad alta fedeltà. Questo sistema, certificato dall’American Heart Association, ha creato i presupposti per avviare il network nazionale per la formazione nell’ambito dell’emergenze cardiovascolari. Oltre alla diffusione della cultura dell’emergenza, le finalità del network sono la certificazione AHA dei corsi di rianimazione cardiopolmonare, sinonimo di qualità, la formazione di formatori nelle varie discipline e la collaborazione nella realizzazione
di progetti scientifici e di ricerca.

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