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#andràtuttobene: Martina e Davide, San Michele Torre (PR)

Via Trieste, 15 · Felino

Chi avrebbe mai immaginato, immerso fino al collo negli impegni della vita quotidiana, frenetica e talvolta ripetitiva, di essere COSTRETTO a rinunciare a tutto ciò? Costrizione bizzarra si potrebbe pensare, visto che fino a ieri mi trovavo in ufficio! 2 marzo 2020: milioni di uomini e donne in tutt’Italia tornano a casa dopo una giornata di lavoro infinita, si rilassano finalmente davanti al solito TG delle 20 ma, che seccatura!, ormai si sente parlare soltanto di questa “normale influenza”. Poi, il 10 marzo 2020, la fatidica chiamata: “Sì , anche lui si è ammalato, è ricoverato in ospedale”. Come tanti altri. Ma non in Cina, no: in Italia. Nella nostra città. Nel nostro stesso quartiere. Nella nostra famiglia, e cerchia ristretta di amici. E quindi dobbiamo stare tutti a casa, in quarantena, perché i contagiati sono sempre di più, ed è pericoloso per tutti. Chi l’avrebbe mai immaginato, quindi? Noi: assidui lavoratori, studenti imperterriti, anziani vigorosi, costretti a modificare radicalmente le nostre abitudini quotidiane. La nostra cultura, si può dire: il più banale gesto di congedo, la stretta di mano, si è rivelato un tabù. E ora ci troviamo qui, tutti, nelle nostre case, nel bel mezzo di un processo di cambiamento sotto molteplici aspetti radicale. Ma ce ne accorgeremo realmente soltanto quando tutto questo sarà finito: perché “cambiamento”  non è l’assenza di un abbraccio, non è lo studiare comodamente accoccolati sul divano di fronte ad una video lezione che forse si carica anche lentamente, né tantomeno recarsi fuori casa solo per andare al supermercato (ah ricordiamocelo: rigorosamente muniti di guanti e mascherina, cosa per noi occidentali impensabile fino ad una settimana fa). Niente di tutto ciò significa “cambiare”. Il vero cambiamento è ciò che riscontreremo in futuro, quando tutto questo sarà soltanto un ricordo (e lo sarà, eccome se lo sarà). E ci saranno due tipi di cambiamento: quelli inerenti all’economia, agli equilibri mondiali, e quelli che avremo riscontrato dentro noi stessi. Forse, coloro che rimarranno a casa con la propria famiglia, rivaluteranno il concetto della parola “tempo”; ritroverà il piacere di una eterna partita a Monopoli con il proprio fratello minore, imparerà ad ascoltare le esigenze dei propri figli a mente più lucida, proverà a studiare un po’ più diligentemente. Forse, coloro che si trovano in questo momento in prima linea negli ospedali mai stati così affollati, non dimenticheranno mai questi momenti. Ma, specialmente ora, non perdono le speranze, perché sanno di avere sulle spalle tutta la forza di questo paese. Noi la difesa, loro l’attacco. Forse, coloro che sono distanti dai nonni, dalla rispettiva fidanzata/o, dagli amici del cuore, realizzeranno veramente quanto queste figure siano importanti nella loro vita. Perché, in fondo si sa, il valore delle cose emerge specialmente quando queste ultime sono lontane. In ognuno, un effetto differente: chi in casa ci sta bene e lo sente meno, chi è iperattivo e si sente in gabbia.  Ma qualcosa rimarrà. E, in fondo, ciò che rimarrà a tutti, è che ce l’avremo fatta soltanto grazie ai sacrifici, piccoli o grandi che siano, di tutti noi. Tutti. Famiglie, città, paesi, pianeta. Per la prima volta nella storia, TUTTO il mondo è unito contro lo stesso nemico, più crudele degli altri perché invisibile. Ed è questo che rende tutte le comunità mondiali completamente alleate. Mai, mai prima d’ora si era verificato qualcosa di simile. Perché TUTTI abbiamo condiviso un momento irripetibile. Se oggi vediamo pubblicati sui social iniziative, frasi ed hashtag di ogni genere, se ascoltiamo e ci uniamo ai canti delle famiglie sui balconi delle più grandi città italiane, se si moltiplicano le offerte per i fondi di solidarietà destinate ai reparti di terapia intensiva è perché sappiamo che uniti ce la faremo; e in ognuno di questi gesti si nasconde il desiderio di trasmettere forza all’altro, al proprio vicino. E poi ci siamo noi, due formichine che dall’alto della loro casetta, la più alta di un paese quasi sconosciuto, gridano senza voce che tutto andrà bene, unendosi a molti altri, consapevoli che da soli nulla sarebbe possibile.  In questa giornata uggiosa, che trascorriamo seduti a gambe incrociate sul nostro balcone, abbiamo avuto la prova del fatto che “tutto è possibile”, in ogni spazio e in ogni tempo.  #torneremoaviaggiare #andràtuttobene #iorestoacasa Martina e Davide San Michele Tiorre, Felino (PR)

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