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COVID-19 Guardare al passato per progettare il futuro

Quanto avvenuto durante l’emergenza sanitaria da Covid-19 - non ancora conclusa - è nota alla maggioranza dell’opinione pubblica. Gli errori gestionali, sottovalutazioni, sono stati evidenti soprattutto all’interno delle residenze per anziani in cui hanno perso la vita troppe persone. È necessario fare luce su quanto successo, specialmente sulle responsabilità politiche di chi ha perpetrato tagli e conseguente riduzione di personale da dedicare ai servizi alla persona. Innumerevoli volte si è denunciato e spiegato le difficoltà che si affrontano all’interno di tutti i servizi alle persona, che vanno dall’assistenza e cura di anziani, ai disabili fisici e psichici. Difficoltà dovute ad una minore importanza assegnata al welfare, svenduta al privato e alla logica del profitto. Il lavoro che noi OSS (operatori socio sanitari) ed Infermieri svolgiamo, si scontra quotidianamente con l’indifferenza del mondo politico, contro la mercificazione della persona e il diritto alla salute, contro la costante diminuzione di diritti conquistati con dure lotte nel passato. Da non dimenticare che prepotentemente di questi mesi è tornata in evidenza, sono le condizioni di lavoro di molti OSS e Infermieri (soprattutto nel privato) che rasentano lo sfruttamento, che si ritrovano in costante precarietà, con stipendi al limite della sopravvivenza grazie a contratti di lavoro firmati dalle grandi organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL) che hanno svenduto diritti. L’evidenza sono tutti i colleghi che lavorano nelle cooperative, oppure attraverso le agenzie interinali, o come chi lavora presso le ASP inquadrati con contratti di Enti Locali, equiparati a maestri quando è necessario avere un contratto di Sanità Pubblica. Questo produce la costante migrazione di OSS e Infermieri presso gli ospedali, partecipando a concorsi di migliaia di persone per pochi posti, con la speranza di poter conquistare una maggiore stabilità lavorativa, con l’effetto di causare il taglio della continuità assistenziale. Pazienti che vengono curati per anni dalle stesse persone, in cui vedono un punto di riferimento, quasi un familiare è essenziale per offrire qualità e serenità. Anche questa è cura della persona. Per chi lavora nelle residenze per anziani e disabili durante i mesi di pandemia, ha vissuto l’impotenza, il non avere gli strumenti adatti per poter offrire le cure necessarie e alleviare la sofferenza. Costretti a far fronte alle carenze e impreparazione di un sistema – quello delle residenze assistenziali e sanitarie – che ha dimostrato le innumerevoli lacune dovute alla scarsità di risorse economiche investite. Siamo stati chiamati eroi!! Eroi lo siamo ogni giorno quando prendiamo servizio! “Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo.” “Primo Levi” Utilizzando una citazione di Primo Levi è fondamentale porci la domanda di quale insegnamento ci ha lasciato l’esperienza appena trascorsa? Gli errori non bisogna dimenticarli o peggio minimizzarli, al contrario devono essere uno stimolo per migliorare affinché ciò non si ripeta in futuro. Bisogna rivedere e migliorare tutte le strutture residenziali per anziani e disabili, potenziarle attraverso investimenti a tutela del malato e dei lavoratori. Diversificare i servizi in base alle patologie, per offrire una cura più mirata e personalizzata al reale bisogno della persona. Aumentare il personale impiegato e innalzare quelli che sono i parametri assistenziali, eliminando il concetto e sistema del case-mix, che sono i minuti da dedicare al paziente. Solo in questo modo si potrà evitare di commettere gli stessi errori. Pazienti, familiari, operatori devono essere uniti per rivendicare un cambiamento, affinché la cura il diritto alla salute sia realmente efficiente ed universale. La nascita di comitati tra familiari e operatori ne sono la dimostrazione e devono essere il volano per una presa di coscienza più ampia, impegnarsi per risvegliare le coscienze troppo assopite impregnate del pensiero dell’accontentarsi e individualismo. Non si può anteporre l’interesse economico al diritto di cura. Bisogna essere un fronte comune, soprattutto per le generazioni future e per rispetto di chi non c’è più. Mauro Caffo Operatore Socio Sanitario RSU- USB Asp Ad Personam

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Commenti (1)

  • Sono pienamente d'accordo con Mauro, ma non vedo alcuna volontá nè politica, nè economica volta a cambiare una situazione ormai consolidata che favorisce pochi e penalizza molti. E noi assistiti, operatori , familiari siamo forse troppo esausti e scoraggiati per avere la forza di andare contro i grandi poteri delle cooperative (onlus!) che hanno il monopolio economico del welfare. E questa pandemia ha evidenziato ancor più l'aspetto più negativo della questione, con comportamenti vergognosi che, mi auguro, saranno oggetto di approfondita valutazione, anche giudiziaria.

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