Il 20% degli italiani soffre lo smog

La cattiva qualità dell'aria causa problemi respiratori a 1 italiano su 5, secondo uno studio Coldiretti. Parma è ai primi posti per l'ozono

Lo studio europeo pubblicato pochi giorni fa su “Lancet Oncology” lo ha dimostrato con nettezza: la correlazione tra l’inquinamento atmosferico e il rischio di tumore al polmone c’è ed è stretta. Sulla scia della ricerca, un’analisi di Coldiretti sui dati Eurobarometro 2013 rivela in questi giorni che il 20% degli italiani (ben 1 su 5) soffre di problemi respiratori favoriti dal peggioramento della qualità dell’aria negli ultimi 10 anni.

La soglia che per legge non andrebbe superata sono i 35 giorni all’anno di 50 microgrammi di polveri sottili a metro cubo di valore medio giornaliero, ma i dati che riguardano l’aria che si respira nelle nostre principali città sono tutt’altro che rassicuranti. Il rapporto “Mal’aria” curato da Legambiente denuncia infatti lo sforamento dei livelli di polveri sottili (Pm 10), per quanto riguarda il 2012, su ben 51 centri urbani dei 95 presi in considerazione.

La Pianura Padana, in particolare, è una delle zone più critiche, annoverando 18 sue città tra le prime 20 per livello di smog. E Parma, purtroppo, non fa eccezione: nell’anno appena trascorso ha superato i 50 microgrammi consentiti 115 giorni, quasi quintuplicando i 25 concessi. La città, poi, risulta ai primi posti per l’ozono cosiddetto cattivo (che non c’entra con quello che a 20-30 km circa di altezza nell’atmosfera ci protegge dalle componenti cattive dei raggi solari), ovvero quello che si forma quando l’inquinamento prodotto dai motori dei veicoli e dalle industrie interagisce con i raggi solari ultravioletti e che per questo tende ad aumentare la sua concentrazione in estate, specie quando è bel tempo.

Sempre secondo l’indagine Coldiretti, per quanto riguarda i problemi respiratori da smog, la situazione italiana è peggiore rispetto alla media dell’Europa, dove i cittadini con problemi respiratori si attestano sul 17%. Sulla questione inquinamento atmosferico l’Unione si è pronunciata con nettezza con una sentenza della Corte di Giustizia che non lascia spazio ad alibi: l’Italia deve ridurne la produzione. Non si può più aspettare oltre.
 

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