L’eccellenza italiana esaltata dal tatuaggio Ue

Il made in Italy verrà certificato da un'etichetta laser voluta dall'Europa. E intanto, come confermano dall'Università di Parma, il consumo di ortofrutta mantiene un trend costante. Nonostante la crisi

L’Europa vota per il tatuaggio della frutta. Niente a che vedere con una moda estiva che inneggia a banane, fragole o ciliegie stampate sulla pelle, la superficie in questione è la buccia dei frutti. Da tempo negli Stati Uniti e in altri Paesi, bollini ed etichette vari, appiccicati, incartati o appesi alla frutta per indicarne qualità e provenienza, sono ormai superati. Ora anche il Vecchio Continente sceglie la nuova via e approva l’etichetta laser.

Questo cosiddetto tatuaggio non penetra la buccia del frutto, lasciandolo integro, e presenta notevoli vantaggi rispetto ai metodi classici. Innanzitutto, riduce l’impiego di carta, inchiostro e colla diminuendo l’impatto ambientale. Poi, permette di inserire logo, informazioni di origine e anche un QR code, grazie al quale direttamente da uno smartphone si può accedere a contenuti su produttore, prodotto e tecniche di coltura e raccolta. Così, attraverso una tracciabilità totale, scoraggia la contraffazione e la falsificazione in un terreno come quello agroalimentare, troppo spesso molto fertile per malavita ed ecomafie.
 
La nuova normativa ha in questo modo una ricaduta molto positiva anche sul made in Italy, che fa di qualità ed eccellenze locali i suoi cavalli di battaglia. Il perché è presto detto. Per esempio, per riuscire a reggere la concorrenza di produzioni meno costose ma anche di minor pregio, è fondamentale che venga certificata la qualità.

Intanto nel Belpaese il consumo dell’ortofrutta, in controtendenza con il periodo, non conosce crisi. «Il peso del consumo di ortofrutta mantiene un trend costante – spiega infatti il professor Corrado Giacomini, docente di Economia Agroalimentare dell’Università degli Studi di Parma – nonostante la contrazione anche dei consumi alimentari. Con la crisi economica che stiamo vivendo è mutato in generale il comportamento del consumatore che tende ad ottimizzare la spesa sia sulla base delle disponibilità economiche sia mostrando una particolare attenzione a determinati valori, basta vedere come il settore biologico sia in crescita continua anno dopo anno pur avendo prezzi superiori».

E i numeri (sono i risultati della Global Survey of Fresh Food realizzata da Nielsen) parlano chiaro: il 23% degli italiani compra frutta e verdura tra le 4 e le 6 volte a settimana, contro il 19% della media europea, e il 37% consuma due volte al giorno frutta e verdura, contro il 31% della media Ue, mentre il consumo di prodotti ortofrutticoli biologici sale del 7,8% nel 2012 (dato della rilevazione del Panel Famiglie di Ismea/Gfk Eurisko).
Il tatuaggio voluto dall’Europa, ulteriore sintomo di un sistema di tracciabilità tra i più rigorosi e severi e di una legislazione scrupolosa e attenta alla salute dell’uomo e dell’ambiente, può insomma rivelarsi anche un ottimo assist per il Made in Italy dell’ortofrutta italiana che, secondo i dati del Ministero degli Affari esteri, si attesta addirittura come terzo brand più noto a livello globale.

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