È il momento del porcino, facciamone la conoscenza

Presto la Valle del Taro e l'Appennino intorno saranno meta privilegiata di chi va per funghi. Bastano poche, semplici regole per farlo in sicurezza e rispetto della natura

di Hans Hillewaert

Stanno per arrivare. Complici le prime piogge autunnali, anche quest’anno presto i funghi porcini faranno capolino nell'alta Val Taro e nei boschi dell’Appennino parmense.

Per la gioia dei fungaioli, ma anche degli amanti dei paesaggi che le nostre montagne possono regalare, perché l’andare a funghi può essere un ottimo pretesto per scoprire le meraviglie dell’entroterra ed entrare in contatto con la natura di questi territori. Ma affinché questo avvenga in reale armonia con l’ecosistema, è importante che vengano rispettate alcune semplici quanto fondamentali regole.
Le spiega con chiarezza il portale regionale dell’Emilia Romagna dedicato all’Ambiente, che presenta anche gli esemplari di funghi tipici della zona e le caratteristiche meteo più favorevoli alla loro proliferazione.

I boleti, meglio noti come porcini, sono 4: Boletus Pinophilus o Porcino rosso; Boletus Aureus  o Porcino nero;  Boletus Aestivalis o Porcino d’estate; Boletus Edulis o Porcino edule.

Il porcino rosso è quello che ha il periodo più lungo di presenza nei boschi dal momento che è il meno sensibile alle basse temperature. Si riconosce facilmente per il colore rosso del cappello ma è il meno prelibato in cucina dei 4 re del bosco. Può raggiungere anche i 4 kg di peso e nasce sia sotto le latifoglie (in particolare faggi e castagni) sia sotto le conifere (pini ed abeti) solitamente ad altitudini piuttosto elevate.
 
Il porcino d'estate è il più buono e pregiato dei 4 tipi di porcini. Nasce subito dopo il porcino rosso, un po' dappertutto nei boschi: cresce infatti in simbiosi con molte specie di alberi, soprattutto con castagni e carpini ma si trova anche nelle faggete e nelle quercete.
 
Il porcino nero è altrettanto prelibato del porcino estivo. Si sviluppa bene al caldo nei boschi di latifoglie ma si torva anche tra castagni, noccioli e, in particolare, carpini. Non necessita di molta umidità ma ama i punti del bosco più luminosi.
 
Il porcino edule, infine, è il porcino per eccellenza. Crea la simbiosi con diversi tipi di alberi, dalle latifoglie alle conifere. Dal momento che cresce in svariati ambienti può variare molto la forma e l'aspetto. L'edule è il porcino che nasce per ultimo, difficilmente lo si trova in primavera perché i primi spuntano solo in piena estate dopo qualche temporale.

Secondo gli esperti, le condizioni ideali per la nascita del porcino, che dei funghi è il re, sono pioggia abbondante ma regolare (troppa acqua tutta insieme di solito preclude la nascita dei funghi); umidità dal 50 al 90%, temperatura mai sotto i 6° e sopra i 30°. Tendenzialmente nascono a quote più basse per poi salire, a seconda della pioggia caduta. Se la temperatura non è troppo severa si possono trovare porcini fino a novembre inoltrato.

Per quanto riguarda le regole, va precisato che in Emilia-Romagna è consentito andare a funghi solo con il tesserino (di validità giornaliera, settimanale, mensile o semestrale), proprio perché una raccolta non corretta o indiscriminata può arrecare gravi danni alla vita e alla riproduzione di questi organismi e, di conseguenza, all´equilibrio degli ecosistemi dei quali sono parte vitale e insostituibile ed è molto pericoloso, innanzitutto per la propria salute, improvvisarsi conoscitori di funghi, dal momento che ne esistono specie velenosissime. Per questo è fondamentale evitare sempre la raccolta di funghi di specie non conosciute e, se non si è certi della commestibilità del proprio raccolto, effettuare un controllo presso gli Ispettorati Micologici dell’Azienda Sanitaria Locale.

Ciò che poi è importante sapere, come ricorda anche il vademecum appositamente predisposto dal Corpo Forestale dello Stato, è che il raccolto giornaliero non deve superare i tre chili per persona, che non bisogna utilizzare rastrelli o uncini che possano danneggiare il micelio e che i funghi raccolti devono essere trasportati in contenitori rigidi ed areati, poiché l’utilizzo di sacchetti di plastica non permette la diffusione delle spore fungine nel bosco e la mancanza di areazione causa il deterioramento del prodotto. Per qualsiasi necessità estemporanea, è inoltre bene mandare a memoria il 1515, il numero di Emergenza Ambientale del Corpo Forestale dello Stato.

A questo punto, finalmente, non resta che augurare buona raccolta e buon Appennino a tutti!

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