Il made in Italy traina l’export, ma attenzione alle imitazioni

Le nostre eccellenze, dal Parmigiano al prosciutto di Parma, fanno raggiungere il record nelle esportazioni, ma i falsi sono in agguato, con un mercato che vale il doppio

La crisi colpisce tutti i settori, ma l’export agroalimentare resta indenne, anzi, cresce. In un panorama in cui il segno è sempre più un’autentica rarità, l’esportazione dei prodotti alimentari registra un aumento del 7 per cento, salvando la bilancia dell’export nazionale, che si attesta così al +0,2, nonostante il -4% della domanda interna.
 

A non deludere è la qualità del made in Italy, di cui l’agroalimentare è fiore all’occhiello. I dati Istat, sottolinea infatti Coldiretti, confermano che la leadership italiana nella qualità alimentare vale 12 miliardi, che rappresentano il fatturato al consumo generato sui mercati nazionale ed estero dalle produzioni a denominazione di origine (Dop/Igp). In Italia sono 255 i prodotti che hanno uno specifico riconoscimento: 156 Dop, 97 Igp e 2 Stg. E sono proprio le principali produzioni a denominazione di origine - dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal Prosciutto di Parma al San Daniele - a trainare l’intero Made in Italy alimentare verso il record storico nelle esportazioni 2013.
 

Ma un fronte così strategico deve essere tutelato, perché non indenne dalle frodi. Coldiretti denuncia infatti un mercato del falso che vale addirittura il doppio del made in Italy. L’Expo, suggerisce allora la Confederazione dei coltivatori diretti, deve rappresentare l’occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italiano all’estero, dove il nemico maggiore sono proprio le imitazioni low cost con il cosiddetto “Italian sounding” che vale circa 60 miliardi, ovvero quasi il doppio delle esportazioni di prodotti autentici.
 

Dallo “Spicy thai pesto” statunitense al “Parma salami” del Messico, Dalla “mortadela” siciliana dal Brasile a un “salami calabrese” prodotto in Canada, dal “provolone” del Wisconsin agli “chapagetti” prodotti in Corea le imitazioni dal nome maccheronico sono moltissime e solo apparentemente possono fare sorridere.

Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che – conclude infatti la Coldiretti – causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi.

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