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Parma, Nocciolini ora sogna: il ritratto del nuovo bomber crociato

Galassi lo ha voluto fortemente: ottima corsa, buona tecnica e grande velocità. Si inserisce spesso in zona gol. Il suo idolo è Shevchenko

Ventiquattro minuti per la gloria. In ventiquattro minuti puoi fare un sacco di cose, anche cambiare la storia di una partita di calcio, se vuoi. E magari cominciare un altro capitolo di un campionato incertissimo, o provare a scrivere un’altra storia. Perché per il Parma, da sabato sera, è cominciata un’altra storia. Merito di quel diavolo di Manuel Nocciolini, che si è preso la bella responsabilità di diventare nuovo idolo dei tifosi del Parma, lontano da Parma, in una Pordenone dimenticata da Dio e resa celebre per il bel calcio di Tedino. Manuel ci ha messo solo ventiquattro minuti, dopo che per 360’ più recupero era riuscito sì a farsi apprezzare, ma anche a farsi dire che qualcosa di più poteva fare, onestamente. In verità lo aveva fatto pure a Santarcangelo e contro il Venezia, quel qualcosa in più, solo che l’arbitro non lo ha notato e prima non ha visto un gol fatto, poi ha fischiato inspiegabilmente una punizione rendendo vano il suo esterno delicato contro il Venezia. Lui che martedì sera ha avuto una palla unica per chiudere la partita e l’ha sparata addosso a Facchin. Troppo poco per poter dire che Nocciolini è un giocatore da Parma. Pensieri cattivi e critiche spazzate via da una tripletta importante, che ha cancellato il Pordenone dal campo ed è riuscito a ridare una squadra nuova al campionato, consapevole delle sue forze. Un tiro al volo, un colpo di testa e un gol da puro opportunista. Tutto il suo repertorio in ventiquattro minuti, solo ventiquattro minuti. Costanza, corsa e sacrificio, quantità e qualità in una serata da Re Mida. Ci credeva Manuel alla rimonta, troppo facile dirlo quando sai il risultato, ma l’intervallo ha ridato alla squadra grande enfasi e lo schiaffo del Pordenone, il secondo, è servito a scatenare una reazione da grande gruppo. Che si è aggrappato a Manuel Nocciolini, uno che piaceva tantissimo a Cesare Prandelli ai tempi della Fiorentina. Sei anni passati nel settore giovanile della Viola, allenamenti con la prima squadra e con un certo Luca Toni, era l’anno dei famosi trenta gol in A. Ha fatto la trafila delle Nazionali giovanili fino all’Under 17, con mister Chiarugi. Lui, di Suvereto in provincia di Livorno, ieri ha salvato la ‘pellaccia’ a un altro livornese doc, uno che lo aveva detto mercoledì, Lucarelli: “Vinciamo a Pordenone”. E si è vinto grazie all’uomo con la barba, uno che spesso si è lasciato andare, uno che poteva fare molto di più. Infortuni e un carattere non sempre impeccabile, gli hanno fatto perdere il treno che, per sua fortuna, è passato una seconda volta, grazie a Nicola Campedelli, secondo di Gigi Apolloni. Fino a due anni fa, Manuel non aveva squadra dato che dopo la Lega Pro era rimasto senza stimoli né suscitava l’ammirazione di nessuno. Fino alla chiamata della Ribelle, che di fatto rappresenta quel secondo treno, quello che si è fermato pure a Parma. Passando ovviamente per Pordenone. Sempre con la maglia di Shevchenko in valigia con scritto ‘In bocca al lupo, Manuel’.

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