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Ahi, Inglese! Ancora stop: non c'è pace per Roberto

Poteva essere l'arma in più in questo disperato finale di stagione: ma gli infortuni lo perseguitano

Roberto Inglese - foto Ansa

Neanche il tempo di tornare, essere decisivo in pochi secondi con l’assist per Mihaila e provare a pensare che Roberto Inglese fosse riuscito a rimettersi in piedi. Niente, non è bastato un episodio positivo per mettersi alle spalle un periodaccio. Che dura da un anno e mezzo, segnato da tanti guai fisici e vicende personali che hanno ingrigito l'umore di un ragazzo schiacciato dal peso delle aspettative e da una fragilità d'animo che lo ha segnato oltremodo. Da quando la caviglia ha fatto crack, nell'ottobre del 2019 che doveva essere il suo anno, Inglese non è tornato più quello di prima, rimasto a lungo vittima delle sue paure e dei suoi dolori muscolari che gli impediscono anche di allenarsi al meglio. Tanto che nelle sedute di Collecchio finisce in affanno.

E l’annata disgraziata ha proprio il volto gentile di Roberto Inglese, uno con la faccia pulita contro cui si è accanito in maniera antipatica un destino beffardo. Guai fisici, uno dietro l’altro, ne hanno minato anche l’aspetto psicologico, qualcosa nella testa di Inglese deve essere scattato, tanto da impedirgli di tornare convinto a fare le cose che meglio gli riescono. Dare del tu al pallone, cercare di aiutare i compagni che – nonostante il momentaccio – vedono ancora nelle sue spalle forti un appiglio per uscire dalla melma in cui si naviga. Tanto che domenica al Franchi, in pochi minuti, ha mostrato un pezzo del suo repertorio. Taglio laterale, ad attaccare la profondità, ricezione palla, difesa con il corpo e assist.

Prima punta, regista offensivo, uomo di fatica, le certezze di Inglese sono crollate praticamente tutte, nel giro di un anno e mezzo. Prima il riscatto dal Napoli, a suon di milioni. Giustificati dal grande campionato che fece l’anno prima, poi il ritorno a casa (così aveva definito il club) e la promessa di completare un’opera ‘incompiuta’, tentando di restituire al Parma quello che il Parma gli aveva dato: calore. In città gli hanno riconosciuto il ruolo di leader, posizione che lui ha sempre cercato di rifiutare, ma non per paura. Per l’umiltà che lo contraddistingue. E per il senso del dovere, che lo induce anche a sentirsi responsabile di non riuscire a dare il suo contributo. Un prezzo da pagare altissimo per Roberto. Più grande dei suoi trent’anni. Segnati negli ultimi diciotto mesi da episodi negativi: prima la caviglia, poi la lesione di alto grado ai flessori della coscia destra, l’intervento, la rieducazione e il ritorno. Tutto troppo in fretta, per essere dimenticato. Qualche ricaduta, la ricerca del coraggio per tornare prima di tutto a essere Roberto.

Il covid da gestire e il dolore di un lutto ancora da elaborare. Suo padre non c’è più, l’ultima sferzata al suo animo gracile gliel’ha dato il destino, crudele con un ragazzo fragile, invischiato in qualche preoccupazione che non è di quest’età. Il campo come unico sfogo, una cornice nella quale incastonare il suo sorriso che purtroppo viene smorzato dall’ennesimo problema fisico di una carriera frenata. Una carriera che aveva e ha tutto per essere brillante e decollare. Adesso servirà riposo e riabilitazione, ancora, il campo può attendere. Prima di ritrovare Inglese, è importante tornare a sentirsi almeno Roberto.  

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