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Alessandro Lucarelli - foto D. Fornari

Alessandro Lucarelli - foto D. Fornari

Lucarelli si ritira: "Statemi vicino, non lascio Parma"

"Correte verso di me (...). Accompagnatemi in questa nuova vita (...). Credo sia giusto che quella di La Spezia sia l'ultima immagine della mia vita da calciatore".

"E' dura ragazzi, mi sono scritto su un foglio alcune cose, non riesco a ricordarmi tutto, l'età è quella che è". Quando Alessandro Lucarelli prende la parola nel bel mezzo della festa lo Stadio intero trattiene il fiato e spera. Guarda un video in cui le gesta del capitano sono ritratte e piange. Spera che il capitano prolunghi la sua storia con il Parma e giochi ancora. Spera che il cerchio che si è aperto tre anni fa possa chiudersi con Lucarelli che tiene stretta la fascia di capitano al braccio ancora un po', una stagione. Quella del ritorno tra i grandi. Spera che il momento del ritiro non arrivi. No adesso, no alla festa. Eppure nell'ultima sera di celebrazioni, con l'Arena vestita per l'occasione, c'è qualcuno che piange, qualcuno che ha capito che quel momento di distacco è veramente vicino. Alessandro Lucarelli dice basta, con lui si chiude un'era: con lui, anche la maglia, la storica numero sei, sarà ritirata e rimarrà un'icona: la stessa indossata da Minotti (a sua volta capitano), Signorini, Sensini. Lucarelli dice basta,sceglie di farlo in una serata di gala, dopo una stagione da incorniciare, portandosi dietro l'immagine più bella della sua carriera - come dice lui nella lunga lettera letta davanti a tutti i presenti -: l'immagine che lo ritrae mentre corre festante e incredulo, con le lacrime agli occhi che si perdono nel boato di La Spezia, la colonna sonora del ritorno del Parma in Serie A.

Lo fa dopo 669 partite e 32 gol, 21 dei quali in maglia crociata in 351 presenze. Numeri da capitano, numeri da leggenda. Lo fa con il groppo in gola, con il pianto di commozione e la paura dettata dall'incertezza e dal tempo che ha fermato anche un ragazzo eterno come lui. Nel leggere quelle parole, in Alessandro tornano alla mente tantissimi episodi, quasi tutti quelli vissuti a Parma, sicuramente i primi momenti in cui ha capito di dover sposare la causa e di voler diventare il simbolo della città. Della comunità. Qualche pausa rotta dal pianto della gente, tensione, applausi. Tutto in una cornice meravigliosa che racchiude un quadro fantastico. Dentro al quale è raffigurato la storia di una leggenda.

... All’inizio di ogni stagione mi sono presentato in ritiro convinto al 100% di poter dare il massimo per questa maglia e per tutti i miei compagni. Ora dentro di me non sono sicuro come dovrei. Sono sincero, come lo sono sempre stato: ho paura. Paura di non riuscire ad essere sul campo quel riferimento che ho cercato di essere in questi anni. A Spezia, dopo quel boato, sono corso sotto di voi per festeggiare un traguardo storico. Ora vi devo chiedere un favore: correte voi verso di me,statemi vicino. Abbracciatemi, e accompagnatemi in questa nuova vita. Di sicuro non lascerò questa squadra, questa società, questi tifosi: continuerò comunque a far parte del Parma, vedremo poi in che veste. Credo sia giusto che quella di Spezia debba essere l’ultima immagine della mia vita da calciatore. Non c’è un momento che mi possa rendere più orgoglioso. Credetemi, lo dico con un magone immenso e con il cuore che urla: sono orgoglioso di aver fatto parte della vostra storia. Di essere stato Capitano di questa grande squadra. Di aver vestito questa splendida maglia. Di essere stato Alessandro Lucarelli. Uno di voi.
Grazie

E l'abbraccio dei compagni lo sommerge sul palco mentre i fuochi d'artificio accompagnano gli applausi di uno stadio intero che si commuove. "Da questa sera è solo la tua maglia, la seconda nella nostra storia che viene ritirata. La 12 è dei tifosi la 6 è di Lucarelli. Parma è stata e sarà sempre casa tua". Questo il regalo di Marco Ferrari, artefice della rinascita crociata. La lunga serata del capitano termina con il firo di campo e con l'abbraccio dei tifosi quando scavalca la famosa ramata. 

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