Parma, un record da grande squadra: l’elogio del cinismo e della concretezza

Squadra compatta, quadrata e spietata, che sa soffrire e che sa adattarsi ai cambiamenti. Duttile come il suo allenatore, sospinta dalla fantasia di Cassano e dalle parate di Mirante

Quando vinci 4-0, in trasferta, fai fatica a credere che la partita sia stata in equilibrio fino a un quarto d’ora dalla fine. Beh, Atalanta-Parma è andata così, con i crociati che, dopo aver sofferto un inizio a tutto spiano dell’Atalanta, si sono imposti facendo valere la loro forza, la loro compattezza e la loro voglia di farsi ricordare per qualcosa di straordinario, che non era mai successo nella centenaria storia del Parma.

Nemmeno con il Parma che vinceva in Europa e faceva stropicciare gli occhi. Dodici risultati utili consecutivi sono tanta, tantissima roba e la sonora vittoria contro l’Atalanta, battuta in casa propria, suggella il record di una squadra che si è tolta di dosso la scomoda etichetta di “piccola incompiuta”. Ora quella squadra è cresciuta, vuole diventare importante a rischio anche di bruciare le tappe di una crescita che passa, inevitabilmente, dai dettami tattici di un allenatore che ha dimostrato di tenere a bada uno come Cassano, che ha resuscitato Amauri, più di una volta, che ha fatto lo stesso con Palladino e che si è ritrovato una difesa da bunker, costruita sulla forza di Paletta e la giovinezza, la seconda, di Lucarelli, capitano di mille battaglie e condottiero di un esercito che ora non bada più a non prenderle, ma che attacca per fare male e sfondare le linee difensive di questo o quell’avversario.

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Un generale quasi perfetto, Donadoni, che abbina le sue doti da stratega alla fortuna, un generale che, se fosse vissuto all’epoca di Napoleone, sarebbe sicuramente piaciuto al francese, perché lui preferiva appunto un generale fortunato a uno capace. Capace e audace, questi sono i tipi che piacciono, che vengono aiutati, perché audace, Donadoni lo è. Il suo ardire lo ha portato a lasciare Amauri in panchina e Marchionni pure, con Gobbi, e a pescare Molinaro, autore del primo gol in A, a lasciare Cassano libero di svagare e di inventare, letale con quella punizione che ha piegato le speranze dell’Atalanta, rassegnata quando Benalouane ha segnato nella porta sbagliata, consacrando una squadra che ha saputo anche soffrire e che ne è uscita indenne grazie a un Mirante super e in formato Nazionale, capace di arrivare dappertutto, anche dove Lucarelli e Paletta non sono riusciti ad arrivare. E il record dentro un altro record, una catena che Mirante non ha voluto spezzare con tre-quattro parate degne della Nazionale, quei 353’ di imbattibilità che durano dal 15’ del primo tempo, nella partita contro il Chievo, quando Paloschi ha violato la sua porta. E’ stata quella l’ultima volta che Antonio il Ragioniere ha raccolto il pallone in fondo al sacco, poi ha chiuso la porta

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