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Antonino Barillà - foto Ansa

Antonino Barillà - foto Ansa

Barillà, il trionfo della classe operaia: Nino è il volto felice del Parma

Il giocatore calabrese era sul piede di partenza. Ma oggi è insostituibile

In genere si dice che l'operaio conosca la domenica meglio del prete. Questo sottolinea la sua voglia di riposo nell'unico giorno in cui si sottrae alle fatiche di un lavoro stremante, sia fisicamente che mentalmente. Potremmo dire, sfruttando questa massima e adattandola al contesto calcistico, che meglio del prete la domenica la conosce anche Nino Barillà, che di professione fa il calciatore... operaio. E che appena può si 'allontana' dal pallone per rifugiarsi nell'amore di una famiglia per la quale stravede giustamente. Sua moglie Sabina e suo figlio Giuseppe sono le persone dalle quale Nino non si separa mai. E che porta sempre con sé. 

Nino in questo momento è il Parma: operaio, come lui. Attenzione: operaio non vuole essere un sostantivo denigratorio, di solito lo si dice dei giocatori che hanno poca tecnica e trattano il pallone senza accarezzarlo. Barillà non è Hazard, va bene, ma neanche è l'ultimo dei medianacci che prende e spazza appena ha una porzione di campo libero. Chi legge negativamente l'accezione di operaio dimostra di non aver mai guardato quest'anno il Parma bello pratico e cinico. Che abbassa la serranda con Bruno Alves e Gagliolo, riparte sfruttando il ritmo incalzante di Gervinho e il lavoro sporco e nobile di Nino, il volto felice della squadra di D'Aversa, che dopo sette turni e tre scontri con le big (nell'ordine Juventus, Inter e Napoli), ha collezionato un bel gruzzolo di dieci punti. Che magari non è sufficiente a trascorrere un inverno al sicuro da turbolenze, ma almeno è utile per affrontarlo senza particolari tensioni né paura. Il volto felice di questo Parma, dicevamo, è quello rigato dal sudore di Antonino Barillà, uno che corre per tutti e rincorre tutti, che domenica si è travestito anche da regista (guardate l'assist che ha dato sulla corsa a Gervinho) e a fine sotto la curva ha esultato con il figlio sotto la curva. Nino si esalta quando c'è da lavorare, entra subito in partita quando sente che c'è da aggredire.

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Il break dal quale è nata l'azione del gol della Freccia nera, il terzo nelle tre partite che Gervais ha disputato al Tardini, è il simbolo di un lavoro basato sul sacrificio e la ripartenza. Un lavoro interpretato umilmente che Nino ha sempre svolto nella sua carriera. I goleador senza gregari non avrebbero tutta la possibilità di cui godono per mettersi in mostra. Barillà si sta dimostrando un gregario di lusso, un giocatore prezioso per il peso specifico che ha in campo e nell'economia di una squadra che adesso non può fare più a meno di lui, in nome dei giochi di equilibrio che Roberto D'Aversa ha costruito durante il ritiro e dopo di esso, quando probabilmente ha capito che il ragazzo di Catona - zona a nord di Reggio Calabria - era quasi indispensabile. E pensate che in gennaio il Parma stava per disfarsi di un giocatore 'battezzato' come alternativa... . E che adesso, dopo sette partite, costituisce una garanzia.

Il suo spirito operaio incarna perfettamente quello del Parma, che lotta, corre e si difende. E segna. Anche grazie ai suoi strappi. Dopo la partita - che si vinca o che si perda, come sempre - Nino riceve la telefonata del padre, uno che si è sempre spaccato la schiena per la famiglia e per garantire ai figli una vita dignitosa. I complimenti arrivano da tutta la famiglia, una famiglia 'operaia', di lavoratori che Nino ha lasciato fisicamente ma che si porta ovunque, nei ricordi soprattutto di quando era un bambino e la madre, ora direttrice di posta, lo chiamava per allontanarlo dal pallone, l'amico di sempre che gli ha dato poi la fortuna di togliersi qualche soddisfazione. E pensate che Nino a pallone ha cominciato a giocarci per caso: serviva un giocatore in un torneo estivo, il cugino lo ha 'preso in prestito' senza garantire sulla sua affidabilità e lui da quel giorno non ha più mollato la presa e,a trent'anni, ha ritrovato la Serie A che aveva lasciato con la Samp nel 2013, prima del ritorno alla Reggina, dove è diventato un giocatore simbolo e dove si è tolto la soddisfazione di segnare il suo primo gol in A contro la Juventus nel 2009, sfida che terminò 2-2. barillà-5Il bianconero gli porta bene, evidentemente, dato che il suo secondo gol lo segna contro l'Udinese, all'esordio del nuovo Parma in Serie A. Storia recente, che i tifosi hanno apprezzato, così come la corsa di Nino che non si riposa mai. Soprattutto la domenica. 

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