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Emanuele Calaiò - Foto D. Fornari

Emanuele Calaiò - Foto D. Fornari

Calaiò fissa gli obiettivi: "170 gol e Parma in A"

All'Arciere mancano 8 reti per la cifra tonda: "Il Parma, la Serie B, D'Aversa e Conte, le lacrime e Firenze". La lunga chiacchierata con il bomber

Quando a Emanuele Calaiò chiedi di pensare al 17 giugno, a Firenze, al triplice fischio dell’arbitro che ha sancito la fine della partita con l’Alessandria, quella che ha regalato al Parma la Serie B, lui si gira dall’altra parte, prende fiato e parte. Come se volesse riavvolgere il nastro. Prima però, di colpo, si abbozza sul suo viso un ghigno da sgherro, tipico di chi ce l’ha fatta e che pian piano si trasforma in sorriso leggero e convinto di chi sa di aver compiuto un’impresa. “Penso che questo sia un ricordo bellissimo. Una delle gioie più belle della mia carriera – dice l’Arciere a Parmatoday.it -. Vincere i Play Off non è facile, abbiamo sofferto, patito, è stata una stagione lunghissima e alla fine di quella partita sono scoppiato in lacrime. C’era tutto in quel pianto: gioia e stanchezza. I Play Off sono stati lunghissimi e sono culminati in una gioia immensa”.

Sembra passata un’era, ma sono solo 48 giorni. In mezzo vacanze e ritiro, come è andata?

“Abbiamo fatto un grande ritiro, siamo stati benissimo a Pinzolo, ci hanno ospitato alla grande e ci siamo allenati con il fresco, ci siamo preparati bene. Siamo riusciti a creare un gruppo importante, ci siamo integrati con i nuovi che sono tanti. Si ripartirà alla grande e soprattutto: si partirà da una base importante”.

Le hanno dato fastidio le voci di mercato?

“Mi danno fastidio fino a un certo punto. Mi ha dato più fastidio il discorso legato all’età”. calaio_DF56917-2

Si spieghi.

“Si giudica un giocatore per caratteristiche, Calaiò può piacere o no. Mi dà fastidio quando si parla dell’età. Lucarelli insegna: ha 40 anni e ha fatto una grande stagione. Se uno si è sempre gestito bene, si è allenato e ha fatto il professionista sempre, beh, non c’è problema. I gol li fai sempre, magari non hai la reattività di un ventenne, ma io vedo ancora giocatori come Caracciolo (classe 1981 ndc) fare un sacco di gol, l’età non conta assolutamente. A proposito, mi faccia fare un ringraziamento”.

Prego.

“Quando si parla di gruppo, di staff e di società vengono menzionati poco i medici. Fisioterapisti, massaggiatori, tutto quello che c’è intorno allo staff sanitario. Ogni giorno mi sopportano, vengo sempre due ore prima al campo appunto per prevenire. Loro sono sempre dietro di me, devo fare un ringraziamento a loro, a tutti quanti quelli dello staff. Quando parlo di gruppo parlo anche di loro. Bisogna essere sempre uniti per raggiungere i grandi traguardi. Anche se ho 35 anni sono pronto a lottare. La società farà le sue scelte. Prenderanno un altro attaccante? Parlerà il campo”.

A proposito di campo, lei conosce bene D’Aversa. Che tipo è? calaio_DF53003-2

“Il mister? Come era da compagno di squadra è da allenatore. Aveva tanta passione da giocatore e ha tanta passione da tecnico. Cura i minimi particolari, scherza molto fuori dal campo. Quando poi si lavora devi essere sempre al 100%. Molto puntiglioso nelle sue cose e devi saperlo prendere. Comunque siamo contenti, abbiamo lavorato bene in questo ritiro e cerchiamo di seguirlo fino alla fine. I fatti parlano per lui: da quando è arrivato, assieme al Direttore Sportivo Daniele Faggiano,  è stato fatto qualcosa di importante. Io, Lucarelli e Munari che siamo i più grandi cerchiamo di tirare su il gruppo e di dare un consiglio ai giovani”.

Con questa squadra pensa che il Parma possa già lottare per la Serie A?

“Penso che così siamo una buona rosa. Abbiamo aggiunto tutti i nuovi acquisti,  giocatori di quantità e qualità e spero che sappiano dare tutto quello che hanno per la maglia. Devono sudarsi la maglia ogni domenica, si deve lottare sempre. Se hai una rosa come la nostra e non hai alti e bassi puoi lottare. Partiamo a fari spenti e potremo provare a dire sicuramente la nostra”.

Cosa occorre per vincere il campionato?

“Costanza, essere sempre sul pezzo. E’ importante stare bene, per questo dico che c’è bisogno di una rosa ampia. Ci sono partite infrasettimanali, infortuni,  squalifiche. Avere un doppione per ogni ruolo è troppo importante. Così ti aiuta a non perdere smalto e anche se in settimana qualcuno ha avuto qualche acciacco entra chi è più fresco. Importante gestire bene tutte le situazioni: anche il pareggio in casa, fuori casa, tutto è buono. L’importante è fare meno sconfitte possibili, devi avere una grande fase difensiva, organizzazione”.

Si sente un po’ l’uomo delle promozioni?

“(Ride ndc). Ho fatto tre promozioni dalla B alla A. Una a Torino, una a Napoli e poi a Siena. Con il Toro avevo 19 anni ed è stato il primo campionato che ho vinto, ho ricordi bellissimi (ha segnato il suo primo gol al debutto dopo 8’ dall’ingresso in campo). Ho giocato tutto il girone di ritorno, ero giovane. A Napoli ho vinto due campionati di fila e fatto il salto triplo dalla C alla B e poi alla A, eravamo partiti da un fallimento e abbiamo lavorato in una situazione molto simile a quella di Parma. Abbiamo cominciato da capo: due piazze eccezionali che hanno due storie alle spalle molto importanti. A Napoli ci sono stato 5 anni, mia moglie è di Napoli, andrò a vivere a Napoli. Mi hanno apprezzato come uomo e allenatore, abbiamo vinto il campionato con Genoa, Juventus, il Piacenza di Nocerino, Nainggolan, insomma, c’erano squadre forti. A Siena è stato l’anno dove mi sono divertito di più, giocavamo a memoria, con un 4-2-4 fortre. Brienza, Reginaldo sugli esterni, giocavamo io e Caputo davanti. Avevamo una squadra devastante, andavamo a dare lezioni di calcio”. calaio_DF56227-2

A Siena c’era Antonio Conte.

“Io l’ho pensato subito che Conte sarebbe diventato un allenatore importante. Lui ha la mentalità della Juve, ha vinto tanto e ha acquisito forza dai successi. Non conosce pareggio o sconfitta, per lui c’è solo la vittoria. Dalla mattina alla sera è con la testa al calcio, è uno focoso con una passione devastante. Ti fa fare una fase offensiva ottima, una fase difensiva eccellente con schemi che avevamo imparato a memoria, era un martello e ti faceva lavorare rantissimo. Non si scherzava e non si rideva mai. Ma vederci giocare era bellissimo. Lui è tra i primi allenatori al mondo assieme ad Ancelotti e Mourinho”.

Che squadre bisogna temere per la lotta al vertice?

“Palemo, Empoli e Pescara che hanno un budget importante grazie anche al paracadute delle retrocesse. Vogliono ritornare subito in Serie A. Il Frosinone che ha un’ottima squadra, il Bari che è sempre ambizioso e a ha tifoseria importante. Poi ci sono le neopromosse come noi, Venezia, Cremonese, Foggia che possono essere delle sorprese”.

Quale obiettivo si pone Calaiò?

“Quello di andare in doppia cifra: passano gli anni e fino a 35 ci sono sempre andato, nonostante tutte le menate e i discorsi che si fanno sulla carta di identità. Ho due anni di contratto a Parma, vorrei portarlo in Serie A. Poi voglio superare la quota dei 170 gol e vincere il campionato. Se non subito, almeno in uno di questi due anni”.

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