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ESCLUSIVA – Parma, Belfodil: “Con la mia rescissione, il Parma può sperare”

Nella lunga intervista concessa a Parmatoday.it: "E' stata una decisione che fa comodo soprattutto ai curatori fallimentari. Lascio l'ambiente in cui sono stato meglio, che mi ha dato fiducia"

“Già nella fase di ritiro facevamo riunioni strane, si parlava di soldi e di storie che non avevo mai sentito. Cominciavano a mancarci delle cose già da quella fase, ma non avremmo mai immaginato di arrivare fin qui. Poi è scoppiato tutto (dopo la gara con la Juventus quella del 7-0 ndr). E’ un peccato perché c’era gente che come me era molto motivata”. Belfodil è già in Francia, a Parigi, là vive la sua famiglia, là è tornato, forse per poco, a vivere anche lui. Ha svuotato l’armadietto ma non ha fatto in tempo a salutare tutti: “Il dottore sì, altri miei compagni, ma non tutti. Manderò un sms”. La cosa è stata rapida e indolore. Ishak non è svogliato, come spesso sembra in campo. Vuole raccontare la sua storia, quella di un ragazzo di 23 anni con un figlio e una moglie, con una fede incrollabile: “Dio mi ha dato la forza. Per noi la fede è importante anche se non è tutto. Quello che è fondamentale è che la nostra religione ci chiede di dare il massimo nella nostra professione. Noi siamo grandi professionisti. Non beviamo, non andiamo in discoteca. Fare una vita sana ti aiuta a fare il calciatore. Se non fossi diventato un calciatore? Non avevo alternative…”

Ha rescisso da due giorni, come si sente? 

“Mi sento un po’ dispiaciuto perché Parma è stata una città, ma anche un club e un gruppo di compagni importante per me. Sia due anni fa che quest’anno, anche se purtroppo è andata male sin da subito. Lascio l’ambiente dove mi sono trovato meglio e dove ho fatto le cose migliori”.

Come è arrivato alla decisione di rescindere? 

“L’idea è arrivata dai curatori, volevano abbassare il debito sportivo e il mio ingaggio è tra i più importanti. Ci siamo incontrati, la trattativa è stata molto breve. Faceva comodo al club, per avere qualche speranza di abbassare il debito. Con la mia rescissione hanno risparmiato tanti soldi e anche a me può essere di vantaggio. Posso andare a parametro zero sia in Italia che nel mercato internazionale. Faceva comodo soprattutto a loro e un po’ anche a me”.

Qual è stato l’ultimo stipendio che ha ricevuto?

“I dieci giorni di marzo, per il resto ho lasciato tutto. Sia i crediti pregressi che quelli futuri, dato che ho rinunciato ad altri tre anni di contratto”.

Che gruppo lascia a Parma?

“Ho legato con tanti, non con qualcuno in particolare. Con lo staff, che conoscevo da due anni. Mi sono trovato benissimo con tutta la gente che lavora qua. Non ho mai avuto problemi, nemmeno con i compagni che erano cambiati rispetto a due anni fa”.

Nell’ultimo periodo l’abbiamo visto parlare molto con Donadoni, che consigli le ha dato? Avete parlato anche della rescissione?

“Il mister mi consigliava tanto perché mi stima molto e mi diceva che con le qualità che ho posso fare molto bene. Mi incoraggiava sempre a fare il massimo. Sulla rescissione, però, ha lasciato ognuno libero di prendere le proprie decisioni. Non ha bloccato nessuno e ha consigliato a tutti di fare le cose da soli, come è successo sempre. Adesso finirà la stagione, poi usciranno delle situazioni individuali visto che i curatori stanno cercando di trattare personalmente”.

Ha parlato spesso anche con il direttore sportivo Preiti. Che cosa le ha consigliato lui?

“Io ho parlato sempre con tutti, però ho ascoltato soprattutto il mio agente D’Amico. Di lui mi fido molto, ha gestito calciatori importanti e sa come gestire delle situazioni difficili. Ho trovato delle persone come lui, il mister e Preiti che non mi ha lasciato solo”. 

Come è andata quando ha salutato la squadra? 

“Sono tornato per svuotare l’armadietto giovedì e ho salutato in modo ufficioso. Sapevano che da un momento all’altro me ne sarei potuto andare. Non sono riuscito a salutare tutti, ma adesso manderò un messaggio al gruppo”.

Si parla di rescissioni per Mirante, Galloppa e Santacroce. Questi ultimi due hanno anche il suo stesso procuratore. Pensa che ci saranno novità?

“Non lo so, perché alla fine anche se abbiamo lo stesso agente si parla sempre individualmente. Credo che in una situazione del genere possa muoversi qualcosa, che ci possano essere delle decisioni più personali perché, come ho detto, sono i curatori che si muovono così. E poi non tutti hanno firmato l’accordo generale con i curatori”. 

Questo è stato un anno bruttissimo dal punto di vista extra-sportivo.  Da Ghirardi a Manenti passando per figure come quella di Leonardi. Come ha vissuto tutto questo?

“Io posso dire che tutti facevano i complimenti a noi giocatori, ma che i complimenti dovevano essere fatti ai dipendenti che guadagnano molto meno e hanno delle famiglie. A noi lo stipendio mancava, ma a loro di più. Il problema poi è uscito fuori, ma sin dal ritiro avevamo delle riunioni strane. Si parlava di soldi, di cose che mancavano. È stato un peccato perché c’erano dei giocatori molto motivati come me che si sono trovati ad affrontare delle situazioni più grandi di loro. Cose ingestibili. E tutto è crollato”.

Che cosa ha pensato quando hai visto Manenti?

“Alcuni ci hanno creduto perché erano disperati. Io seguivo le decisioni della squadra, del gruppo, e poi lasciavo decidere agli altri. Siamo stati presi in giro e non so quale fosse il suo obiettivo. Non so come sia possibile che gente del genere compri un club importante come il Parma a un euro e nessuno verifichi se ha i soldi. Ha giocato sulla pelle della squadra e della città. Evidentemente c’è qualcosa che non va nelle leggi che governano il calcio”.

Cosa le è rimasto di Ghirardi e Leonardi?

“Io non dimentico chi comunque ti ha fatto del bene. Dicono tutti che è colpa loro, io ho capito poco. Se è vero, è giusto che paghino. Però non voglio parlare di carcere, sono decisioni che non competono a me ma alla giustizia”. 

Come ha vissuto il digiuno di gol di quasi due anni?

“Non ho avuto problemi perché ho grande fiducia nelle mie qualità. Non ero felice, ma non ero preoccupato. Comunque in quel periodo ho fatto delle buonissime partite e sapevo che il gol sarebbe arrivato. Se io giocassi soltanto per segnare, di gol ne farei parecchi perché grazie a Dio ho delle qualità importanti. Il problema mio? Certo troppo l’assist e in Italia si guardano troppo i numeri, poco le prestazioni. Il gol cambia tutto, qui. Dopo che ho segnato tutti si sono accorti che giocavo bene ed ero tornato”.

Non è che si è pentito di essere venuto in Italia forse troppo presto?

“No, grazie all’Italia sono diventato un giocatore. Al Lione avevo giocato un po’, però qui ho lavorato tanto e bene. Sono molto contento della mia avventura in Serie A, ho giocato tanto in un campionato nel quale i giovani fanno fatica a trovare spazi. Quindi non ho rimpianti”.

Quanto è importante la religione nella sua vita?

“Tantissimo, anche se non è tutto. Quello che è fondamentale è che la nostra religione ci chiede di dare il massimo nella nostra professione. Noi siamo grandi professionisti. Non beviamo, non andiamo in discoteca. Fare una vita sana ti aiuta a fare il calciatore”.

A Parma però si mangia bene, qualche rinuncia ha dovuta farla…

“Beh quando sono arrivato mi alimentavo male. Vedevo una pizzeria, entravo e portavo a casa un trancio. Poi ho scoperto i ristoranti migliori e ho iniziato a mangiare bene, con pasta e insalata. Quest’anno è anche arrivata mia moglie e così ho mangiato sempre a casa. E anche molto bene”.

Si è parlato di West Ham, Trabzonspor e Sporting Lisbona. Dove andrà?

“I nomi li fa il mio procuratore. Ci sono tante squadre interessate, poi valuteremo le offerte concrete. Voglio fare una scelta buona dal punto di vista economico e sportivo. In Italia mi trovo benissimo, però il calcio ormai non ha più frontiere e ci sono campionati bellissimi. La scelta più facile sarebbe l’Italia, più ancora della Francia nonostante io viva a Parigi. Però non ho problemi a viaggiare e amo scoprire altri paesi. Non dipende solo da me, ci vogliono anche le offerte”.

Se non avesse fatto il calciatore, che cosa avrebbe fatto?

“Non so risponderti. Io avevo solo un piano-A e non un piano-B…”.

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