Guazzo, non è ancora finita: le responsabilità (di tutti) in una stagione disgraziata

Il Parma è quasi fuori dalla Poule Scudetto, ma il mercato non decolla. Prima le conferme, poi gli acquisti. E il discorso relativo al bomber è in sospeso

Matteo Guazzo, con il volto scuro - foto D. Fornari

Due le fotografie significative che raccontano in maniera perfetta la stagione disgraziata di Matteo Guazzo: la prima che lo ritrae ‘a riposo’ a gustarsi il riscaldamento del Gubbio, al di qua della metà campo crociata, mentre i compagni si allenano nel pre partita; la seconda quella in cui si vede a terra dopo aver sbagliato in maniera abbastanza incredibile il gol del possibile 2-2, reso celebre dai filmati diffusi dal Parma. Mentre in sottofondo, nel silenzio assordante del Buitoni di Sansepolcro lui se la prende con la zolla che di fatto gli ha alzato la palla e in campo si sente la voce tonante di Alessandro Lucarelli che lo rincuora da lontano e lo invita a combattere ancora. Da lì in poi, minuto ’87, Guazzo tira altre due volte in porta: al primo tentativo il suo bolide viene deviato, al secondo va a sbattere contro Volpi, uno dei ‘responsabili’ della sconfitta del Parma. Il portiere umbro, migliore in campo, le prende quasi tutte, pure quel tiro rasoterra di Guazzo che gli si è presentato davanti credendo di poter rimettere a posto le cose. A posto, invece, non c’è nulla, per ora.

L'AVVENTURA SBAGLIATA - La stagione disgraziata del bomber si è presumibilmente chiusa a Sansepolcro, non l’avventura con il Parma. Quella non ancora. Ci sarà tempo e modo per parlarne assieme al suo agente e all’area tecnica che, appena finita la stagione, comincerà a sedersi al tavolo e a parlare prima delle riconferme, poi avvierà i discorsi imbastiti precedentemente con i vari agenti. E Guazzo sarà uno di questi, nel bene o nel male. Il giocatore ha ribadito più volte di voler rimanere a Parma, forte di un accordo verbale con la dirigenza stipulato ad agosto e portato avanti per tutto l’inverno. Un inverno lungo, in cui Matteo non ha praticamente mai visto il campo. 619 minuti, l’equivalente di sei partite, quasi sette. Due gol e un paio di assist. In mezzo qualche gol sbagliato (vedi contro il Gubbio) e situazioni gestite male (tutte cose che nel calcio ci possono stare). Arrivato a Collecchio, si è preso subito la responsabilità di dire che non aveva niente da dimostrare. longobardi-guazzoDisse anche che non era il fenomeno di turno, che si sarebbe messo a disposizione, ma l’etichetta scomoda di ‘spaccaspogliatoio’ lo aveva preceduto. In realtà Guazzo non ha mai creato una discussione all’interno del gruppo, con il quale si trova a meraviglia. Qualche bizza l’ha fatta perché non ha giocato praticamente mai, e può essere vista come una cosa normale. Chi è quel giocatore che si accontenta di rimanere seduto per una stagione intera? Lui ci ha messo del suo, con atteggiamenti poco consoni e allenamenti (i primi) poco intensi, ma dopo il gestaccio del silenzio rivolto ai tifosi (lui affermava di avercela con le critiche mosse dai giornalisti) dopo il gol contro il Delta Rovigo a fine novembre, si è preso una bella multa dalla società, una lavata di testa dal Presidente Scala e si è messo in riga. Si è allenato duramente, ha ritrovato la forma fisica migliore dopo un paio di mesi di ritardo e si è messo a disposizione. Tra questi due periodi si colloca un infortunio e anche la scazzottata di Castelfranco costatagli una squalifica, che lo hanno costretto a rimanere fermo per un po’ di partite. Proprio mentre stava trovando continuità dopo lo stop di Longobardi che lo aveva lanciato e risollevato nella classifica generale.

COLPE CONDIVISE - La fortuna non lo ha aiutato di certo, anche perché nel pieno rilancio si fa male quando calcia l’ltima punizione n allenamento prima della sfida con il Ravenna. Resta fuori per un mese, poi si riprende e a spizzichi e bocconi assaggia un campo che gli rimane indigesto. La scena plateale contro il Castelfranco, quando entra per una manciata di secondi dopo che Apolloni lo fa scaldare per tutto il secondo tempo, è l’ennesima dimostrazione dello scarso feeling che c’è tra giocatore, tifoseria (che lo subissa di fischi) e tecnico. Che malgrado tutto gli dà fiducia nel giorno del suo compleanno. Che poi è coinciso anche con il giorno della promozione. Fa gol davanti a sedicimila persone e festeggia. Sembra che da quel momento in poi possa avere la strada spianata verso le cose belle, ma da lì in avanti raccoglie la miseria di 50’ in tre partite. Più il secondo tempo di sabato contro il Gubbio.Quando di fatto chiude l’annata scellerata. In attesa di capire come andrà a finire con lui, la società sta facendo le valutazioni del caso. In una vicenda in cui tutti, Apolloni compreso, hanno le proprie responsabilità. Perché prendere un giocatore per poi farlo giocare solo 619’? Detto che lui ci ha messo del suo per non farsi apprezzare, ma da un certo punto in avanti si è messo a regime, in sintonia con il gruppo remando forte. La patata bollente spetta ora alla dirigenza.

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