Parma, quando Cassano non era ancora FantAntonio. Strada e pallone, niente scuola

Ripercorriamo i primi passi di Antonio, dalle giovanili del Bari fino alla scalata al successo. Niente "Cassanate" ma già da allora era uno che faticava ad accettare certe ristrettezze

Prima di essere Antonio Cassano, era semplicemente Antonio Cassano. Uno dei tanti ragazzi che a Bari, nella città vecchia immersa in un'altra città, quella che fa da contorno con negozi e locali, faceva fatica a comportarsi da ragazzo. Un bambino che si affacciava all'adolescenza con un bel carico sulle spalle. E' facile da quelle parti trovarsi con una pistola puntata in qualche parte del corpo, oppure essere minacciati con un coltello per un qualcosa che nemmeno sai. E poi finisci per trovarti con una denuncia per detenzione o spaccio di stupefacenti. Nel quartiere Murattiano di Bari vecchia si viveva così. Capitava tra coetanei, spesso, capita ancora, purtroppo. Ma quel bambino, ad oggi, ne ha fatti di passi, di corse a perdi fiato, ne ha tirati di calci a un pallone. Ed è proprio grazie al calcio che Cassano è riuscito a scampare alla legge della strada, perché vi stava finendo dentro pure lui. Su questo sfondo molto particolare si colloca la nascita della leggenda di Fantantonio, uno che ha visto in faccia la fame, uno che se l'è dovuta vedere brutta spesso, uno che però se l'è cavata bene, tutto sommato. Il suo rapporto con la madre è profondo, un amore viscerale lega i due perché Antonio e la madre se la sono visti sempre da soli. Ed è per questo che lui se la porta ovunque.

LA FANTASTASTORIA DI CASSANO  FOTO 

A Parma sarebbe potuto sbarcare molti anni prima. Un provino lo aveva pure fatto, ma l'amore di mamma lo ha richiamato. C'era di mezzo la scuola per cui le mamme stravedono e in cui sperano. Una possibilità in più per essere ricacciato da quel mondo che non gli apparteneva. O la scuola o il pallone. E se hai due piedi così... Non c'è stato poi tanto da scegliere, all'epoca dopo le scuole medie non c'era l'obbligo di dover studiare ancora. E in quei vicoli Antonio amava dilettarsi con i compagni, una cricca normale, con la quale si organizzavano partite. In quei vicoli è stato notato. Tra i ragazzi spiccava, si vedeva che Madre Natura gli aveva donato due piedi diversi dal normale, che non servivano solo per camminare, ma per dipingere. E per questo si è sentito sempre immune dalle "randellate", pronto a giustificare i suoi comportamenti a colpi di carezze al pallone. Un conto è stare per fatti tuoi, con un modo di pensare, un altro è fare i conti con un gruppo, quando la strada ti ha impartito una lezione. Fai fatica ad acettare il rispetto delle regole e a confrontarti con gli altri. E non sempre ti giustifica la tecnica e la destrezza con cui tratti il pallone. Il suo estro è stato notato dai Matarrese, allora proprietari di un Bari rispettabile, e rispettato. Ci hanno saputo vedere bene, e se lo sono portato all'interno della loro società.

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 PRIMA GIORNATA A PARMA, PRESENTAZIONE 

Per lasciarlo crescere e per strapparlo da quella strada famelica. Tutto per Cassano, che ha chiuso con la scuola in maniera definitiva, forse troppo presto, scegliendo di fare un altro mestiere. Chiaro che nemmeno lui poteva crederci, nessuno se lo sarebbe immaginato, è uno di quei casi rari Cassano, uno dei mille che ce la fa. Se lo coccolano, lo viziano, tanto che il suo viaggio di educazione calcistica, non sempre si incontra con quello della educazione e basta. Anzi, finiscono per essere paralleli questi percorsi, tanto che poche volte le due strade si incrociano. Nemmeno un allenamento saltato, per carità, ma già da allora si denotava una certa insofferenza nel rispetto di certe regole e nel confronto con i compagni. Qualche bacchettata ma nessuna "cassanata", non ce n'era bisogno allora, perché prima di essere Antonio Cassano, era semplicemente Antonio Cassano. 

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