Cali di tensione, mancanza di certezze: tutti sotto esame

Che fine ha fatto il Parma? La proverbiale organizzazione difensiva di D'Aversa non si vede più: su 21 punti solamente uno è stato acciuffato, l'effetto Covid non ha sicuramente giovato ai crociati

La delusione del Parma - foto Ansa

Certo che è strano parlare oggi di Serie A. Almeno in questi termini. A luglio inoltrato le squadre si preparavano per il ritiro – generalmente – riuscendo a miscelare forza fisica e atletica con qualche scatto in contro al pallone. In montagna, preferibilmente: aria sana e recupero. Elementi necessari per la preparazione estiva che sarebbe servita – gioco forza – al lancio delle compagini nel campionato che sarebbe cominciato di li a poco. Oggi no. Oggi si parla di Serie A indicando quel posto in cui i valori assoluti vengono ribaltati all’improvviso. E neanche i numeri trovano ragion d’essere. Prendiamo ad esempio il Parma, che nella sfida ribaltone contro la Samp ha collezionato il 67% di possesso palla. Nel primo tempo. Al 90’ si è trovata a capo chino nello spogliatoio a commentare una sconfitta incredibile, che nessuno ha saputo spiegare – né a se stesso, né al compagno -.

Il post Covid è stato un calvario, ancora non si vede la vetta, ma il monte della Passione rischia di essere quello che accompagnerà D’Aversa e i suoi se non decideranno di attaccare la spina. Su 21 punti a disposizione, il Parma ne ha raccolto solamente uno, prendendolo per i capelli contro il Bologna. Dalla disfatta con l’Inter, disfatta che ha scavato un solco nell’anima che ancora sanguina, i crociati non ne hanno più indovinata mezza e quella di ieri – dati alla mano – è la quinta rimonta subita nelle ultime sette partite, che vale la sesta sconfitta, la sedicesima stagionale. Il perché è complesso da ricercare, quasi probabilmente la motivazione risiede nella testa dei giocatori: “Alla prima difficoltà – leggi il gol di Chabot di ieri, ndc – ci sfaldiamo – ha detto D’Aversa in conferenza stampa”. Un problema psicologico che diventa anche psico-fisico: se è la testa che muove le gambe, significa che qualche ingranaggio a livello mentale e motivazionale non si incastra.

E tocca quindi al tecnico riprendere in mano la sua creatura e dimostrare che qualcosa può cambiare ancora in 360’. Magari cominciando a eliminare le sviste dei singoli, che hanno segnato un bel pezzo di stagione: le ultime (quelle con la Sampdoria) sono valse un conto pesantissimo: il 50esimo gol in stagione, il 19esimo post lockdown. Numeri da capogiro se accostati alla squadra di Bob, che aveva fatto della compattezza e dell’organizzazione difensiva – con particolare studio sui calci piazzati – la sua arma migliore, la stessa che mirava a esaltare l’estro dei singoli, eclissatosi in molti e rimasto vivo solo in Kulusevski.

E qui l’evoluzione involutiva di Jasmin Kurtic è sotto gli occhi di tutti. L’effetto Covid ha fatto il resto: a luglio, dicevamo prima, le squadre erano abituate a pensare in prospettiva, al prologo di un nuovo cammino. Qui siamo al tramonto, un epilogo lungo che non finisce più, appesantito dalla quarantena di una squadra ‘costretta’ a vivere in un centro sportivo blindato per sicurezza e per rispetto di norme anti contagio. Per carità, c’è di peggio nella vita, e lo si riconosce. Ma dopo tre mesi di pausa e un campionato con i valori ‘alterati’ le partite con qualche risultato pazzo possono essere all’ordine del giorno. Peccato che per il Parma stiano diventando una regola, e non la mera eccezione.  

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