Martedì, 22 Giugno 2021
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Calo dei contagi tra gli ultra ottantenni: i primi effetti dei vaccini

Ancora necessari distanziamento sociale, uso della mascherina e igiene delle mani

Foto Ansa

Sono circa 32.000 i cittadini ultra 80enni che a Parma e provincia hanno terminato il ciclo vaccinale contro il coronavirus, quindi, coloro che hanno avuto sia la prima che la seconda dose. Si tratta dell’89% delle persone che appartengono a questa fascia d’età.

“Un risultato davvero soddisfacente  – afferma Anna Maria Petrini, commissario straordinario dell’AUSL di Parma – soprattutto perché la campagna vaccinale è stata organizzata per mettere in sicurezza prima di tutto i grandi anziani, oltre che il personale sanitario,  perché più duramente colpiti nella prima fase della pandemia. Per i più fragili tra loro – conclude Petrini - il vaccino è stato offerto nei luoghi di assistenza e cura (i centri residenza anziani) e al domicilio, anche grazie al prezioso contributo dei medici di medicina generale.”

GLI EFFETTI DELLA VACCINAZIONE

primi segnali positivi di questa vaccinazione di massa si iniziano a vedere dal confronto del numero di contagi tra gli anziani ultra 80 enni registrato a novembre 2020 (in piena seconda ondata) e quello riscontrato ad aprile 2021 (terza ondata).

Il calo dei casi di positività al covid nella fascia di età over 80 è stato significativo:  si è passati da 373 casi mensili registrati a novembre 2020 ai 139 casi mensili registrati ad aprile 2021.

Tale diminuzione è avvenuta parallelamente al progressivo aumento delle vaccinazioni che ha consentito ai soggetti che appartengono a questa fascia di età di sviluppare una crescente immunità verso il virus SarsCoV 2.

Infatti,  sempre nella popolazione ultra 80enne, con l’aumentare della copertura vaccinale si è registrata una progressiva diminuzione di casi di positività al Covid: nella settimana 8-14 aprile 2021  la percentuale dei casi appartenenti alla fascia di età ultra 80enni che hanno contratto il Covid è stata del 7%, mentre nella settimana 10-16 maggio è stata del 2% in linea con la progressiva vaccinazione di questa fascia di età e del conseguente sviluppo di immunità.

Altrettanto significativo il dato dell’incidenza (numero di casi per 100.000 persone) che, in questa fascia d’età, nelle due settimane citate, passa da 82.2 a 19.7.

“Con la necessaria prudenza dovuta ad un tempo di indagine breve e alla campagna vaccinale ancora in corso – spiega Silvia Paglioli, direttore servizio igiene e sanità pubblica dell’AUSL di Parma  – si attende la flessione della curva epidemica anche nelle altre fasce d’età, così come riscontrata nella popolazione più anziana”.

Al riguardo, anche tra chi appartiene alla fascia 65-79 anni, qualche segnale positivo già si intravede. Nella settimana dall’8 al 14 aprile la percentuale di casi in questa fascia di popolazione sul totale era del 13%, passata al 6% nel periodo 10-16 maggio, con una incidenza passata dal 178.3 al 56”.

“Gli effetti positivi della vaccinazione sull’andamento del contagio – riprende Petrini - devono rappresentare un’ulteriore spinta ad aderire con fiducia alla campagna che, in questa fase, riguarda prevalentemente gli adulti, a partire dai 55-59enni per i quali sono in corso le somministrazioni e i 50-54enni, che riceveranno le prime dosi a inizio giugno. E se le consegne di vaccino attese tra giugno e luglio saranno confermate – conclude la Commissaria dell’AUSL – possiamo aumentare ancora l’offerta vaccinale nei nostri centri e dare attuazione a collaborazioni con Aziende private, pronte a diventare nostri partner nella campagna.”

CONTINUARE A RISPETTARE LE REGOLE

L’attenzione al rispetto delle regole sul distanziamento sociale, il corretto uso della mascherina, in particolare nei luoghi chiusi e un’accurata e ripetuta igiene delle mani deve restare alta.

“Non è ancora il momento di abbassare la guardia – sottolinea Paglioli -  Attenersi alle regole è tuttora utile e necessario per contrastare la circolazione del virus. Se è indubbio che il vaccino serva per ridurre al minimo le infezioni più gravi, che richiedono il ricovero o sono causa del decesso, non è ancora definito in che misura i vaccinati possano trasmettere il virus. Da non dimenticare anche che ci sono persone già vaccinate che contraggono comunque la malattia”.

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