Venerdì, 25 Giugno 2021
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Chaka, il primo 2004 della Serie A. Dall'Audace al Parma come Sandro Melli

Il ragazzo su Instagram: "Ieri è stata un’emozione grandissima per me esordire in serie A con una maglia storica come quella del Parma". Dall'arrivo in Italia, agli allenamenti in via Zarotto. Poi arrivò Pizzi: promosso nel settore giovanile

Foto: parmacalcio1913.com

L’Audace è stata la culla di tanti bambini di Parma,tante madri hanno affidato a lei i loro figli abbandonati al pallone, diversi i padri che si sono rivisti in loro, con la speranza che un giorno potessero ammirarli al Tardini. Il figlio più celebre dell’Audace è Sandro Melli, sulle orme del bimbo di Parma sono nate tante leggende. Molte sono rimaste tali, qualcuna si è trasformata in favola. Come quella di Chaka Traoré, un giovane di 16 anni che sabato sera contro il Milan è stato il primo 2004 a varcare la soglia della Serie A. Tra le pieghe del calcio si nascondono storie fantastiche, aspettative mancate e speranze infrante. Quelle di Traoré no, sono sbocciate sul prato del Tardini, grazie a Roberto D’Aversa che da una nottataccia porta a casa una nota lieta, regalando al Parma un profilo sul quale lavorare. Eppure non era scontato, arrivato in Italia dalla Costa d'Avorio, è stato accompagnato da una persona che non era suo genitore, violando le norme italiane per i calciatori minorenni. E’ finito, chiaramente non per suo volere, nell’inchiesta che ha visto baby calciatori ivoriani fatti entrare clandestinamente in Italia. In origine era Cissè, inizialmente è stato affidato ai servizi sociali. Brutta storia, corretta in corsa per volere anche del Parma che ha creduto nel ragazzo. All'epoca era stato premiato con il miglior giovane del settore giovanile scolastico della Figc. Il presidente Vito Tisci, capo delle strutture giovanili federali, rimase estasiato. 

Esterno destro che ama giocare a sinistra, la sua tecnica lo ha sempre aiutato a distinguersi. Gli è servita per difendersi dai più grandi, dato che ha sempre giocato in categorie non sue. Si è sempre distinto una o due categorie sopra la sua, in Costa D’Avorio si cresce presto: i miti di Gervinho e Drogba sono ingombranti, li respiri tra i campetti di sabbia, nella polvere delle strade sterrate. E Chaka ci è cresciuto con quelle ombre, materializzatesi a Collecchio poi. La colonia ivoriana del Parma è devota a Gervinho, da un paio di anni. Niente di meglio da chiedere Chaka, che sognava già sui campi dell’Audace di poter sentire lo scroscio degli applausi del Tardini. Ieri sono arrivati virtualmente, lodevole il suo tentativo di mettersi in luce, la sua personalità contro il Milan. E in poco tempo, poco meno di 10’, si è pure arrampicato in cielo per aggrapparsi al pallone dei sogni. Personalità, questa non manca, così come la tecnica. Che ha impressionato uno che di tecnica se ne intende davvero: Fausto Pizzi, al tempo responsabile del Settore giovanile di un Parma da rifondare. Nel suo piccolo, Chaka è stato un predestinato. Al suo primo anno è stato campione d’Italia con la squadra giovanissimi Nazionali, annata 2002. La finale è stata decisa dal suo ingresso: ha firmato l’assist decisivo. Era la squadra di Bucchioni, Traoré aveva due anni in meno rispetto agli altri. Nella stessa stagione ha incantato tutti in un Torneo, dopo di che è entrato stabilmente nell’orbita Parma. E D’Aversa, vista anche la carenza di uomini, lo porta spesso in prima squadra, per metterlo alla prova con i grandi. Il sabato sera, di questi tempi poco frizzante, è stato per Chaka indimenticabile: per celebrare l’esordio in Serie A e dire a tutti che stava sognando, Traoré è andato di video chiamata. I primi contatti con il grande calcio li aveva avuti già con la Lazio, in Coppa Italia. Chaka che cresce all’ombra dei grandi da sabato è un po’ più grande, ma non ancora abbastanza per cullare i suoi sogni.

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