Colomba chiarisce il suo addio: "Sono stato cacciato, non ho abbandonato la nave"

"Ho chiesto un incontro per cercare di risolvere una situazione che non mi piaceva particolarmente, ma non ho visto nessuna volontà dall' altra parte, evidentemente era già deciso tutto"

Franco Colomba

Franco Colomba è tornato, ma non si fermerà per molto. Un saluto agli amici, ai tifosi, i pochi che lo rimpiangono per la verità, e poi via nella sua Bologna, la stessa città che domenica andrà ad ospitare il derby dell'Emilia. È tornato per dire la sua verità, dopo che ha lasciato parlare gli altri. Ma gli altri devono aver fatto troppo rumore, un tipo di rumore che a Colomba non deve essere andato giù! 

Non pare essere una rivalsa quella del mister, non vuole essere una vendetta. Giura che il suo pensiero non è dettato da nessun rancore o robe del genere. Ha incassato il colpo, accettato le decisioni dei suoi superiori, d'altronde il rischio fa parte del suo mestiere e lui di esperienza ne ha tanta per saper accettare qualsiasi verdetto. Ma qualcosa dev'essere stata detta fuori posto e Colomba ci tiene a rimetterle in ordine.

"Ho pensato di farlo qui (Hotel Maria Luigia, ndr) perché questa è stata casa mia per otto mesi e allora ho pensato di invitarvi qui. Non c'è nessuna vena polemica ma solo voglia di puntualizzare qualcosina dopo aver letto tanto. Tutte le cose che funzionano bene, nel calcio ma non solo, portano a volere sempre di più. Inizio altalenante, qualche vittoria, qualche sconfitta, alcune evitabili e altre no, pareggi, fino alla sconfitta pesante contro l'Inter che è stato il coronamento di partite discusse un po' da tutti. Tutto è nato da una entrata negli spogliatoi del presidente dopo la gara con l'Inter. Mi ha stupito e preoccupato e, se vogliamo, anche infastidito. Allora ho fatto presente ciò al direttore per ottenere un incontro che c'è stato ma, ahimè, senza il presidente.

Da parte mia c'era la voglia di aggiustare la situazione, ma evidentemente era stato già tutto deciso, poiché non avvertivo la stessa cosa dall'altra parte. Ora, devo pensare di essere stato un allenatore usa e getta? Ci sta, dato che nel calcio si cambia allenatore spesso, come un vestito alla domenica. L'obiettivo era la salvezza, magari anche con la valorizzazione di alcuni giovani. Anche io ho colpe, solo chi non opera non sbaglia. La rosa per raggiungere la salvezza era sufficientemente attrezzata, anche se un po' in esubero numericamente. Ho valorizzato giocatori importanti, abbiamo fatto molte cose positive.

Voglio solo dire che Colomba non se n'è voluto andate, è stato cacciato dal Parma. Bisogna dire le cose come stanno. Malgrado tutto posso dire di aver salvato il Parma due volte, lo scorso anno e questo, dato che è in una buona posizione di classifica. Sono orgoglioso di tutto ciò che ho fatto qui. Incomprensione e incoerenza mi sono stati fatali, ma voglio salutare tutti, il presidente e il suo staff che mi hanno scelto. Penso di aver divertito,  a tratti, il pubblico di Parma che è molto esigente. Voglio salutare anche la stampa, ringraziandovi per aver fatto un buon lavoro, anche se ci sarebbe bisogno di equilibrio senza passare da un eccesso all'altro. Porterò questo ricordo per sempre, ma aggiungo che, a far del bene, si prendono dei calci in bocca! Il derby? Mi dispiace non giocarla questa gara, ma pazienza.

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Crespo? Solo una scelta tecnica dovuta al fatto che lo scorso anno, secondo me, ho avuto modo di appurare che per il nostro atteggiamento da provincia-battaglia, Crespo non era molto indicato. Forse c'è stato un accanimento, non lo so, ma ho dato spazio agli altri che ne hanno beneficiato. Io volevo un confronto con la squadra e il presidente, c'erano una serie di cose che andavano messe a posto. Non è stato così dall'altra parte e mi dispiace essere dipinto come un comandante che abbandona la nave, di questi tempi! Pareggiare la gara con il Catania è stato qualcosa di allucinante anche per me, vuol dire che era destino! Il nostro obiettivo era ridurre l'organico e migliorarlo, ma non ne ho avuto il tempo. I giocatori? Ci sono venticinque giocatori tutti titolari nel caclio di oggi, ma io non la penso così. Ci sono quattordici-sedici giocatori titolari e poi il gruppo che deve sapere aspettare. Il gruppo deve essere gestito bene e sui "titolari" puntare forte per cercare di migliorare. Io sono convinto che questa squadra possa fare di più della salvezza, ma per fare di più bisogna prima raggiungere i quaranta punti. Diciamo che tutto è cominciato nella gara contro il Milan, diciamo che San Siro quest'anno non ci ha portato benissimo". 

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